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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliL’incapacità di giungere a qualsiasi conclusione sull’origine del mondo è il paradosso per eccellenza, un enigma che è impossibile risolvere tanto quanto lo è dimostrare l’esistenza di un’opera se nessuno la osserva. Sono alcuni dei temi affrontati fino al 10 giugno da Arthur Duff (Wiesbaden, 1973) nello Studio La Città con la personale «Flat all the way dawn», equivalente inglese del nostro «è nato prima l’uovo o la gallina?».
Tra le opere esposte, una serie recente di blocchi di corde annodate, istantanee della condensazione delle particelle elementari nell’universo primordiale; accanto a essa parole di raggi laser, proiettate sui visitatori, ricordano che il significato di qualunque frase si può compiere solo nella mente del destinatario, mentre sculture con segni e scritte al neon su pietre laviche alludono alla trasformazione di materia ed energia. Sui mutamenti storici e culturali riflette invece la collettiva «Archeologia del presente», ospitata dalla galleria nel medesimo periodo. Video, fotografie e sculture di sei artisti raccontano da punti di vista inediti il passato recente dei territori mediorientali.
Il percorso spazia dalle immagini di una Beirut desolata e distrutta dalla guerra civile catturate dall’obiettivo di Gabriele Basilico negli anni Novanta ai simboli di Palmira, Petra e Isfahan minacciati dall’avanzata dell’Isis e immortalati da Lynn Davis; dagli antichi reperti iracheni fotografati da Massimiliano Gatti al video sulla Primavera araba di Saverio Pesapane; dagli scatti con cui Mauro Ghiglione denuncia l’indifferenza occidentale innanzi ai conflitti del mondo arabo percepiti alla stregua di un videogioco ai frammenti circolari scolpiti da Terek Zaki come unica testimonianza della quotidianità perduta.
Fino al 22 aprile, inoltre, Studio La Città è anche a Milano, dove presenta nel temporary space Doubletrouble95 una personale di Herbert Hamak. Al centro, un’installazione multicolore raffigurante il tratto finale dell’arcobaleno, dove secondo un’antica leggenda irlandese sarebbe conservata una pentola piena d’oro. Naturalmente lo spettatore non troverà nessun tesoro, ma assisterà a uno tra i più incantevoli e misteriosi fenomeni naturali: la rifrazione della luce in tutti i colori percepibili dall’occhio e dalla mente umana.
Jenny Dogliani
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