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L’intervento, nonché prima personale in Italia dell’artista cinese, è concepito come un progetto diffuso che investe gli spazi di Palazzo Mazzonis, mettendo in relazione installazioni, fotografie, video e performance con il patrimonio del museo
- Alessia De Michelis
- 08 luglio 2026
- 00’minuti di lettura
Song Dong, «Borrow Light», 2025, alla 36ma Bienal de São Paulo
© Levi Fanan / Fundação Bienal de São Paulo. Courtesy l’artista e Beijing Commune
Con tre decenni di ricerca artistica Song Dong pervade il Museo d’Arte Orientale di Torino
L’intervento, nonché prima personale in Italia dell’artista cinese, è concepito come un progetto diffuso che investe gli spazi di Palazzo Mazzonis, mettendo in relazione installazioni, fotografie, video e performance con il patrimonio del museo
- Alessia De Michelis
- 08 luglio 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliDopo il progetto dedicato a Chiharu Shiota, il Mao-Museo d’Arte Orientale di Torino prosegue il confronto tra arte contemporanea e collezioni permanenti con una mostra dedicata a uno dei maggiori protagonisti della scena cinese internazionale. Dal 23 ottobre al 27 giugno 2027 presenta infatti «Song Dong. Soul Out», prima personale italiana dell’artista nato a Pechino nel 1966, affidata alla cura di Davide Quadrio e Li Zhenhua, con Francesca Filisetti e Rebecca Ricci.
L’intervento è concepito come un progetto diffuso che investe gli spazi di Palazzo Mazzonis, mettendo in relazione installazioni, fotografie, video e performance con il patrimonio del museo, «contribuendo a definire il Mao come un organismo vivo, in continua trasformazione e relazione con il pubblico», sottolinea Quadrio. Il percorso restituisce oltre tre decenni di ricerca, in cui la riflessione sulla precarietà dell’esistenza, sul tempo e sulla memoria si sviluppa attraverso materiali comuni e gesti essenziali, in equilibrio tra pensiero taoista e suggestioni provenienti dall’Arte Povera, dal Mono-Ha, dal Minimalismo e dall’Arte concettuale.
Fulcro dell’esposizione è «Waste Not», installazione mai presentata prima in Italia, già esposta al MoMA di New York, al Barbican Centre di Londra e alla Kunsthalle Düsseldorf. L’opera nasce dall’immenso archivio domestico conservato dalla madre dell’artista: oltre 10mila oggetti quotidiani che diventano una riflessione sul valore della memoria e sui meccanismi dell’accumulo nella società contemporanea.
Accanto a lavori dedicati ai rapporti familiari, come «Touching My Father» e «My Daughter is My Four Seasons», il progetto coinvolge direttamente il pubblico con «Borrow Light», installazione costruita grazie a centinaia di lampade prestate dai cittadini torinesi, e con la performance partecipativa «Eating the City». La mostra sarà accompagnata dal programma performativo «Evolving Soundscapes», da incontri e da un catalogo bilingue.