Una veduta della Villa di Lucius Crassus

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Una veduta della Villa di Lucius Crassus

Un contratto per la «buffer zone» di Pompei

Approvato il Cis (Contratto Istituzionale di Sviluppo) per la riqualificazione dei comuni vesuviani attorno al sito. Si rende necessaria la sinergia di investimenti pubblici e privati

È stato approvato il 17 maggio e dovrebbe partire a breve il progetto «Vesuvio-Pompei-Napoli» previsto dalla legge 112 del 2013. Con un ritardo di anni e dopo mesi di complessa preparazione, il direttore del Grande Progetto Pompei, generale dei Carabinieri Giovanni Di Blasio, in carica dal luglio 2021, è riuscito nell’impresa: il Contratto istituzionale di sviluppo (Cis) è stato finalmente approvato e sottoscritto dal Ministero della Cultura (MiC) e da quello per il Sud e la Coesione Territoriale, dalla Regione Campania e dai sindaci di 19 Comuni che partecipano al progetto.

Il Cis è il primo passo concreto per attuare la legge del 2013, approvata in accordo con Unesco e Unione Europea: prevede un’ampia gamma di investimenti, per creare una serie di infrastrutture sul territorio e per riqualificare siti archeologici e monumentali che siano un rilancio della zona vesuviana. Con il Cis si sono anche approvati 45 progetti, scelti tra i 138 presentati.

Mirano a tre obiettivi: la cultura come «volano per la rinascita» del territorio, il turismo per la «valorizzazione e fruibilità dell’attrattore culturale» e la rigenerazione urbana per una «maggiore inclusività sociale dei territori». L’investimento per i progetti selezionati è di 287 milioni di euro: per 31 progetti «ad alta priorità» esiste già la copertura finanziaria di 214 milioni attraverso il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (Fsc 2014-20).

Altri 14 progetti sono stati scelti e finanziati con 73 milioni dal MiC come parte del Grande Progetto Beni Culturali, e andranno alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale locale. Responsabile unico per l’attuazione, monitoraggio, valutazione e controllo di questa parte del progetto finanziato dal MiC è il generale Giuseppe Di Blasio.

Finanziamenti, dove e quanto
Questi alcuni tra gli interventi su infrastrutture e siti archeologici, tra i 45 progetti approvati. Un primo lotto di lavori (33 milioni) prevede la riconversione dell’ottocentesca linea ferroviaria tra Torre Annunziata e Gragnano (12 chilometri), oggi in parte dismessa: sarà sostituita da una tramvia leggera. Proprio a Gragnano, «capitale della pasta», sono destinati 1,5 milioni per il completamento del Museo della Pasta.

A Boscoreale sarà creato il Bioma (15 milioni), bioparco con giardino mediterraneo. A Torre del Greco 7 milioni andranno al grande complesso dei Molini Marzoli, da quarant’anni chiusi e ormai ruderi di archeologia industriale; quasi 13 milioni saranno destinati a combattere l’erosione costiera e al recupero ambientale del litorale. Tre progetti riguardano la periferia orientale di Napoli: 27 milioni in totale per riconvertire in «community hub» l’ex forno comunale, creare una terrazza a mare nella zona est, riqualificare l’area industriale ex Corradini. Molti altri sono gli interventi sul patrimonio culturale.

Al sito archeologico di Pompei vanno 37 milioni per il completamento del Grande Progetto: 32 milioni serviranno a restauro e messa in sicurezza del fronte dell’Insula Meridionalis, nell’VIII Regio. A Tersigno, interventi alle 3 ville romane di Cava Ranieri: con 1,5 milioni, saranno rese accessibili ai visitatori. Circa 20 milioni sono per Ercolano: serviranno anche a scoprire la parte ovest dell’antica spiaggia e per collegare la città romana alla Villa dei Papiri. Tre progetti a Oplontis: circa 17 milioni per restauri della Villa di Lucius Crassius e adeguamento dell’ex spolettificio destinato a scuola di restauro, sede espositiva e deposito archeologico.

L’obiettivo ora è il turismo
Il primo obiettivo della legge del 2013 è stato già raggiunto: risanare con urgenza il degrado degli scavi pompeiani finanziando restauri e mettendo in sicurezza la grande città antica, lavori quasi conclusi anche grazie a oltre 100 milioni di finanziamenti europei, usati dall’allora direttore generale della Soprintendenza pompeiana Massimo Osanna con competente rapidità.

Il secondo e complesso obiettivo è ora affrontato dal Cis: risolvere, attraverso un articolato piano strategico, la situazione di disagio sociale ed economico della vasta area intorno ai celebri scavi, la cosiddetta «buffer zone». È un territorio che comprende i Comuni vesuviani con i loro 250mila abitanti, da anni impoveriti dalla chiusura di molte imprese del territorio dopo la fine del boom industriale iniziato negli anni ’60.

Adesso si punterà soprattutto sul turismo culturale, frenato finora da mancati finanziamenti pubblici e privati e dal grave ritardo nelle infrastrutture e nella capacità di un’adeguata accoglienza. Alla realizzazione della legge del 2013 avevano subito collaborato gli imprenditori privati che operano nella Regione campana, uniti nell’Associazione Naplest et Pompei. Avevano fatto importanti proposte, presentato progetti e un dettagliato piano urbanistico dell’intera area redatto dal noto architetto di Barcellona Josep Acebillo.

Nel 2018 questi piani di sviluppo erano stati in parte approvati dall’Unità Grande Pompei, istituita dal Ministero della Cultura per la gestione dei progetti, soprattutto degli imprenditori, per la «buffer zone». Una procedura che avrebbe anche sviluppato un’ampia collaborazione tra pubblico e privato. Da allora, per 5 anni, l’Unità Grande Pompei è rimasta bloccata, con i progetti approvati rimasti nel cassetto tra ostacoli burocratici, mancate decisioni politiche, inerzia dello Stato e della Regione.

Il nuovo Cis dovrebbe segnare un’inversione di tendenza. Ma i 287 milioni di investimenti previsti, tutti di solo denaro pubblico, non sembrano sufficienti per cambiare il volto dei Comuni vesuviani senza il contributo dell’imprenditoria privata, per ora assente dal Cis. La Fondazione Mezzogiorno e l’Associazione Naplest et Pompei, da anni anche partner istituzionale del Comitato di Gestione del Grande Progetto Pompei, nel 2021 avevano già presentato al Governo una serie di proposte per oltre 100 interventi nella «buffer zone»: circa 1 miliardo da attivare anche attraverso il Pnrr.

Se approvati, dice la presidente di Naplest Marilù Faraone Mennella, quegli investimenti potrebbero generare «nuove iniziative per oltre 8 miliardi». Adesso gli imprenditori, per ora ignorati dal Cis, aspettano di essere coinvolti nella nuova fase operativa.

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Edek Osser, 07 giugno 2022 | © Riproduzione riservata

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