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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliJack Lang, ministro della Cultura simbolo degli anni della presidenza di François Mitterrand, è sempre stato considerato una di quelle figure storiche del Partito socialista che in Francia chiamano gli «elefanti»: una voce autorevole della cultura «à la française» per più di quarant’anni, un pilastro incrollabile. Poi si è scoperto che il suo nome figura 673 volte nell’ultima tranche degli Epstein Files desecretati dal Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti, che hanno svelato decenni di abusi e traffici sessuali, anche di minorenni, orchestrati da Jeffrey Epstein, morto in carcere nel 2019. Se nulla collega Lang ai crimini sessuali di Epstein, numerosi scambi di mail confermano legami personali e interessi economici comuni tra la famiglia Lang e il miliardario statunitense. La caduta è stata brutale: il 6 febbraio la Procura finanziaria nazionale ha aperto contro di lui un’inchiesta per frode fiscale aggravata e riciclaggio. Il 7, cedendo alle pressioni dei media, del Governo e della Giustizia, Lang si è dimesso dall’Institut du Monde arabe (Ima) di Parigi, che dirigeva dal 2013. Il 16, la polizia ha perquisito la sua abitazione e il prestigioso ufficio dell’Ima, affacciato sulla Senna e su Notre-Dame, proprio mentre teneva la sua festa di addio nei locali del museo. Il 17, è stata nominata alla presidenza dell’istituzione Anne-Claire Legendre, diplomatica di 46 anni, consigliera per l’Africa del Nord e il Medio Oriente dell’Eliseo, vicina a Emmanuel Macron. Il Ministero degli Esteri, da cui l’Ima dipende, ha annunciato un’ispezione interna «per verificare la gestione finanziaria» del museo e centro culturale, misure per una governance «più efficiente» e la creazione di un «comitato responsabile della deontologia e delle retribuzioni per la prevenzione dei conflitti di interesse».
Come ha rivelato «Mediapart», il nome di Lang compare tra i soci della Prytanee Llc, una società offshore, domiciliata nelle Isole Vergini, fondata nel 2016 (cioè anni dopo la prima condanna di Epstein per prostituzione minorile del 2008) da sua figlia, Caroline Lang, ex dirigente di Warner Bros France, insieme allo stesso Epstein. La società operava nella compravendita di opere d’arte e la promozione di artisti emergenti. Sui conti correnti figurano transazioni per 1,4 milioni di dollari. I documenti menzionano anche prestiti di beni di lusso, dal jet privato di Epstein ad auto con l’autista, e altri favori che contribuivano al tenore di vita dell’ex ministro. Epstein avrebbe lasciato inoltre cinque milioni di euro in eredità a Caroline Lang, che sostiene di non averne mai saputo nulla e di non aver mai incassato la somma.
Il caso Lang aggiunge un tassello alla già fitta rete di relazioni che il faccendiere statunitense era riuscito a costruire non solo nel mondo della politica e della finanza, ma anche in quello della cultura e dell’arte. Non era né un collezionista raffinato, né un «bon connaisseur». Eppure, inserendosi nei circuiti elitari del mercato culturale, attraverso donazioni, consulenze, investimenti, intermediazioni, scambi di favori, stringendo amicizie con direttori di musei, artisti, collezionisti, aveva fatto dell’arte uno strumento di potere.
Leon Black, 74 anni, magnate di Wall Street, il cui capitale è stimato da «Forbes» a 13,6 miliardi di dollari, è una delle figure più influenti di questo network. Nel 2021 Black si è dimesso dalla presidenza del Cda del Museum of Modern Art di New York, dopo che oltre 150 artisti avevano firmato un appello contro di lui: era emerso che, tra il 2012 e il 2017, aveva pagato a Epstein più di 170 milioni di dollari per «consulenze fiscali». Il miliardario pedofilo aveva aiutato Black a trasformare la sua collezione d’arte in potente macchina finanziaria. Da documenti consultati da «Forbes», è emerso che opere di Cézanne, Monet, Brancusi, Mondrian, per un valore di un miliardo di dollari, erano state vincolate come garanzia per ottenere un prestito dalla Bank of America nel 2014. I documenti collegano Epstein anche a Leslie Wexner, imprenditore statunitense, oggi 88enne, a capo di aziende come Victoria’s Secret e Abercrombie&Fitch, e fondatore del Wexner Center for the Arts. Wexner è stato una delle principali fonti di denaro di Epstein, al quale aveva lasciato gestire il suo patrimonio, stimato da «Forbes» a circa 9 miliardi di dollari. Il finanziere sfruttò questa amicizia per costruirsi credibilità sociale e accedere alle élite economiche e culturali. Convocato il 18 febbraio scorso davanti al Congresso degli Stati Uniti per chiarire i suoi legami con il pedocriminale, iniziati nei primi anni ’80 del secolo scorso, Wexner ha negato di essere mai stato coinvolto nei traffici sessuali di Epstein e di avere rotto ogni tipo di rapporto con lui dopo la prima condanna del 2008 (cosa che i file smentiscono): ha dichiarato di essersi sentito «tradito» dopo avere scoperto che Epstein gli aveva «sottratto» ingenti somme di denaro. Stando al «Financial Times», nel 2008 il pedocriminale gli «restituì» 100 milioni di dollari.
Jeffrey Epstein aveva stretto legami anche con collezionisti influenti come Steve Tisch, Jean Pigozzi e Ronald Lauder. Steve Tisch, produttore cinematografico e proprietario dei New York Giants, ha tenuto un’assidua corrispondenza con Epstein. Scambi di mail tra il 2013 e il 2017, consultati da «The Athletic», suggeriscono che il finanziere pedofilo gli abbia procurato incontri con diverse ragazze. Una donna francese lo ha di recente accusato di averla aggredita sessualmente nel 2013, quando aveva 22 anni. Anche Jean Pigozzi, imprenditore franco-italiano noto per la sua collezione d’arte contemporanea africana, conosceva Epstein: discuteva con lui di donne e proprietà immobiliari e avrebbe partecipato a serate mondane a bordo dello yacht del finanziere. Il nome di Ronald Lauder, erede dell’Estée Lauder Company, collezionista e mecenate di musei degli Stati Uniti, compare più di 900 volte negli Epstein Files. «ARTnews» ha consultato numerosi scambi di mail tra gli assistenti dei due per pianificare incontri, pranzi e telefonate. Altri documenti mostrano che Epstein potrebbe avere fatto da mediatore tra Lauder e Leon Black per l’acquisto in comproprietà di un dipinto di Ernst Ludwig Kirchner. Sempre «ARTnews» ha pubblicato anche una sessantina di mail che Epstein ha scambiato con David A. Ross, ex direttore del Whitney Museum of American Art, conosciuto nel 1995. «Sono felice che l’incubo sia finito, Jeffrey», gli scrisse Ross nel 2009: Epstein era tornato libero dopo il patteggiamento della prima condanna per prostituzione minorile del 2008. Sempre nel 2009, Ross avrebbe sollecitato l’aiuto finanziario di Epstein per una rivista online con cui collaborava. Nel 2015, scrisse di essere «fiero» della loro amicizia. Lo scorso febbraio, si è dimesso dalla carica di presidente del Master in pratica artistica presso la School of Visual Arts di New York, incarico che ricopriva dal 2009.
Tra le frequentazioni di Epstein figurano anche artisti. Il suo ultimo ritratto, scattato poco prima dell’arresto, il 6 luglio 2019, porta la firma del fotografo statunitense Andres Serrano, già autore del controverso «Piss Christ». L’immagine è stata esposta nel 2021 nella mostra «Infamous» al Fotografiska New York. Come ha rivelato «ARTnews», i due si erano conosciuti nel 1995, in occasione della vendita di una Madonna del Cinquecento, poi acquistata da Epstein. I contatti proseguirono negli anni successivi: si incontrarono più volte (per ragioni professionali, secondo Serrano) e intrattennero una fitta corrispondenza via mail dai toni confidenziali. Nel 2016 commentavano per iscritto la candidatura di Donald Trump alla Casa Bianca. Nel 2018, Serrano accettò la proposta di Epstein: il finanziere gli avrebbe consegnato l’opera antica, in cambio di un ritratto fotografico. Anche il nome di Jeff Koons ricorre nell’ultima serie degli Epstein Files pubblicata negli Stati Uniti. I documenti suggeriscono che Epstein tentò più volte di entrare in contatto con l’artista e di organizzare, insieme ai suoi assistenti, una visita allo studio. Koons compare inoltre tra gli invitati di una cena che Epstein tenne il 4 settembre 2013 nella sua casa dell’Upper East Side, a New York. A «Hyperallergic» l’artista ha confermato di avere partecipato alla serata, ma ha escluso legami significativi con il criminale.
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