CONTINENTE ITALIA | Andrea Branzi

Artisti italiani, virtuosi non virtuali: le tecniche, i temi e le quotazioni di mercato dei nomi più votati dell'inchiesta

Andrea Branzi
Riccardo Deni |

Andrea Branzi (Firenze, 1938) è uno dei maggiori esponenti del design neomoderno: manufatti, progetti e studi costituiscono ancora oggi elementi di confronto decisivi per la formazione visuale e formale di molti artisti. Sarebbe sufficiente ricordare che la sua tesi di laurea e numerosi progetti sono oggi conservati presso il Centre Georges Pompidou di Parigi, dove nel 2017 fu inaugurata una mostra dedicata al suo lavoro. La forza con la quale Branzi avrebbe affrontato il mondo lo si comprese già nel 1964, quando insieme ai colleghi architetti Paolo Deganello, Massimo Morozzi e Gilberto Corretti fondò il collettivo Archizoom Associati, uno dei primi gruppi di avanguardia noti a livello internazionale, che puntava a liberarsi dai canoni dell’architettura.

Il progetto Archizoom, a cui nel 1968 si uniscono anche i designer Dario e Lucia Bartolini, incarna un certo spirito del tempo: un gruppo di amici e colleghi lavora per sovvertire le regole fino a quel momento immutabili del mondo dell’architettura e del design, con l’attitudine martellante e spensierata della Pop-culture. I loro lavori iniziali includono arredi ispirati alla Pop Art, come la «Safari Chair» rivestita con pelli di animali esotici, o i «Dream Beds», eccentrici progetti che minavano le regole precostituite delle case borghesi della società dell’epoca.

Nel 1966, in occasione della mostra «Superarchitettura» il Manifesto congiunto dei due progetti, recita «Superarchitettura è l'architettura di superproduzione, superconsumo, superinduzione da consumare, il supermercato, il superuomo, il super gas». Pop Art e consumo di massa: sono questi i due elementi cruciali della proposta elaborata da Archizoom e Superstudio con l'obiettivo di rovesciare quel canone di eleganza tradizionale ed ormai codificata.

Il progetto Archizoom ha vita breve, ma tra il ’66 ed il ’74 questo lascia una impronta abbastanza indelebile di sé, anche negli anni a venire. È lo stesso Andrea Branzi, poi, in occasione del suo progetto «No Stop City» a confermare l’esperienza di Archizoom: «una società liberata dalla sua stessa alienazione, emancipata dalle forme retoriche del socialismo umanitario e del progressivismo retorico: un'architettura che ha dato uno sguardo senza paura alla logica dell'industrialismo grigio, ateo e de-drammatizzato, dove la produzione di massa ha prodotto infiniti decori urbani».

La No Stop City è, così, una nuova proposta per la città, «[No stop city] vuole essere l’ideogramma della superficie terrestre con cui mostrare il destino di uno sviluppo capitalistico che è destinato, secondo gli Archizoom, a raggiungere la forma estrema e definitiva della città fabbrica», scrive lo storico Roberto Gargiani in Archizoom Associati, «vuole mettere sotto gli occhi di tutti lo stato di fatto di un globo interamente urbanizzato dove non esiste più l’opposizione fra artificio e natura, fra città e campagna perché anche le zone più remote sono ormai raggiunte dai fenomeni della civiltà dei consumi, primo fra tutti l’inquinamento».

In «No stop city» gli edifici non hanno il valore sociale che si è soliti attribuirgli; in questo progetto, semplicemente, gli edifici sembrano non servire più. Il design prevale in qualche modo sull’architettura, «che non ricerca più progetti definitivi, forti e concentrati, ma progetti provvisori, mobili e incompleti che possono cambiare adattandosi alla storia del tempo». Il progetto si spinge ad ipotizzare una città senza confini, illuminata artificialmente e provvista di aria condizionata. È una città «liquida» con abitanti vestiti con fibre artificiali e con mobili multifunzionali. Una città che avrebbe anticipato di anni tendenze, estremismi, fobie e sogni della società di oggi.

Andrea Branzi è autore di numerosi libri sulla storia e la teoria del design, ha curato numerose mostre in Italia e all’estero e nel 1994 ha ricevuto il Compasso d’Oro alla carriera.

Andrea Branzi, Firenze, 1938
Gallerie e prezzi:
• Giovanni Sacchi
• Clio Calvi Rudy Volpi Gallery
• Galleria Luisa Delle Piane
• Galleria Rossella Colombari
• Prezzi 10mila-80mila euro

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Una mappa dell'arte italiana nel 2021

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