Anche al MAMbo abbiamo il Trust, come Getty e Tate

Il direttore Lorenzo Balbi ha lanciato il «Trust per l’arte contemporanea dell’Istituzione Bologna Musei-MAMbo», formula innovativa di finanziamento e sostegno alle acquisizioni e attività museali

«I travestiti, Genova» (1965-1967) di Lisetta Carmi © Lisetta Carmi «ll coniglio non ama Joseph Beuys» di Vettor Pisani, I Settimana Internazionale della Performance (1977), Galleria comunale d’arte moderna, Bologna. Archivio MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna
Stefano Luppi |  | Bologna

Fondato ufficialmente il 23 luglio 2020 presso lo studio di un notaio bolognese (l’atto istitutivo è lungo 26 pagine) prende ora forma pratica attraverso le prime iniziative il nuovo Trust per l’arte contemporanea dell’Istituzione Bologna Musei-MAMbo, il primo del genere nato per un sistema museale italiano. I soci componenti sono BolognaFiere SpA, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna, e la complessa struttura legale e amministrativa ha un unico beneficiario, il Comune (nei fatti l’arte moderna e contemporanea con il MAMbo in primis).

L’obiettivo è soprattutto incrementare il patrimonio artistico pubblico, attraverso i trustee citati e futuri donatori, come Unipol Gruppo SpA di Bologna, secondo le scelte di due comitati: il Trust, infatti, nasce con 90mila euro di fondi garantiti per tre anni ed è dotato del Comitato arte e artisti, composto dalla presidente Cristiana Perrella, ex direttrice del Centro Pecci di Prato, Lorenzo Giusti e Letizia Ragaglia, e del Comitato collezioni pubbliche composto da Claudio Spadoni e Chiara Parisi e presieduto da Sarah Cosulich, nuova direttrice della Pinacoteca Agnelli di Torino.

«Cercavamo un nuovo sistema di sostegno alle future acquisizioni pubbliche, spiega Lorenzo Balbi, direttore del MAMbo e dell’area arte moderna e contemporanea dell’Istituzione, e la formula degli Amici dei musei ci pareva stanca, anche perché poi quel tipo di donazione finisce genericamente nei bilanci dei musei. Così, grazie all’avvocato Anna Paola Tonelli (membro del nostro Cda) abbiamo ideato il Trust che viene utilizzato dai grandi musei internazionali come il Getty o la Tate Gallery. Lo strumento è agile e permetterà anche fundraising e crowdfunding. Il Trust opera oltre che per le acquisizioni anche per le residenze degli artisti, per mostre di carattere internazionale e per le esperienze storico artistiche del nostro territorio».

Il primo risultato del nuovo strumento è al MAMbo la nuova sezione «Rilevamenti d’archivio», progettata dallo Studio Molteni Architetti di Bologna e inaugurata il 21 gennaio. «Con il contributo finanziario e operativo del Trust per l’arte contemporanea, prosegue Balbi, abbiamo dato il via a un programma di riallestimento delle collezioni del museo per tappe successive, avendo quale filo conduttore alcune specifiche e importanti congiunture geografico temporali dell’arte degli ultimi decenni. Da tempo pensavamo a questa sezione dedicata alla Performance, curata da Uliana Zanetti che analizza le storiche Settimane Internazionali della Performance svoltesi a Bologna tra il 1977 e il 1982 all’interno di un’ampia sequenza di eventi creativi che caratterizzarono l’Emilia-Romagna negli anni ’60 e ’70».

Le nuove opere destinate al MAMbo per tramite del Trust sono quattro fotografie di Lisetta Carmi della serie «I travestiti, Genova 1965-67», il bronzo «Melancholy by the man who thinks to the tree (Pier Delle Vigne)» realizzato nel 2016 da Luca Francesconi, acquisiti ad ArteFiera 2020, e il video «Presente» realizzato proprio al museo nel 2018 da Valentina Furian.

Ma la nuova sezione è composta da molto altro e prende le mosse dalle sperimentazioni di Pier Paolo e Lamberto Calzolari, Luigi Ontani e Gianni Castagnoli nell’ambito di Palazzo Bentivoglio alla fine degli anni ’60 nonché da esperienze come «Parole sui muri» di Fiumalbo (Mo) del 1967-68 e la mostra «Gennaio 70» con video opere.

Vengono inoltre illustrate le partecipazioni di Gino De Dominicis e Franco Vaccari alla Biennale di Venezia del 1972 e le molte performance di Fabio Mauri e di Gina Pane, tra gli altri, fino al ruolo di antesignani di galleristi come la reggiana Rosanna Chiessi, del mecenate Peppe Morra e degli studiosi Renato Barilli, Francesco Arcangeli, Francesca Alinovi e Roberto Daolio.

© Riproduzione riservata «Endimione» di Luigi Ontani, I Settimana Internazionale della Performance (1977), Galleria comunale d’arte moderna, Bologna. Archivio MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna
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