Come noi Torlonia curiamo i nostri celebri marmi

La Fondazione omonima è guidata da un giovane presidente, Alessandro Poma Murialdo, nipote del principe Alessandro. Tra le attività i restauri, l’apertura in primavera dell’Antiquarium, spazio espositivo nelle antiche scuderie di Villa Albani Torlonia, e la tappa all’estero della mostra a metà 2024

Una delle sale dell’ex Museo Torlonia in via della Lungara a Roma
Arianna Antoniutti |  | Roma

La collezione dei marmi Torlonia, con i suoi oltre 600 pezzi, tutti di straordinaria qualità esecutiva, costituisce la più importante raccolta privata di scultura antica esistente al mondo. A giugno 2021, una selezione di 96 opere è stata per la prima volta presentata al pubblico nella mostra «I marmi Torlonia. Collezionare capolavori», ospitata presso i Musei Capitolini a cura di Salvatore Settis e Carlo Gasparri, e seguita poi, nel maggio 2022, dalla tappa milanese presso le Gallerie d’Italia . In attesa che la mostra, nei prossimi mesi, approdi all’estero, abbiamo incontrato Alessandro Poma Murialdo, presidente della Fondazione Torlonia, che ci ha illustrato le iniziative in corso, annunciando l’apertura di un inedito spazio espositivo a Villa Albani Torlonia.

Quali sono i principi ispiratori che hanno visto nascere la Fondazione?
La nascita della Fondazione, nel 2014, si deve alla volontà, da parte di mio nonno Alessandro Torlonia senior, di istituzionalizzare un’attività, da lui svolta nel corso della sua vita, tesa a preservare sia la collezione di scultura antica, sia Villa Albani Torlonia, due beni che per lui rappresentavano un valore assoluto, non solo per il legame con la storia della famiglia. Si tratta di due nuclei storico artistici che, nel corso del tempo, si sono anche intersecati ma che, di fatto, vivono ciascuno di vita propria. Molto saggiamente, egli si era posto il problema di come, negli anni a venire, sarebbe stato possibile far progredire la gestione di tali beni. Ho sempre condiviso con lui questo obiettivo, cercando di coniugare l’esigenza di conservazione con un’idea di rinnovata ricerca scientifica e, soprattutto, di condivisione con il pubblico. Nel corso di questo decennio, i risultati sono innegabili, dal punto di vista dei marmi Torlonia, ad esempio, si è passati da un’attività di pura conservazione a una vera e propria rinascita. Sotto il profilo scientifico è stato portato avanti un rilevante lavoro di restauro, come pure di studio, sia sui singoli pezzi, sia sulla storia dell’intera collezione. Nell’ottica della condivisione con il pubblico si è concretizzata la mostra ai Musei Capitolini, che ha consentito una prima ampia visione di questi capolavori. Sempre con un allestimento che mira alla chiarezza e alla lettura scientifica, la mostra proseguirà ora nel suo viaggio nel mondo. È un elemento centrale sin dalla creazione della Fondazione. Assieme al Ministero della Cutura, il nostro comune impegno è stato da subito quello di restituire a una raccolta dall’importanza mondiale una visibilità internazionale.

Quali progetti avete in corso?
I progetti sono numerosi. Anche a Villa Albani Torlonia portiamo avanti un altrettanto importante lavoro, in termini di pubblicazioni scientifiche, di studi, di restauri e di pubblica fruizione. Pur nella piena tutela dei luoghi, soprattutto degli ambienti interni, fragili e raccolti, garantiamo la possibilità di visite accurate, guidate da storici dell’arte. I lavori di restauro all’esterno della villa, e nel giardino, sono dei veri e proprio laboratori a cielo aperto. Pianifichiamo, anno per anno, una serie di interventi che si possano realizzare con coerenza e nel rispetto, anche estetico, dei singoli luoghi. Abbiamo restaurato ad esempio il Tempietto Diruto e l’arredo scultoreo del Kaffeehaus. Ora nostre priorità sono sicuramente la Fontana con il dio Fiume (attualmente in corso di restauro), l’edificio del Kaffeehaus e il giardino. Quest’ultimo è un’imponente architettura verde, che ospita alberi quasi coevi alla Villa. La sensazione, varcando i cancelli e accedendo nel giardino, è quella di entrare in un’altra epoca. Sicuramente al centro dei nostri progetti, in questo momento, è il futuro degli edifici che sorgono accanto all’ingresso su via Salaria. Quelle che erano le antiche scuderie della Villa, appena restaurate, diverranno l’Antiquarium, uno spazio pensato e adibito per piccole mostre temporanee, con focus sui marmi Torlonia. Per la mostra inaugurale, che aprirà nel corso del primo trimestre del 2024, abbiamo selezionato 12 opere, dal nucleo della collezione del cardinale Alessandro Albani che, nel XIX secolo, confluirono nella raccolta Torlonia. Le stiamo restaurando e le presenteremo al pubblico in questo inedito spazio espositivo. Una delle opere più singolari che esporremo in questa prima occasione, è un magnifico «Eros su biga trainata da cinghiali», un pezzo di grandissima qualità. Tutti i reperti che saranno ospitati nell’Antiquarium, come pure quelli già esposti nella mostra di Roma e di Milano, sono affidati alle cure dei restauratori all’opera nel Laboratorio in via della Lungara, nel palazzo in cui sorgeva il Museo Torlonia istituito, nel 1875, da Alessandro Torlonia. Qui, oltre al laboratorio di restauro, è anche il deposito delle opere della collezione. In una delle sale, abbiamo voluto ricreare l’atmosfera dell’originario Museo, evocato dalle pareti color rosso pompeiano. In questo ambiente allestiamo le opere, non appena conclusi gli interventi conservativi, presentandole agli studiosi. È un progetto, quello del restauro, che portiamo avanti, in maniera praticamente esclusiva, con il supporto della maison Bvlgari.
Da sinistra, Donna Francesca Torlonia, Don Giulio Torlonia, Donna Paola Torlonia e il presidente della Fondazione Alessandro Poma Murialdo
Più che una collezione, i marmi Torlonia sono una collezione di collezioni, con un denominatore comune: la città di Roma.
La mostra sui marmi ha sottolineato, con la sua ponderosa bibliografia, tale aspetto, evidente anche a Villa Albani Torlonia. Roma, sin dall’antichità, è la culla del collezionismo, come testimonia la presenza, nelle raccolte di epoca romana, di originali greci. È una stratificazione culturale che dura da 25 secoli. A Villa Albani Torlonia, ad esempio, il rilievo con il cosiddetto Cavaliere Albani, ritrovato nel Settecento sull’Esquilino, si deve alle stesse maestranze che lavorarono ai fregi del Partenone. È un pezzo eccezionale che il cardinal Albani e Johann Joachim Winckelmann ascrivevano al grado più alto della qualità estetica.

Come scegliete gli studiosi che lavorano per la Fondazione?
È una scelta essenziale. Abbiamo la fortuna di avere vicino a noi i massimi specialisti, il che ha sicuramente facilitato la nostra missione. Abbiamo la responsabilità di gestire una collezione, e un luogo, che rappresentano un’eccellenza assoluta. È determinante che ogni attività, curatoriale, di ricerca, di riscoperta, sia compiuta nel modo più accurato. Il professor Gasparri è per noi figura centrale, ha curato il catalogo generale della Villa (Electa, 2022), pubblicazione che ha costituito un punto di ripartenza per gli studi sull’edificio, cui avevamo dedicato l’anno precedente, per Rizzoli, un volume fotografico con scatti di Massimo Listri. Nel 2024 pubblicheremo invece uno studio di Elisa Debenedetti sui taccuini dell’architetto della Villa, Carlo Marchionni. I taccuini, nella disponibilità della famiglia, rappresentano uno straordinario documento per comprendere la genesi dell’edificio voluto dal cardinale. Fra i tanti capolavori della collezione Torlonia, c’è un’opera che lei particolarmente predilige? Ritengo che uno dei pezzi più incredibili sia la Fanciulla di Vulci. Quando la vidi per la prima volta, mi colpì per la sua qualità estetica assolutamente contemporanea, quel volto potrebbe dirsi scolpito da un artista dei nostri giorni. Pensare che sia una scultura di più di venti secoli fa, è certamente sorprendente.

© Riproduzione riservata Il gruppo scultoreo di «Eros con la biga trainata da cinghiali» dopo il restauro
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