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Antiquari

Fuori i mercanti dal tempio di Tefaf

Come a New York, anche a Maastricht il vetting sarà precluso ad antiquari e case d’asta

Lo stand della David Koetser Gallery alla scorsa edizione di Tefaf Maastricht

Maastricht. Il Tefaf sta rivedendo la politica del suo comitato di vetting, escludendo i mercanti d’arte e le case d’asta. Le due fiere newyorkesi (Tefaf New York Spring e Tefaf New York Fall) sono sempre state controllate solamente da curatori, studiosi e accademici, mentre Tefaf Maastricht finora ha fatto ricorso anche a specialisti del settore per esaminare le opere.

«Lo scopo è di adottare una politica uniforme in tutte le fiere», ha dichiarato una portavoce di Tefaf. L’elenco finale del comitato di vetting per Tefaf Maastricht sarà completato a metà dicembre, ma per ora l’invito è stato esteso solo a studiosi, accademici, personale di musei, restauratori e conservatori.

Nanne Dekking, presidente del cda di Tefaf, ha affermato che la fiera «dirà addio a un certo numero di consulenti che hanno servito fedelmente l’organizzazione per molti anni». Tra questi, James Roundell, un direttore della galleria Dickinson, Robert Bowman di Bowman Sculpture e il mercante tedesco Daniel Blau.

In «casi eccezionali» i professionisti potranno ancora essere chiamati per una consulenza, «quando non sarà possibile averla al di fuori dell’ambito commerciale, ha aggiunto la portavoce. In alcuni settori è utile poter contare sull’expertise dei mercanti. L’idea è che possano essere una risorsa a cui rivolgersi se necessario. La decisione spetterà al vetting».

Tuttavia, i mercanti eventualmente coinvolti non avranno diritto di voto e non faranno quindi parte di nessun comitato. «Avranno un ruolo influente, ma spetterà al presidente del vetting prendere le decisioni», ha affermato la portavoce. Nel 2017, quando Dekking è entrato a far parte della fiera, Tefaf Maastricht è stata danneggiata dal fatto che quattro gallerie presenti in fiera erano coinvolte in casi legali riguardanti falsi e copie apparentemente venduti altrove.

Una gran parte del processo di vetting consiste nel controllo dell’autenticità ma la portavoce ha ribadito che i cambiamenti nella politica della fiera non hanno a che fare con nessun caso legale particolare. Il mercante parigino di arte tribale Anthony Meyer, che faceva parte del comitato ma è stato cancellato anni fa nell’ottica della «preattuazione di queste nuove politiche», ha opinioni contrastanti sulla nuova procedura.

«Avere un vetting non commerciale è la soluzione ideale in rapporto a questioni come l’influenza, la competizione, la proprietà comune non rivelata delle opere, ha dichiarato. Tuttavia è un’utopia pensare che gli studiosi sappiano più di chi è addetto ai lavori. I mercanti di solito hanno una visione più ampia e vedono molte più opere e diverse tra loro rispetto alla maggior parte degli accademici. I mercanti sono in sintonia con il mercato e comprendono i sistemi e i metodi dei falsi e dell’eccessivo restauro».

Anny Shaw, da Il Giornale dell'Arte numero 392, dicembre 2018


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