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Paolo Icaro. Cortesia Galleria P420

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Paolo Icaro. Cortesia Galleria P420

CONTINENTE ITALIA | Paolo Icaro

Artisti italiani, virtuosi non virtuali: le tecniche, i temi e le quotazioni di mercato dei nomi più votati dell'inchiesta

Redazione GdA

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Nel 1968 Paolo Icaro tiene una mostra personale alla «Galleria Bertesca» il cui titolo, «Faredisfarerifarevedere», può essere considerato il paradigma della sua poetica. Il suo è un originalissimo percorso alla ricerca di una nuova grammatica del fare scultura. «Decostruire per ricostruire: ovvero Faredisfarerifarevedere». Icaro è anche un artista con una dimensione internazionale e nomade: nei due decenni cruciali per la sua ricerca (gli anni ’60 e ’70), Icaro oltrepassa l’Oceano in transito da Torino a Roma, da New York a Genova, e, negli anni Settanta, si stabilisce a Woodbridge nel Connecticut.

Gli Stati Uniti vogliono dire spazio, e anche minimalismo: nascono così opere fondamentali come le «Forme di spazio» (intorno al 1967), ribattezzate subito dopo «Gabbie», tentativi di raggiungere il grado zero della scultura e del suo linguaggio. Dello stesso anno è anche la nascita del rapporto con Germano Celant e la partecipazione ad alcune delle istanze dell’Arte Povera («Arte povera più Azioni Povere», Amalfi, 1968).

Negli anni ‘70 realizza cicli come «I luoghi del punto» e le «Misure intime»: misurazioni del proprio corpo attraverso l’utilizzo di diversi materiali della scultura in un esercizio al limite tra lo spazio finito della scultura e del proprio corpo e quello infinito dell’io e della ricerca visuale. Icaro si avvicina quindi al gesso, materiale che non abbandonerà più e che conserva l’impronta del gesto che lo ha plasmato. Da qui l’idea di impronta resterà nel suo concetto di scultura: impronta intesa come misurazione di sé stessi al di fuori di sé.

Nel corso degli anni Settanta e Ottanta tiene mostre personali in importanti gallerie europee e americane fra le quali si ricordano: Verna, Zurigo (1972, 1974, 1978, 1985); Françoise Lambert, Milano (1976); Marilena Bonomo, Bari (1976); Massimo Minini, Brescia (1977, 1982, 1989); Paul Maenz, Colonia (1978), Hal Bromm, New York (1978, 1979); Jack Tilton, New York (1985, 1986, 1989).

Nel corso degli anni Novanta è invitato a partecipare a numerose mostre collettive tra cui è utile ricordaere: «Arte italiana degli ultimi quarant’anni. Materiali anomali», Galleria d’Arte Moderna, Bologna (1997); «Au rendezvous des amis. Identità e opera», a cura di Bruno Corà, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato (1998). Nel 2006 è presente alla rassegna Museo Museo Museo. 1998-2006 Duecentocinquanta nuove opere per la GAM, curata da Pier Giovanni Castagnoli presso Torino Esposizioni, dove viene esposto il nucleo di opere acquisito dalla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino nel 2005.

Nell’ottobre 2007 è invitato da Luigi Ballerini a realizzare un intervento permanente per l’Italian Department della Ucla University of California a Los Angeles. Prende parte a numerose mostre collettive, fra cui «Time & Place: Milano – Torino. 1958–1968», a cura di Luca Massimo Barbero (2008) e «Italics. Arte italiana fra tradizione e rivoluzione 1968-2008», a cura di Francesco Bonami (2008–2009).

Paolo Icaro, Torino, 1936
Gallerie e prezzi:
• Galleria P420 (Bologna)
• Prezzi 20mila – 100mila euro


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Una mappa dell'arte italiana nel 2021
 

Paolo Icaro. Cortesia Galleria P420

Redazione GdA, 20 aprile 2021 | © Riproduzione riservata

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