Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Flavia Foradini
Leggi i suoi articoliÈ accorata la reazione di Klaus Albrecht Schröder, direttore dell'Albertina, alla notizia del nuovo lockdown da lunedì 22 novembre in Austria. Ormai sembrava che lo spettro di ampie chiusure fosse un'opzione del tutto esclusa almeno per i vaccinati e i guariti, cosicché a Vienna la cultura aveva ripreso a girare a ritmo sostenuto, facendo progetti, proponendo eventi di ogni tipo e con pubblico folto.
C'era come un'atmosfera di gioioso ritorno alla normalità. Si era ricominciato a vedere turisti. Non ancora dall'Estremo Oriente, dalla Russia o dagli Stati Uniti, ma nonostante il diffuso obbligo di Green Pass il pubblico europeo era tornato copioso, italiani compresi. Dentro ai musei non si notava differenza rispetto al periodo pre-pandemia, nonostante l'obbligo di mascherina FFP2.
Poi la doccia fredda, con l'annuncio venerdì 19 di una prolungata chiusura generale almeno fino al 12 dicembre e senza eccezioni: «Questo lockdown non era in alcun modo prevedibile, non era stato annunciato, al contrario era stato detto l'opposto» attacca il direttore dell'Albertina, aggiungendo la propria voce alle numerose critiche di una gestione politica della pandemia dapprima molto esitante, poi, ora e all'improvviso, intransigente: «Questo ci mette in una situazione estremamente difficile. Era stato detto fino a poco fa che non c'era alcuna possibilità di tornare ad un lockdown. Alla mostra su Modigliani che abbiamo aperto a settembre, nei fine settimana stavamo avendo 3000 visitatori al giorno, all'Albertina Modern un migliaio al giorno. I numeri ci stavano confortando. Da lunedì non avremo nessuno», dice amaro Schröder.
«Speravamo di rientrare degli elevati costi che abbiamo dovuto affrontare per la mostra di Modigliani, ma ora sino a fine anno si prospettano perdite milionarie. Possiamo solo appellarci al sostegno dello stato. Non sta a me giudicare la necessità di questo lockdown, ma sono colpito dalla discrepanza fra quanto era stato detto fino a ieri e la repentina svolta di oggi. Non possiamo che trasferirci da subito sulla Rete, e speriamo nei visitatori virtuali».
Alla notizia del nuovo lockdown, questo fine settimana migliaia di manifestanti si sono riversati in Heldenplatz e nelle altre piazze di Vienna © Epa/Christian Bruna
Altri articoli dell'autore
Dal 25 marzo riprende la scommessa del Wam, che dopo i lavori durati sei mesi cerca una svolta. A dare il via al nuovo corso è una mostra dedicata ad Hermann Nitsch e a un periodo della sua attività, quello tra il 1960 e il 1965, caratterizzato da una decisa sperimentazione
Nel museo viennese un’approfondita indagine sul genere delle vedute è l’occasione per fare chiarezza sui due pittori, che in area germanica sono entrambi noti con il nome di «Canaletto». Visita in anteprima alla mostra in compagnia del curatore Mateusz Mayer
Tra il centinaio di dipinti e le 20 stampe esposti anche la sua, forse più famosa, tela con «L’origine del mondo», che non mancherà di attrarre file di curiosi visitatori
All’Albertina, da cui mancava dal 1936, 200 opere mettono in luce la versatilità dell’artista conosciuto soprattutto per la sua vena satirica



