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Laura Lombardi
Leggi i suoi articoliErano le terme in cui nel Quattrocento si bagnava il papa umanista Enea Silvio Piccolomini, papa Pio II, ma ora, a chi vi sosta, appare ben più in vista lo stabilimento moderno. È dunque significativo il progetto di recupero guidato da Adriano Paolella per Italia Nostra, in collaborazione con tutti gli enti territoriali, che prevede il restauro delle mura, sorte con torri e porta a cingere un ettaro di terreno in cui sono collocate le vasche termali, e una campagna di scavi che ha rivelato i resti di numerosi edifici medievali.
Petriolo era infatti ricca fin dal Medioevo di locande, taverne, mercati e terme pubbliche, collocati entro una cinta muraria di presidio; il suo grande fasto culmina nel XIV secolo, ma poi Petriolo scompare da tutti i documenti. Negli ultimi anni però il notevole pregio naturalistico di tutta l’area, insediata sulle sponde del Farma con le sorgenti d'acqua sulfurea che si riversano nel fiume, ha subito un degrado notevole.
Italia Nostra da tempo ha seguito l’evoluzione dei luoghi, con un metodo che si richiama alla Convenzione di Faro (2005) e ipotizza, come recita la convenzione europea (sottoscritta dall’Italia nel 2013, ma non ancora ratificata, Ndr), che non vi possa essere salvaguardia e valorizzazione di un bene se non vi è la piena partecipazione delle comunità, le quali, se consapevoli del proprio patrimonio, possono divenirne i principali custodi.
Le vasche termali a Petriolo
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