Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Valeria Sermonti
Leggi i suoi articoliUn nuovo allestimento per valorizzare un importante patrimonio artistico legato alla storia francescana. Il Museo del Tesoro della Basilica di San Francesco ad Assisi si prepara a un intervento di riqualificazione grazie a un finanziamento di 400mila euro del Ministero della Cultura, nell’ambito della Programmazione dei lavori pubblici 2025-27.
L’obiettivo è duplice: rendere più efficace e accessibile il percorso di visita, secondo i più aggiornati criteri museografici, e innalzare gli standard di conservazione delle opere. Il progetto prevede poi anche la realizzazione di uno spazio destinato alle esposizioni temporanee, ampliando così le possibilità di programmazione culturale del museo.
A sostenere il percorso sarà l’accordo di valorizzazione tra il Sacro Convento di Assisi e i Musei Nazionali di Perugia-Direzione regionale Musei nazionali Umbria, che integra la collaborazione avviata nel 2021 e rinnovata nel 2025. Gli uffici dell’istituto museale del Ministero della Cultura affiancheranno il Sacro Convento nella gestione delle risorse e nella pianificazione dell’intervento. Responsabile unico del progetto (Rup) è Veruska Picchiarelli, delegata alla Direzione dei Musei nazionali dell’Umbria, con l’architetto Maria Elena Lascaro come supporto al Rup.
Il Museo del Tesoro custodisce oltre cento opere che raccontano secoli di storia dell’arte e della devozione francescana. Tra i capolavori spicca la tavola con «San Francesco e quattro miracoli post mortem», dipinta da Giunta Pisano intorno al 1230. Di grande valore è anche il celebre calice realizzato nel 1290 dall’orafo senese Guccio di Mannaia e donato alla Basilica da Niccolò IV, primo papa francescano. Completa il nucleo storico il messale miniato donato dal re di Francia Luigi IX.
A queste opere si aggiunge la Collezione Perkins, lascito dello storico dell’arte statunitense Frederick Mason Perkins: circa cinquanta tavole databili dal XIV al XVI secolo, con opere di Pietro Lorenzetti, Lorenzo Monaco e Sassetta.
La collaborazione tra le istituzioni umbre nasce dalla volontà di condividere competenze, ricerca e strumenti di valorizzazione. Un percorso già sperimentato in occasione delle celebrazioni francescane del triennio 2024-26. Nel 2026, il Calice di Guccio di Mannaia è stato inserito nel percorso scientifico della mostra «Giotto e san Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento», alla Galleria Nazionale dell’Umbria, mentre tra il 2024 e il 2025 il Sacro Convento ha prestato la preziosa «chartula» di san Francesco (un piccolo foglio di pergamena scritto direttamente di pugno da san Francesco d'Assisi nel settembre del 1224 sul monte della Verna) per la mostra «San Francesco tra Cimabue e Perugino», al Senato della Repubblica.
Il nuovo accordo punta ora a trasformare questa collaborazione in un progetto organico. Consulenza scientifica e amministrativa, ricerca, mostre, convegni, itinerari, eventi e comunicazione contribuiranno a fare del Museo del Tesoro un luogo ancora più dinamico e accessibile. Un intervento che rafforza la tutela di un patrimonio di valore nazionale e, al tempo stesso, restituisce centralità alle radici artistiche, storiche e spirituali dell’Umbria.
Valeria Sermonti
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Dal 16 al 25 ottobre torna la manifestazione promossa da Rete Fotografia. Al centro della XII edizione il ruolo delle immagini nella costruzione della memoria individuale e collettiva, con appuntamenti in 12 regioni italiane e, per la prima volta, in Albania
Da una diagnosi completa delle coperture lignee della celebre chiesa fiorentina, condotta dal Cnr e dall’Opera di Santa Croce, è emerso un sofisticato metodo di ventilazione naturale
Il progetto di legge proposto dalla Giunta regionale ha ricevuto il via libera dell’Assemblea legislativa. La fusione prevede l’ingresso della Fondazione Museo Ebraico di Bologna nella Fondazione Meis, istituzione con sede a Ferrara
Le lettere di questa nobildonna e mecenate rappresentano oggi una fonte di straordinario valore per ricostruire la storia, la cultura e la società dell’Italia tra Quattro e Cinquecento



