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A Milano la Fondazione Officine Saffi presenta il nuovo capitolo del progetto di Francesco Simeti, unendo decorazioni ceramiche bidimensionali e sculture tridimensionali realizzate con adolescenti dell’Associazione Qiqajon per trasformare lo spazio in un paesaggio immersivo e partecipativo
- Redazione GdA
- 21 marzo 2026
- 00’minuti di lettura
Installazione di Francesco Simeti
Credits Pier Giorgio Sorgetti per Studio Vèdet. Courtesy Fondazione Officine Saffi e Francesco Simeti.
Questa stanza non ha più pareti... come trasformare la percezione dello spazio e ridefinirne il rapporto con il pubblico
A Milano la Fondazione Officine Saffi presenta il nuovo capitolo del progetto di Francesco Simeti, unendo decorazioni ceramiche bidimensionali e sculture tridimensionali realizzate con adolescenti dell’Associazione Qiqajon per trasformare lo spazio in un paesaggio immersivo e partecipativo
- Redazione GdA
- 21 marzo 2026
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Redazione GdA
Leggi i suoi articoliLa Fondazione Officine Saffi riapre il progetto di Francesco Simeti e ne presenta un nuovo capitolo. «Questa stanza non ha più pareti – Second act» segna il completamento di un intervento permanente pensato fin dall’inizio come un organismo aperto, destinato a trasformarsi nel tempo. L’opera, installata negli spazi della fondazione, nasce dall’idea di accostare su un’unica superficie frammenti di decorazioni ceramiche provenienti da epoche e contesti culturali diversi. Un archivio visivo che Simeti riorganizza in chiave contemporanea, costruendo un paesaggio continuo in cui la memoria ornamentale diventa materia viva.
Con questo secondo atto, il progetto si espande oltre la dimensione bidimensionale. Il nuovo nucleo di lavori introduce elementi plastici che modificano la percezione dello spazio e ne ridefiniscono il rapporto con il pubblico. Le decorazioni non restano più ancorate alla superficie, ma prendono corpo, trasformandosi in presenze tridimensionali.
Alla base di questo sviluppo c’è un processo condiviso. Le opere nascono infatti da un workshop condotto dall’artista con un gruppo di adolescenti della rete dell’Associazione Qiqajon, coinvolti per alcuni giorni nel laboratorio di ceramica della fondazione. Otto partecipanti, alla loro prima esperienza con la pratica artigianale, hanno realizzato sculture tramite stampi in gesso, rielaborando motivi vegetali e animali già presenti nell’installazione.
Il risultato non è un semplice ampliamento, ma una vera estensione del progetto: le nuove sculture attivano una continuità tra superficie e spazio, tra immagine e volume. Il linguaggio decorativo si traduce così in forme che abitano l’ambiente e ne intensificano il carattere immersivo. Se nella prima fase l’intervento avvolgeva lo spettatore attraverso grandi lastre ceramiche fuori scala, capaci di costruire un paesaggio immaginario, oggi l’opera introduce una soglia percettiva diversa. Gli elementi ornamentali si staccano idealmente dal fondo e diventano oggetti, presenze autonome che dialogano con l’architettura dello spazio caffetteria.