IL NUMERO DI MARZO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Arte
IL NUMERO DI MARZO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Economia
IL NUMERO DI MARZO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale delle Mostre
IL NUMERO DI MARZO 2026 in edicola
In allegato:
Rapporto Annuale Formazione
IL NUMERO DI MARZO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Arte
IL NUMERO DI MARZO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Economia
IL NUMERO DI MARZO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale delle Mostre
IL NUMERO DI MARZO 2026 in edicola
In allegato:
Rapporto Annuale FormazioneVerifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Il racconto a Palazzetto Tito, frutto di una collaborazione tra Fondazione Bevilacqua La Masa e l’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna, prende avvio dalle ceramiche d’uso quotidiano, espressione di una cultura materiale profondamente radicata nella vita domestica e rituale dell’isola tra Otto e Novecento
- Alessia De Michelis
- 19 marzo 2026
- 00’minuti di lettura
Federico Melis, «Targa per réclame della bottega», metà anni Venti (particolare)
Un secolo di ceramica sarda sbarca a Venezia
Il racconto a Palazzetto Tito, frutto di una collaborazione tra Fondazione Bevilacqua La Masa e l’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna, prende avvio dalle ceramiche d’uso quotidiano, espressione di una cultura materiale profondamente radicata nella vita domestica e rituale dell’isola tra Otto e Novecento
- Alessia De Michelis
- 19 marzo 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliCon uno sguardo rivolto anche al presente, «Forme d’argilla. Un secolo di ceramica sarda (1900-2000)» si apre alle ricerche contemporanee, restituendo la vitalità di una tradizione ancora in evoluzione. Le opere di artisti come Rossana Rossi, Michele Ciacciofera e Antonello Cuccu testimoniano infatti una continuità capace di rinnovarsi, mentre il video del duo Narente, presentato integralmente anche all’Esposizione Universale di Osaka, amplia ulteriormente il campo di indagine.
Da qui, il percorso si estende al confronto con il panorama nazionale, dove le produzioni isolane dialogano con esperienze italiane, incluse quelle di manifatture come Lenci ed Essevi, mettendo in luce affinità e scambi culturali.
Il cuore della mostra resta tuttavia il Novecento, attraversato a partire dalle sue figure chiave: da Francesco Ciusa alla scena di Dorgali con Ciriaco Piras e Salvatore Fancello, fino ai protagonisti dell’innovazione tecnica e stilistica come Federico Melis e Melkiorre Melis. A questi si affiancano personalità imprescindibili quali Maria Lai, Costantino Nivola e Pinuccio Sciola, che hanno contribuito a ridefinire i confini tra arte, artigianato e design.
Il racconto prende avvio dalle ceramiche d’uso quotidiano (stoviglie, brocche e utensili domestici) espressione di una cultura materiale profondamente radicata nella vita domestica e rituale della Sardegna tra Otto e Novecento. Da questa dimensione funzionale e identitaria la produzione evolve progressivamente, aprendosi a nuove tecniche e linguaggi, fino a conquistare una piena consapevolezza artistica.
Curata da Efisio Carbone, la mostra riunisce circa ottanta opere provenienti in gran parte dal Museo della Ceramica di Nuoro, offrendo un’ampia ricognizione sulla ceramica sarda del Novecento e sul suo dialogo con la modernità.
Promossa dall’Isre-Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna in collaborazione con la Fondazione Bevilacqua La Masa, l’esposizione è allestita negli spazi veneizani di Palazzetto Tito dal 28 marzo al 25 aprile, inserendosi in un più ampio progetto di valorizzazione internazionale del patrimonio culturale sardo.
Francesco Ciusa, «Coro Meu», 1910
Essevì, «Colpo di vento-Donna sarda con cesti di frutta», seconda metà anni Trenta del XX secolo