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Una veduta dell’installazione «origo» di Delcy Morelos al Barbican di Londra

© Thomas Adank/Barbican Art Gallery

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Una veduta dell’installazione «origo» di Delcy Morelos al Barbican di Londra

© Thomas Adank/Barbican Art Gallery

Al Barbican «origo», la grandiosa installazione di Delcy Morelos

Si tratta della prima commissione pubblica nel Regno Unito per l’artista colombiana e prima installazione in dieci anni per questo piccolo angolo di cielo nel mezzo di Londra

Francesco Sala

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C’è il richiamo evidente all’antropogonia, di matrice biblica ma anche legata a miti di altre epoche, genti e religioni. C’è una sottile vena politica, in riferimento alle cicatrici di un territorio, quello del natio Sudamerica, violentato nel corso dei secoli da feroci campagne estrattive, lontane dal potersi dire esaurite. C’è il dialogo con il panorama che accoglie questo intervento: in senso stretto, con lo specchiarsi nelle architetture brutaliste che abbracciano l’opera e dell’opera diventano quinta scenografica; in senso più assoluto, nel possibile rimando alle costruzioni preistoriche a pianta circolare che segnano il profilo morbido delle colline di queste isole e con quelle colline a volte si confondono. C’è tutto questo, c’è molto altro in «origo», il grandioso intervento site specific che Delcy Morelos (Tierralta, Colombia, 1967) ha pensato per la Sculpture Court del Barbican di Londra (fino al 31 luglio), prima commissione pubblica nel Regno Unito per l’artista colombiana e prima installazione in dieci anni per questo piccolo angolo di cielo nel mezzo della città. Una stagione intensa per Morelos, protagonista di quella che, se fosse una rockstar, potremmo quasi definire una tournée europea. Da marzo ha preso possesso del Lokremise, l’imponente spazio ancillare del Kunstmuseum a San Gallo, con una grandiosa installazione site specific, «Las formas de la sombra» fino al 12 luglio; ora replica al Barbican e si appresta, a fine giugno, a inaugurare un nuovo lavoro ambientale nella Horta Hall del Bozar di Bruxelles (28 giugno-30 agosto).

Per «origo», l’artista tratta direttamente, con le proprie mani, le 30 tonnellate di terra che creano una struttura ellittica di 24 per 18 metri, un corridoio coperto a pianta piramidale che corre su sé stesso. Gli ingressi ai quattro punti cardinali portano all’interno del circuito, in alcove accoglienti tratteggiate dalla luce soffusa, e allo stesso tempo nell’arena che questo racchiude. Un uovo, forse l’utero della Madre Terra, uno spazio di spiritualità che si innesta nella grande tradizione della Land art storica, come la tragica «Amarillo Ramp» di Robert Smithson. È stata definita opera «sensoriale», «origo»: e davvero invita a un’esperienza olistica, da vivere in modo pieno. Lasciandosi inebriare dal profumo caldo e umido della terra; facendosi sedurre dalle rughe delle zolle, con le dita che scorrono sulla pelle dell’installazione; abbagliati dai riflessi che il cielo sbarazzino di Londra disegna sulla struttura, con i frammenti minerali che brillano quando esce il sole e la trama che incupisce e si chiude su sé stessa quando al contrario rannuvola.

«Nelle tradizioni ancestrali andine, l’essere umano è terra vivente, spiega Delcy Morelos. Io sono un corpo, io sono terra. Nello spazio espositivo, la terra si esprime; è il centro e lo specchio di ciò che siamo». Siamo terra, dunque: e risuona il versetto dell’Ecclesiaste che ci ricorda come alla terra torneremo, inevitabilmente e inesorabilmente. La nostra transitorietà è allora la stessa di «origo», che dal prossimo mese di agosto cesserà di esistere, cedendo pezzo per pezzo alla sua condizione di opera effimera, con il processo di decostruzione della struttura che chiuderà il cerchio, completerà il flusso, consegnando tutto alla memoria. Quella memoria che Morelos ha richiamato in una recente intervista a «The Guardian», riprendendo i ricordi di quando aiutava la nonna a spazzare il pavimento in terra battuta della sua casa di bambina: i fili del passato, del presente e del tutto si annodano, allora. Siamo terra, quindi semplice terra, e allora più semplici di quanto ci illudiamo di essere. Ma non per questo meno magici.

Delcy Morelos, «origo» al Barbican di Londra. © Adama Jalloh/Barbican Art Gallery

Francesco Sala, 19 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Al Barbican «origo», la grandiosa installazione di Delcy Morelos | Francesco Sala

Al Barbican «origo», la grandiosa installazione di Delcy Morelos | Francesco Sala