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Valeria Sermonti
Leggi i suoi articoliSu una spiaggia dell’isola greca di Othonoi, nel Mar Ionio, due cacciatori preistorici sembrano affrontare un nemico inatteso: la sagoma di una piattaforma petrolifera. È «The Hunt», intervento temporaneo di land art dell’artista greco The Krank, realizzato sulla spiaggia di Aspri Ammos nell’ambito della residenza Ionian Lab, promossa da Space52 e Kalogerou 1844. L’opera occupava circa 500 metri quadrati ed è stata realizzata come intervento effimero sul paesaggio.
La scelta del luogo non è casuale. Othonoi è il punto abitato più occidentale della Grecia e dalla spiaggia l’orizzonte guarda verso il Block 2, un’area del nord Ionio interessata da attività di esplorazione di idrocarburi, a circa dieci chilometri dall’installazione. Qui è prevista la ricerca di giacimenti di gas naturale, con la possibilità di future attività di perforazione.
È proprio questa possibile trasformazione del paesaggio a diventare il tema dell’opera. The Krank utilizza un linguaggio che richiama le pitture rupestri: figure essenziali, segni scuri e forme primitive che, viste dall’alto, compongono una scena riconoscibile. Due uomini armati di lance si confrontano con una piattaforma offshore che, però, sulla spiaggia non esiste. È un’immagine del futuro sovrapposta al presente.
Da terra l’opera non si lascia leggere completamente. I visitatori vedono frammenti, linee e figure disseminate tra rocce e ciottoli. È l’immagine aerea a rivelarne la composizione complessiva. Anche il punto di vista, dunque, diventa parte del progetto: l’opera è pensata per essere osservata dall’alto e documentata prima di scomparire.
Il confronto tra i cacciatori e la piattaforma mette in relazione due epoche lontanissime. Da una parte c’è l’uomo preistorico, alla ricerca delle risorse necessarie alla sopravvivenza; dall’altra una moderna industria capace di intervenire su larga scala sull’ambiente per estrarre energia. La domanda implicita è se, a distanza di migliaia di anni, sia davvero cambiato il rapporto dell’uomo con ciò che lo circonda.
«The Hunt» non vuole raccontare un paesaggio già trasformato, ma quello che potrebbe diventarlo. Per questo la piattaforma raffigurata assume un valore simbolico: rende visibile qualcosa che ancora non c’è e che potrebbe modificare la percezione stessa dell’orizzonte.
L’intervento è rimasto sulla spiaggia soltanto per il tempo necessario alla documentazione, senza lasciare modifiche permanenti. L’opera scompare, ma lascia una domanda: quando un futuro possibile comincia a cambiare il modo in cui guardiamo un luogo?
Valeria Sermonti
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