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Guglielmo Gigliotti
Leggi i suoi articoliFino all’8 ottobre i Musei Capitolini (Villa Caffarelli) ospitano la mostra «Nuova luce da Pompei a Roma», con oltre 180 bronzi di lucerne a olio, candelabri, portalucerne, torce e sculture pertinenti ai sistemi d’illuminazione dell’antichità. Sono reperti provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli e dal Parco Archeologico di Pompei, riuniti da Ruth Bielefeldt, docente di Archeologia classica all’Università Ludwig-Maximilian di Monaco di Baviera, che ha curato la mostra con Johannes Eber.
Nelle dimore patrizie di Pompei, Ercolano e nelle ville circumvesuviane, le lucerne non avevano solo finalità pratiche ma erano opere d’arte a sé stanti. Di qui i tanti esemplari terminanti con teste umane, leonine, equine e caprine o corredate di figure danzanti, di sileni ubriachi o giovani itifallici, o anche di stilizzati elementi vegetali. Altre rappresentavano fantasiosi ibridi di uomini e uccelli, o chiocciole di lumache. Di grande interesse anche i bronzi tridimensionali e a dimensione naturale, rappresentanti lampadofori, portatori di torce. Dalla Casa di Giulio Polibio a Pompei, ad esempio, proviene un kouros dalle fattezze arcaiche ma realizzato nel I secolo d.C.
Lucerna a tre becchi con statuetta di danzatore da Pompei, Museo Archeologico Nazionale di Napoli © Johannes Eber, Nuova Luce da Pompei
Guglielmo Gigliotti
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