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Alexandre Estrela (Fondation Vasarely, Aix en Provence, 2015)

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Alexandre Estrela (Fondation Vasarely, Aix en Provence, 2015)

Il Padiglione del Portogallo alla Biennale 2026: la Venezia tellurica e sottotraccia di Alexandre Estrela

Con «RedSkyFalls» l’artista ha ideato, per il ritorno al Fondaco Marcello, un progetto a più voci ispirato alle possibilità di tornare a percepire la pulsazione del mondo, tra tecnologia e onde sismiche

Matteo Bergamini

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«RedSkyFalls» è il titolo del Padiglione del Portogallo che Alexandre Estrela (1971, vive e lavora a Lisbona) presenterà alla prossima Biennale Arte di Venezia (9 maggio-22 novembre), il cui spazio torna al Fondaco Marcello dopo varie edizioni presentate nelle sale del piano nobile di Palazzo Franchetti, all’Accademia. Rappresentato dalla galleria Travesía Cuatro (Madrid, Città del Messico, Guadalajara), nella sua pratica Estrela esplora la percezione delle immagini fisse e in movimento attraverso la manipolazione di oggetti e proiezioni. A cura di Ana Baliza e Ricardo Nicolau, il progetto appare decisamente complesso, e il suo titolo in realtà risale a più di vent’anni fa, quando l’artista viveva a New York: «Avevo bisogno di un filtro per l’eccesso di carta nella mia buca delle lettere. Per questo, nel 2001, inventai un’azienda con il nome RedSkyFalls. Tutto ciò che arrivava con quel mittente andava direttamente nella spazzatura, senza essere aperto. L’oblio di queste lettere e buste nel cestino aveva per me un senso figurato, un piccolo regolamento di conti con il mondo delle multinazionali». Poco tempo dopo, nel 2005, Estrela ha aperto un canale YouTube, un archivio di video sperimentali, educativi e tecnici, estratti di film commerciali e concerti inclassificabili: uno sdoppiamento del RedSkyFalls postale, un contenitore dove far cadere «opere» altrui, perso completamente nel 2007 per un aggiornamento richiesto da Google. 

È proprio a partire da una decostruzione della dimensione aziendale che Estrela lavora: immagini ben più che mediatiche, che appartengono al mondo della rete e della comunicazione, vengono incorporate in una pratica di desemantizzazione e, anche, di sabotaggio degli originali. Presentata al Museo Rufino Tamayo, a Città del Messico, nel 2020, la prima edizione di «RedSkyFalls» usava la proiezione su larga scala del paesaggio High Sierra del desktop del Mac (macOS High Sierra (10.13), lanciato nel 2017, Ndr) per trasformarlo in un ambiente sismico, con il suono di Miguel Abras che dava la percezione di un tremore diffuso, in linea anche con la realtà quotidiana della capitale messicana. 

«Appropriarmi di un’immagine corporativa e contaminarla era una forma di giustizia poetica che l’antico “RedSkyFalls” continuava a esercitare. L’opera ha avuto poi un upgrade nella mostra “A Natureza Aborrece o Monstro”, alla Culturgest di Lisbona, nel 2024, iniziando a essere collegata a una rete di monitoraggio sismico internazionale. Alla fine di quella mostra ho affrontato un problema. Eravamo alla fine del primo mandato di Trump e i suoi tagli di finanziamento all’Usgs, un’agenzia di geologia di riferimento mondiale, hanno fatto sì che perdessi l’accesso ai dati sismici e l’installazione rimanesse offline. L’opera è stata dismessa, come un elettrodomestico vecchio. È stato da questo blackout che è partita l’idea per Venezia: riattivarla con dati di agenzie europee e trasformarla in un sistema operativo per una serie di opere, un diorama alimentato dall’energia terrestre, proprio come gli ologrammi del romanzo fantascientifico di Bioy Casares L’invenzione di Morel, pubblicato nel 1940, prodotti dalla forza delle maree», spiega l’artista. 

In questa nuova versione di «RedSkyFalls» entreranno però anche nuovi componenti: una serie di esseri digitali i cui infrasuoni riveleranno le palpitazioni del mondo. Un aspetto che arriva anche dal tradizionale utilizzo di animali come sentinelle naturali, già che in base al comportamento di certe specie si avvertono i segni premonitori di una catastrofe imminente: scienza empirica da sempre chiara alle popolazioni rurali. «Quello che ho cercato di fare in “RedSkyFalls” è stato animare una serie di disegni a partire da movimenti animali registrati in studi di neuroscienze del comportamento. I disegni sono scheletri semiastratti e diventano concreti e quasi vivi quando viene loro attribuito il movimento di altre specie, reagendo proprio come animali agli scuotimenti tellurici, presagendoli. È attraverso l’osservazione di queste piccole chimere, apparentemente semplici ma altamente complesse, che possiamo anche presagire ciò che verrà, in un’epoca in cui la capacità di leggere l’ambiente, di sentire una variazione nell’aria o un’inquietudine negli animali è stata sistematicamente disabituata, sostituita dalla fiducia in dati mediati dalla tecnologia», spiega Estrela.

Al fianco dell’artista, in questo complesso progetto, non solo i curatori Baliza, con cui Estrela ha creato e condiviso per oltre un decennio la vita della piattaforma non profit per le arti farO (oggi a Lisbona, ma nata a Oporto, nel 2007) e Nicolau, già curatore della personale di Estrela «Meio Concreto» al Museo Serralves nel 2013, ma anche Marco Bene, curatore e ricercatore che per i sette mesi della Biennale guiderà il programma in cinque parti «Survey on an S Wave», proponendo tour guidati periodici utilizzando anche un Archivio Sismico Portatile, per la propagazione di onde radio ed eventi galleggianti sulla superficie della laguna veneziana: «Quello che l’Archivio Sismico Portatile farà, forse, sarà aprire flussi sotterranei nel mio lavoro attraverso opere di altri artisti, costruendo un Atlante di Mnemosyne tridimensionale. Gli artisti che Marco ha integrato nel programma (da Laia Estruch a Charlemagne Palestine, Ndr) produrranno risonanze con onde ed effetti imprevedibili, in cui la sincronizzazione con l’attività sismica globale è un promemoria per dirci che tutti abitiamo lo stesso mondo».

Ma non è l’unico promemoria che l’artista ci lascia: secondo Estrela, infatti, la ricerca artistica libera da applicazione pratica, ovvero senza essere assorbita dalla pressione del mercato, dal pragmatismo industriale e dall’efficacia dell’Intelligenza Artificiale, è a rischio di estinzione, mentre «deve sopravvivere come pratica “non necessaria” e autonoma nella produzione di conoscenza. Il mio lavoro parte dal lascito plastico della storia dell’arte; la tecnologia e la scienza sono semplicemente presenti come altre materie».

E sul ritorno del Portogallo al Fondaco Marcello, Estrela parla di uno spazio che ha una memoria di «filiazione artistica» per essere già stato teatro delle Biennali di Francisco Tropa, João Maria Gusmão e Pedro Paiva: una linea «costruita per contagio e non per programma, con coerenza intellettuale e senza concessioni, padrini o sponsorizzazioni, afferma l’artista. Mi piace che sia un magazzino, è un tipo di luogo a cui sono abituato. Un palazzo porta altre sfide che mi interessano meno, perché tendono a sovrapporre il contesto all’opera: l’architettura si impone, la storia dell’edificio compete con il lavoro e il visitatore arriva già inquadrato da un’aspettativa difficile da dissolvere. Il Fondaco, pur non essendo neutro, è lo spazio ideale per testare l’intersezione tra due mondi: quello del pubblico e quello dell’opera. Qui Venezia potrà porsi anche come palcoscenico per questa corrente sotterranea: scambi di conoscenza artistica che avvengono ai margini dello spettacolo».

La prima edizione di «RedSkyFalls» usava la proiezione su larga scala del paesaggio High Sierra del desktop del Mac

Matteo Bergamini, 18 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Il Padiglione del Portogallo alla Biennale 2026: la Venezia tellurica e sottotraccia di Alexandre Estrela | Matteo Bergamini

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