«Madonna del cancelliere Rolin» di Jan van Eyck prima del restauro (particolare). © Musée du Louvre dist. Rmn-Grand Palais, Angele Dequier

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«Madonna del cancelliere Rolin» di Jan van Eyck prima del restauro (particolare). © Musée du Louvre dist. Rmn-Grand Palais, Angele Dequier

Rivedere Van Eyck al Louvre

Attorno alla tavola restaurata (unico suo dipinto conservato in Francia), riuniti altri capolavori del maestro fiammingo, di Bosch, Van der Weyden e Campin

Luana De Micco

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Appena restaurata, la «Madonna del cancelliere Rolin», capolavoro della pittura fiamminga, unico dipinto di Jan van Eyck conservato in Francia, al Louvre, è al centro di una mostra-evento, «Rivedere Van Eyck», che il museo parigino presenta dal 20 marzo al 17 giugno. Il restauro appena terminato è stato il primo importante intervento sull’opera dalla sua acquisizione da parte dello Stato francese, nel 1800. I restauratori del Centro di ricerca e restauro dei musei di Francia sono intervenuti sulla superficie pittorica del quadro, procedendo all’assottigliamento degli strati di vernice ossidati che ne avevano alterato la visibilità.

Il dipinto, realizzato nel 1436, è esposto insieme ad altre opere di Van Eyck, mai presentate prima in Francia. Per l’occasione il Louvre ha ottenuto il prestito di due opere maggiori come «La Madonna di Lucca» (1433-36) dallo Städelsches Kunstinstitut di Francoforte e l’«Annunciazione» (1435 ca) dalla National Gallery of Art di Washington. Gli Staatliche Museen zu Berlin hanno prestato il «Ritratto di Baudouin de Lannoy» (1431 ca) e il Philadelphia Museum of Art «Le stigmate di san Francesco» (1430-40 ca). Il Museo Civico d’Arte Antica di Torino ha inoltre prestato un foglio attribuito a Van Eyck del Libro d’ore miniato noto come «Ore di Torino» (1390-1405 ca). Tra le opere esposte, anche un «Ecce homo» (1485-1500) di Hieronymus Bosch, arrivato sempre da Francoforte, oltre che manoscritti d’epoca e bassorilievi.

«Per molti versi, la “Madonna del cancelliere Rolin”, scrive il museo in una nota, cristallizza le tensioni che attraversavano l’arte fiamminga nel primo XV secolo, tra tradizione medievale e sperimentazione rivoluzionaria. Attraverso accostamenti eloquenti, la mostra permette di esprimere la singolarità di Van Eyck, inscrivendolo nella sua epoca, e contribuisce ad arricchire la nostra comprensione del dialogo tra Van Eyck e gli artisti del suo tempo».

Un’ampia sezione della mostra, curata dalla conservatrice Sophie Caron, ricostruisce le circostanze in cui Van Eyck dipinse la sua «Madonna», raffigurante Nicolas Rolin, alto dignitario della corte di Borgogna, inginocchiato davanti alla Vergine che, avvolta in un ampio mantello rosso, tiene Gesù Bambino sulle ginocchia, mentre un angelo in volo sostiene una corona sul suo capo. La mostra solleva l’attenzione su alcuni dettagli, più visibili alla luce del recente restauro, come il paesaggio non identificabile che si intravede sullo sfondo e i due piccoli personaggi rappresentati di spalle nel giardino dietro la loggia.

Un’altra sezione è dedicata all’arte del ritratto nel lavoro di Van Eyck e dei suoi contemporanei, tra cui Rogier van der Weyden e Robert Campin, di cui sono esposte alcune opere. Di Van der Weyden è l’illustrazione di un manoscritto miniato, detto delle «Cronache di Hainaut» (1447-48), conservato alla Bibliothèque royale de Belgique di Bruxelles, in cui figura lo stesso cancellerie Rolin. A Van der Weyden è attribuito anche un «San Giorgio e il drago» (1430 ca) prestato dalla National Gallery di Washington. Un’altra sezione è dedicata alla dimensione architettonica presente nei dipinti di Van Eyck che, ispirandosi anche alle chiese romaniche, crea luoghi immaginari e onirici.

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Luana De Micco, 18 marzo 2024 | © Riproduzione riservata

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