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Foto: Ollie Hammick

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Foto: Ollie Hammick

ANTESALA, a Londra si apre una finestra sull’arte latinoamericana

Aprirà in occasione di Frieze, il 10 ottobre, il nuovo spazio-galleria londinese con servizio di advisory tutto dedicato all’arte del Sud Globale, creato dalla collezionista e mecenate Flavia Nespatti

Matteo Bergamini

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Il civico 13 di Tottenham Mews, nel quartiere di Fitzrovia, a due passi dalla University of London e da Marylebone, ha un passato curioso: nato come laboratorio industriale a metà degli anni Quaranta, di allora è rimasta la carrucola in ferro sul tetto, un tempo utilizzata per issare i materiali ai piani superiori. In anni più recenti, dal 1968 al 1990, il numero 11 fu la sede originale della Annely Juda Gallery. È qui che dal 10 ottobre Londra riceverà un nuovo indirizzo dell’arte, con l’apertura ufficiale di ANTESALA, nuovo spazio espositivo permanente e piattaforma di advisory che lavora in collaborazione con artisti, gallerie e organizzazioni culturali per presentare mostre che mettono in luce artisti latinoamericani. 

Fondata da Flavia Nespatti, collezionista e mecenate originaria del Brasile, con direzione di Laura González, iIl focus latinoamericano di ANTESALA sarà una sfida per diversificare e approfondire il discorso internazionale che menziona l’arte latinoamericana sempre più spesso, ma non sempre ci rappresenta», spiega González, originaria di Porto Rico e con una carriera come cofondatrice delle aste di Latin American Art da Phillips New York, dov’è stata a capo del dipartimento e specialista nel team di Arte Contemporanea, e ideatrice, con Ana Sokoloff, della piattaforma di design d’artista THEMUST.CO, che presenta opere di artisti provenienti da oltre una dozzina di Paesi, con mostre pop-up a Londra, Parigi, Aspen e Bogotá.

Con l’obiettivo di canalizzare energia sostenuta e attività di mercato verso artisti e progetti culturali latinoamericani, ANTESALA presenterà 4-5 mostre all’anno, consistenti in proposte curatoriali moderne e contemporanee in partnership con gallerie e artisti, offrendo anche servizi più ampi di advisory e strategici a clienti privati e istituzionali, come parte della sua missione di massimizzare le opportunità internazionali per gli artisti e le loro eredità. E a proposito di eredità, la prima mostra in programma, «Assembly Lines», riunirà opere di artisti dagli anni Sessanta ad oggi che condividono approcci sperimentali e concettuali al disegno, abbracciando un’ampia gamma di media e riflettendo l’ambizione di ANTESALA di ampliare e complicare le visioni locali sull’arte e sugli ecosistemi intellettuali in America Latina, e la loro interazione con il resto del mondo.

ANTESALA, una finestra latina a Londra: perché proprio il Regno Unito, e perché ora?
Flavia Nespatti: È un momento straordinario per gli artisti latinoamericani nel Regno Unito. Solo quest’anno il Barbican ha esposto le artiste colombiane Beatriz González e Delcy Morelos, l’artista brasiliano Paulo Nimer Pjota ha una personale alla South London Gallery, e Cecilia Vicuña inaugura alla Whitechapel a ottobre. Alla Nottingham Contemporary, Chico da Silva è attualmente in mostra, con Julia Isídrez in arrivo a ottobre. Ci sono Frida Kahlo, Julio Le Parc e Ana Mendieta alla Tate Modern. E il Serpentine Pavilion di quest’anno è stato progettato dallo studio di architettura messicano LANZA Atelier, vicino a un Jesús Soto «Penetrable» recentemente installato. Sul fronte istituzionale, i musei hanno lavorato per ampliare il canone e correggere una narrazione eurocentrica della storia dell’arte. L’America Latina è sempre interessante per il suo rapporto distinto con la modernità, sfida le tradizioni curatoriali europee. L’Europa e il Regno Unito stanno recuperando terreno rispetto agli Stati Uniti in termini di attenzione e accesso. Dall’altro lato, Londra è un mercato che accoglie ciò che non è ancora stato scoperto ed è sufficientemente curioso da confrontarsi con narrazioni ed estetiche non familiari. La resilienza della comunità artistica britannica è davvero stimolante, e il nostro modello ibrido/collaborativo ci aiuterà a navigare il mercato internazionale.

Laura González ritratta da Ollie Hammick

Flavia Nespatti ritratta da Ollie Hammick

A proposito del modello: ANTESALA sarà spazio espositivo e piattaforma di advisory, come bilanciate le due cose, senza creare conflitto di interessi?
F.N.: Il mercato ha chiesto nuovi modelli flessibili in grado di rafforzare l’ecosistema che sostiene gli artisti. Crediamo di poter collaborare con gallerie, artisti, partner e collezionisti che siano genuinamente impegnati. Sono anche molto felice che Laura González guidi questo progetto con me. La sua esperienza e la sua vasta conoscenza si distinguono in un mercato con troppi cosiddetti advisor, e sono entusiasta di ciò che possiamo costruire per i nostri clienti. La nostra pratica di advisory va di pari passo con il focus curatoriale e di ricerca delle nostre mostre e collaborazioni. Abbiamo una grande rete di artisti affermati ed emergenti, istituzioni e collezionisti che vogliamo connettere e far contaminare reciprocamente. Amiamo collegare idee ed espandere conversazioni che non sempre vengono fatte.

Prima di ANTESALA, nel 2023 ha cofondato Anteroom, una piattaforma curatoriale nomade dedicata ad artisti emergenti con base nel Regno Unito e in Europa, utilizzando spazi in tutta Londra. Qual è il rapporto tra i due progetti? Anteroom è stato un laboratorio per ANTESALA, o sono iniziative pensate parallelamente, nate a breve distanza, e con obiettivi diversi?
F.N.: Ho cofondato Anteroom con due amici, un collezionista e un pittore, che avevano identificato la necessità di opportunità espositive per artisti senza rappresentanza formale. Volevamo far rivivere il formato informale del salotto, riunendo le persone in spazi accoglienti anziché nell’intimidatorio white cube. Abbiamo riunito amici, galleristi, artisti e curatori; gli artisti hanno venduto opere, incontrato collezionisti e si sono connessi con altri professionisti. ANTESALA è un progetto separato, che si è venuto formando da quando ho concluso il mio MA al Courtauld nel 2022. È più ambizioso e complesso, con un focus sull’America Latina e per questo abbiamo acquisito lo spazio permanente di Tottenham Mews. Miriamo a offrire una programmazione curata con grande attenzione e a diventare una sorta di hub con un pubblico che si costruirà nel tempo. Ecco perché è importante che il nostro programma vada oltre le mostre. La parola «antesala» (anteroom sia in spagnolo sia in portoghese) è definita come la stanza che ne precede una più grande. Ma porta con sé anche l’idea di un raduno intimo, dell’informalità, delle prime impressioni, del pensiero e, soprattutto, del dialogo e dello scambio. Entrambi i progetti condividono questa essenza.

Laura González, lei parla di «cacofonia e sofisticazione» come elementi spesso assenti dalla rappresentazione dell’America Latina. Come intende trasmettere questa complessità attraverso la sua programmazione, evitando una visione stereotipata o riduttiva della regione?
L.G.: Impegnandoci nella specificità. Il nostro programma non cerca di arrivare a una narrazione unificata e ordinata di ciò che è l’arte latinoamericana, cosa che comunque non è mai possibile. Così come è impossibile arrivare a una teoria unificata dell’arte europea, o dell’arte del Sud-Est asiatico, e così via. Ci rapportiamo agli artisti per come sono, attraverso le loro opere, i loro contesti e le loro narrazioni. Nessun artista ha il dovere di rappresentare qualcosa al di là di ciò che specificamente vuole dire o fare. Mi piace la parola «cacofonia» per descrivere il programma che stiamo costruendo perché, nel suo insieme, dovrebbe essere imprevedibile e generativo.

Matteo Bergamini, 17 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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