Paris+ Art Basel

©2021-2023 Takashi Murakami Kaikai Kiki Co.. Cortesia dell’artista e di Perrotin

Paris+ tra bilanci e nuove sfide

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©2021-2023 Takashi Murakami Kaikai Kiki Co.. Cortesia dell’artista e di Perrotin

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Elena Correggia

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È un momento assai propizio per Parigi. La seconda edizione di Paris +, il format fieristico portato nella capitale francese da Art Basel, ha appena chiuso i battenti (domenica 22 ottobre) mettendo a segno un buon bilancio di pubblico e di vendite con circa 38mila visitatori ad affollare gli stand delle 154 gallerie provenienti da tutto il mondo presenti negli spazi del Grand Palais Ephémère.

 «Molti operatori hanno cercato di presentare qui una selezione di opere importanti, sapendo che ci sarebbero stati i collezionisti giusti interessati ad acquistarli», commenta un’art advisor che conferma come, dopo il primo giorno di apertura della fiera, molti stand fossero già cambiati, possibile segnale questo delle buone vendite subito avvenute.

I collezionisti e gli addetti ai lavori hanno affollato anche l’esposizione pre-asta di Christie’s (si parla di circa 1.700 persone prenotate al cocktail su invito), così come le inaugurazioni delle numerose mostre in spazi privati e pubblici che in questo periodo stanno rendendo l’offerta culturale di Parigi più attrattiva che mai.

Alla crescita dell’interesse internazionale per la manifestazione e, in generale per la città, hanno contribuito poi le ultime aperture delle sedi di prestigiose gallerie multinazionali (fra cui Hauser&Wirth e Mendes Wood DM). Benché Londra continui a mantenere una posizione globale indiscutibile, Parigi nell’ultimo anno ha senz’altro saputo approfittare del vuoto lasciato dal post Brexit per aumentare il suo peso come snodo centrale del mercato dell’arte in Europa.

Se la vivacità degli scambi non si è fatta attendere, secondo alcuni operatori molte vendite si sono attestate su valori più contenuti rispetto al passato: «La nostra sensazione della fiera quest’anno è che l’energia rimane abbastanza cauta anche considerato il clima globale», affermano dalla galleria Massimo De Carlo, che fino a sabato aveva venduto 12 lavori con un range di prezzi da 25-150mila euro, fra cui quelli di Jennifer Guidi, John McAllister, Nicole Wittenberg, Ludovic Nkoth e Lenz Geerk. 

 

«Buried Sunshines Burn» (2023) di Julian Charrière. Foto di Hans-Georg Gaul, copyright dell’artista. Cortesia di Perrotin

Benché sembri che il grande Rothko da 40 milioni di dollari esposto da Pace non sia stato venduto, non sono tuttavia mancate le vendite milionarie e da centinaia di migliaia di euro. La stessa Pace ha venduto una tela di Tony Smith del ‘56 per 200mila dollari, da Levy Gory Dayan una scultura in bronzo di Aristide Maillol ha trovato un compratore (la richiesta era di 3,5 milioni di euro), così come una carta di Cy Twombly (la quotazione era di 550mila). Un dipinto di Alex Katz da Gladstone è stato acquistato per 1,2 milioni di dollari, un lavoro di Penone da Gagosian per 400mila euro.

Molto fotografata allo stand di White Cube la tela di Tracey Emin «How the fuck do you think how I am», venduta per 990mila sterline, mentre dalla belga Vedovi Gallery un acrilico di Ed Ruscha ha superato il milione. «Nonostante il clima internazionale, caratterizzato da un cielo “nuvoloso”, c’era una buona energia con tante persone e la partecipazione di americani e asiatici, un fatto sorprendente rispetto a quanto capita nel mondo. Il contesto parigino è scoppiettante: tante mostre, manifestazioni parallele, noi stessi contavamo 14 presenze in città; una capitale luminosa ed energetica che da questo punto di vista ha spodestato Londra», commenta Lorenzo Fiaschi della galleria Continua che ha venduto varie opere di Pascale Marthine Tayou, Eva Jospin, Michelangelo Pistoletto e JR con valori da 40mila a 250mila euro. 

Soddisfazione anche da Perrotin, che il primo giorno aveva già venduto una scultura di Takashi Murakami per 1,4 milioni di euro e nei giorni successivi tre lavori di Julian Charrière per 50mila euro l’uno e una scultura di Izumi Katò per 60-70mila. Dato che molti operatori volevano puntare sul sicuro hanno brillato soprattutto i nomi consolidati.

L’aspetto che molti addetti ai lavori hanno invece giudicato più debole riguarda la mancanza di novità fra gli emergenti della scena contemporanea. Paris + ha comunque ingranato una buona marcia, considerando l’incerta situazione economica e geopolitica globale. C’è chi ora scommette su un’edizione ancora migliore l’anno prossimo, quando la kermesse verrà ospitata nella sua sede definitivamente restaurata del Grand Palais. E c’è chi già ipotizza una nuova concorrenza insidiosa, perché tutta interna, con la stessa fiera di Basilea. Più curatoriale nelle scelte, ma con un’ubicazione molto meno affascinante della Ville Lumière.

Elena Correggia, 25 ottobre 2023 | © Riproduzione riservata

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