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Laura Borghi. Foto Federico Cedrone

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Laura Borghi. Foto Federico Cedrone

La quinta edizione del premio di Officine Saffi per svelare le tendenze emergenti della ceramica contemporanea

Per la prima volta un tema dovrà ispirare le candidature. Quest’anno la mostra dei finalisti si svolgerà in concomitanza con l’inaugurazione della nuova sede

Carla Cerutti

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Le iscrizioni online all’Officine Saffi Award 5 apriranno il 4 luglio 2023 e il termine ultimo per candidarsi sarà il 9 novembre 2023. Officine Saffi è una realtà milanese nata nel 2011 da un’idea del presidente, Laura Borghi, come fondazione no-profit che si occupa di ceramica contemporanea a livello internazionale. Agisce a 360 gradi presentando in Italia artisti e linguaggi inediti, promuovendo nuove ricerche e sperimentazioni nel settore, favorendo il dialogo tra arte, design e artigianato nella convinzione che la ceramica sia un vettore di trasformazione artistica, culturale e sociale.

Abbiamo chiesto a Laura Borghi da dove nasce questa convinzione e perché proprio la ceramica e, ad esempio, non il vetro: «Il gesto di modellazione della materia che dà forma alla creazione ceramica è forse il più antico attraverso cui l’uomo inizia ad introdurre nell’ambiente esterno manufatti che esprimono la sua visione del mondo. L’elementarità dei mezzi impiegati, così come del processo di produzione, hanno permesso a questo medium di attraversare la storia ed essere chiamato a interpretare il presente penetrando confini di ordine geografico, sociale, economico e culturale. Per questo e senza esitazione alcuna mi sento di affermare che si tratti di un medium profondamente democratico»

La Fondazione sostiene artisti, artigiani e designer in tutto il loro percorso, fino alla promozione e riconoscimento del loro lavoro, organizza mostre, attività didattiche, edita pubblicazioni e promuove premi. Come si finanzia?
Oltre al supporto di finanziamenti privati e la condivisione di intenti che permette il coinvolgimento di alcuni sponsor su singoli progetti, il programma della Fondazione è finanziato dal continuo aggiornamento della serie di attività a pagamento che nel corso di tutto l’anno invitano il pubblico negli spazi del laboratorio per partecipare ai corsi di ceramica. Ai corsi di modellazione per ogni livello, se ne aggiungono molti altri dedicati alla smaltatura e alla sperimentazione su particolari tecniche di lavorazione. Lo stretto rapporto con una rete di artisti impegnati nella creazione ceramica in Italia e all’estero ci permette, inoltre, di invitarli per organizzare workshop e incontri, le cui adesioni servono a sostenere noi e loro.

Dal 2014, la Fondazione promuove un premio biennale di 10.000 euro, più diversi premi collaterali, che tra luglio e novembre raccoglierà le candidature e nel febbraio 2024 giungerà alla sua V edizione. La mostra dei finalisti si svolgerà in concomitanza con l’inaugurazione della nuova sede, un’ex vetreria di fine Ottocento tra il quartiere Paolo Sarpi e il Cimitero Monumentale. Dopo quattro edizioni, quali tendenze avete individuato nell’arte della ceramica in Italia e nel mondo?
La quinta edizione del premio sarà un importante momento di verifica e in un certo senso l’inizio di un nuovo corso. Per la prima volta abbiamo deciso d’introdurre un tema che ispiri le candidature: «(Un)known Territories»; proviamo in questo modo a raccogliere le diverse interpretazioni che si possono dare all’idea di territorio, oggetto e soggetto di una continua trasformazione, materia dove sono stratificati significati culturali, sociali, politici ed economici; luogo di storie collettive e individuali. Siamo molto contenti all’idea di stimolare una riflessione aperta di cui non sappiamo prevedere gli esiti. Il premio è aperto alle candidature, singole o collettive di ogni età, provenienti da qualsiasi area geografica, senza limiti di formazione o percorso e con il solo requisito richiesto di presentare un’opera il cui medium principale sia la ceramica. Parlando di tendenze sulla ceramica contemporanea, la piattaforma del premio è un osservatorio in cui si è chiamati a rivedere, ad ogni occasione, l’idea stessa di «tendenza». Direi che quella che ci sembra più significativa e della cui affermazione siamo molto orgogliosi (crediamo di aver fatto la nostra piccola parte) consiste in un approccio alla creazione che rimette al centro il materiale e la sua sperimentazione, in qualche modo trascendendo le categorie entro le quali le opere sono generalmente iscritte. Non importa più molto che si tratti di ricerche artistiche, di design o di artigianato: i lavori più interessanti sembrano nascere dall’urgenza di un’espressione «pura». Si ritorna in qualche modo all’origine ma sempre parlando al presente, continuando a innovare.

Che tipo di risposte avete ricevuto? Oltre ad artisti emergenti, hanno partecipato anche artisti già consolidati?
Nel corso dell’ultima edizione abbiamo ricevuto più di 600 application da oltre cinquanta paesi diversi e da sempre ci siamo impegnati per promuovere una comunicazione che incoraggi le candidature di artisti e designer affermati così come quelle di emergenti di qualsiasi formazione. La risposta positiva ricevuta ha dimostrato ancora una volta come la ceramica funzioni da straordinario «tessuto connettivo». La convivenza tra profili diversi per posizionamento, formazione, età e provenienza geografica costituisce una ricchezza che si lega direttamente alla qualità democratica del medium ceramico cui facevo riferimento prima. Alcuni degli artisti cosiddetti emergenti al momento della loro partecipazione al premio, penso ad esempio a John Sheao o Marianne Huotari, sono oggi presenti in importanti mostre e rappresentati da gallerie internazionali. Di questo sono molto orgogliosa. Allo stesso modo è stato bello aver presentato opere di artisti affermati come Francesco Simeti, Chiara Camoni, Flavio Favelli, Michele Guido o Ken Eastman.

Quali obbiettivi vi sembra di aver maggiormente «centrato» in 12 anni di attività? Quali gli obbiettivi futuri?
Credo per una Fondazione culturale il conseguimento degli obiettivi sia da considerarsi un processo in continuo divenire: abbiamo trasformato una collezione in uno spazio di incontro, conoscenza e sperimentazione intorno alla ceramica; nel corso degli anni abbiamo avvicinato alla creazione ceramica nuove fasce di pubblico e il valore di questo incontro si riflette sulla comunità così come sul medium: le opere degli artisti che presentiamo si sono arricchite dei significati che a queste sono stati attribuiti dal pubblico; molte persone hanno deciso di sperimentare la modellazione ceramica magari scoprendo così nuove parti del sé.. Diverse mostre hanno presentato per la prima volta in Italia artisti il cui lavoro illumina la nostra passione, passione che siamo riusciti a trasmettere a diversi collezionisti che sono poi diventati amici della Fondazione. Tra gli obiettivi più significativi «centrati» attraverso il premio, certamente la costruzione di nuove reti tra istituzioni e centri internazionali impegnati nella nostra stessa missione. Dall’inizio della nostra attività abbiamo ospitato molti artisti in residenza ma con il trasferimento nella nuova sede, dove avremo un appartamento dedicato, vorremmo questo programma funzionasse su rotazione nel corso di tutto l’anno. Stiamo lavorando in queste settimane sulle mostre che seguiranno quella dei finalisti del Premio nel 2024; il nostro obiettivo è di estendere l’orizzonte d’indagine sulla ceramica riscoprendo figure dimenticate, ai margini del sistema, così come culture legate alla produzione ceramica ancora poco conosciute... Forti dell’impegno che mai smetteremo nel promuovere le pratiche contemporanee, vorremmo poi lavorare su progetti espositivi in cui queste possano dialogare con il racconto della lunga storia della ceramica.
 

Laura Borghi. Foto Federico Cedrone

Carla Cerutti, 03 luglio 2023 | © Riproduzione riservata

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