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Formazione Turetta

Intervista al direttore generale Educazione, Ricerca e Istituti culturali del Mibact

Mario Turetta

Mario Turetta è da marzo al vertice della Direzione generale Educazione, Ricerca e Istituti culturali del Mibact. Nato ad Alpignano (To) nel 1958, per cinque anni (2010-15) è stato direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Piemonte, dal 2015 al 2018 direttore del Consorzio di valorizzazione culturale La Venaria Reale (e dal febbraio 2018 direttore anche del Consorzio Residenze Reali Sabaude di cui Venaria è capofila), e nel marzo 2019 nominato a capo della Direzione generale Cinema. Gli abbiamo chiesto di illustrarci funzioni e finalità del suo nuovo incarico.

Principale compito della Direzione generale da lui guidata, in attuazione dell’art. 9 della Costituzione, è promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e della sua funzione civile a livello locale, nazionale e internazionale. La Direzione elabora, coordina e valuta i programmi di educazione, formazione e ricerca del Ministero; in particolare, promuove un’educazione al patrimonio «accessibile, partecipata e interculturale», elabora le attività formative rivolte al personale interno ed esterno, coordina i programmi di ricerca nel campo del patrimonio culturale, detiene e aggiorna gli elenchi dei professionisti dei beni culturali, sostiene e promuove l’attività degli istituti culturali.

Alla Direzione spetta anche l’attività di coordinamento dei quattro istituti centrali del Mibact (Istituto centrale per il restauro, Opificio delle Pietre Dure, Istituto centrale per la patologia degli archivi e del libro e Istituto centrale per la grafica) e delle Scuole di Alta Formazione degli istituti centrali. Come avviene questo coordinamento?

Oltre a compiti amministrativi e contabili di controllo e vigilanza, la Direzione generale supporta e indirizza la loro attività di ricerca e formazione, definendone e orientandone soprattutto linee privilegiate di azione comune. Le Scuole di Alta Formazione del Ministero, che rilasciano un titolo di studio equiparato a una laurea in Conservazione e Restauro, sono impostate su un modello estremamente efficace, che coniuga in una sinergia virtuosa la ricerca, la formazione e la pratica del mestiere all’interno dei laboratori, e che come tale dobbiamo puntare a promuovere. La Direzione generale ha il compito di rendere omogenea e unitaria l’offerta formativa di queste scuole, adeguandola a standard accademici e puntando a un’integrazione nel più ampio contesto dell’insegnamento del Restauro a livello nazionale e internazionale.

Diverso è il discorso della Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali, presieduta da Vincenzo Trione e diretta da Alessandra Vittorini
, che opera al di fuori degli istituti centrali e che svolge compiti di formazione continua per i professionisti della cultura, oltre a offrire un corso biennale rivolto a candidati che abbiano già conseguito un titolo post laurea, quindi di altissima formazione direi. Con la Fondazione abbiamo un dialogo costante e proficuo che si è già tradotto in progetti comuni.

In che modo la Direzione generale sta operando nell’ambito del recupero di Palazzo Silvestri-Rivaldi a Roma, che sarà sede della Scuola?

Il complesso Silvestri-Rivaldi, in via del Colosseo a Roma, costituito dalla Villa e dai giardini, ninfei e fontane annessi (nel quale la Direzione generale sta coordinando i primi interventi di studio, ricerca, indagine, messa in sicurezza e progettazione), si configura come progetto pilota che ha portato all’avvio di un cantiere scuola aperto a Università, istituti ed enti di ricerca, studiosi e specialisti. Nella sua centralissima collocazione, rappresenta un’area di grande interesse sotto molteplici aspetti: archeologico, architettonico e storico artistico.

La vocazione formativa appartiene storicamente a questo luogo, lì dove Ascanio Rivaldi, nel XVII secolo, volle donare e affidare alle Mendicanti l’educazione e il recupero di donne in difficoltà, poi ancora collegio e scuola. L’ampiezza e l’importanza del sito necessitano di un’attenta valutazione e pianificazione degli interventi, e la possibilità di affrontarlo per corpi di fabbrica potrà permettere la prima restituzione alla fruizione di porzioni adatte a ospitare, tra le altre, funzioni connesse alla formazione dei beni culturali.


La fruizione digitale avrà in futuro un peso sempre maggiore nella formazione?

In un momento particolarmente complesso per l’emergenza sanitaria che abbiamo vissuto e che in parte è ancora in atto, il nostro Ministero ha risposto con grande efficacia, cercando di dare continuità all’offerta educativa e formativa attraverso il web, impegnandosi così a dare il suo contributo allo sforzo sostenuto dall’intero Paese per affrontare una situazione completamente nuova. E come spesso accade quando si affronta una crisi, si raggiungono più rapidamente quelle tappe verso cui già si stava viaggiando, dalle quali non si torna indietro e che, anzi, devono diventare un punto di partenza verso nuovi traguardi.

Quali sono gli ambiti della formazione professionale maggiormente da incentivare?

Ci occupiamo della formazione di tutti i profili professionali impegnati nei diversi ambiti del patrimonio culturale. Una specifica attenzione è stata posta di recente ai professionisti del settore museale con l’iniziativa «Musei in corso», un progetto di informazione e formazione dedicato al Sistema Museale Nazionale, che vede la collaborazione di questa Direzione generale con la Direzione generale Musei e la Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali. Per quanto riguarda più in generale i fabbisogni formativi, direi certamente le competenze linguistiche e quelle digitali, la conoscenza delle nuove tecnologie oggi a disposizione, e aggiungerei ogni altra forma di aggiornamento che sia in grado di rispondere efficacemente ai rapidi cambiamenti in atto.

Molti progetti sono già in cantiere. Ma più che di singole iniziative vorrei parlare di
strategie: questa Direzione generale ha infatti una vocazione trasversale alle diverse competenze che operano nel mondo dei beni culturali, e mi piacerebbe dunque che diventasse il luogo nel quale le esperienze ricchissime dei tanti istituti del Mibact trovassero uno spazio di confronto, di valorizzazione e di integrazione, attraverso l’individuazione, per esempio, di azioni e progetti orientati verso priorità di sistema, anche in relazione a piani o canali di finanziamento nazionali, europei e internazionali.

Arianna Antoniutti, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020



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