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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliIl 30 marzo 1989, su progetto dell’architetto sino-americano Ieoh Ming Pei, veniva inaugurata la piramide di vetro del Louvre, dopo una pioggia di aspre polemiche e grazie anche a una grossa dose di audacia. Oggi nessuno immaginerebbe il Louvre, che ha di recente annunciato il record di visitatori con 10,2 milioni di ingressi nel 2018 (+25%), senza la Pyramide al centro della cour Napoléon.
All’epoca invece le opposizioni al progetto furono anche molto violente, forse più di quelle che avevano già investito la costruzione del Centre Pompidou di Renzo Piano e Richard Rogers, inaugurato nel 1977. Il progetto del Grand Louvre si deve a François Mitterrand. Nel 1981 l’ex presidente firmò il trasferimento dei locali del Ministero delle Finanze che occupavano l’ala nord, Richelieu, del palazzo del Louvre per poter ampliare il museo. Nell’83 scelse il progetto di Pei, che aveva già realizzato la nuova ala della National Gallery di Washington e del Museum of Fine Arts di Boston ma era al suo primo lavoro in Europa.
Pei voleva dare un ingresso centrale e monumentale al museo realizzando una sorta di «città sotterranea» con una grande hall per smistare i flussi di visitatori, ma anche un auditorium, sale per le mostre temporanee, una grande libreria, boutique, ristoranti: insomma, «uno spazio tra la città e le collezioni», ha detto di recente il direttore del museo, Jean-Luc Martinez.
In ogni caso scoppiò uno scandalo. Si temeva che la piramide, troppo imponente, deturpasse per sempre la prospettiva storica. C’era chi non approvava il drastico contrasto antico-moderno. Chi definì la piramide «città dei morti», chi «Disneyland». Pei fu anche chiamato a rendere conto davanti alla Commissione dei monumenti storici.
Oggi la piramide (composta da 603 rombi di vetro e alta 21 metri) è uno dei simboli del museo, come la Gioconda e la Venere di Milo, e dell’intera città, come la Tour Eiffel e gli Champs-Elysées. Da marzo prossimo, e per tutto il 2019, il museo ricorda questo anniversario con una serie di eventi. Si parte il 29 e 30 marzo con una tavola rotonda che farà il punto tra l’altro sugli scavi archeologici che all’epoca portarono alla luce le vestigia del Louvre medievale. Una mostra fotografica (in collaborazione con il settimanale «Paris Match»), nei giardini del Carrousel, racconterà il grande cantiere degli anni ”80.
«Vittima» del suo successo, la Piramide, progettata per accogliere 3 milioni di visitatori all’anno, è stata di recente al centro di grandi lavori, validati dallo stesso Pei, oggi centounenne, per adeguare la struttura al flusso turistico odierno. Il cantiere, per un budget di 60 milioni di euro, è stato per lo più finanziato con i fondi derivati dall’accordo sul Louvre Abu Dhabi. Una novità recente è l’introduzione, dal 5 gennaio scorso, della visita gratuita ogni primo sabato sera del mese, dalle 18 alle 21.45. Su prenotazione, i visitatori possono partecipare a diverse attività, come concerti, letture, atelier di disegno. Un modo per attirare ancora nuovi pubblici.
La Pyramide nella cour Napoléon. © Olivier Ouadah
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