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Abdul Rahman Katanani, Untitled , 2024, Corrugated metal sheet on wood, 90 x 93 x 3 cm, Courtesy of Turab Art Project (Ramallah, Palestine)

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Abdul Rahman Katanani, Untitled , 2024, Corrugated metal sheet on wood, 90 x 93 x 3 cm, Courtesy of Turab Art Project (Ramallah, Palestine)

Where is home? A Parigi l’arte di Medio Oriente e Africa si interroga e si racconta a Menart Fair 2026

Dal 23 al 25 ottobre, trentaquattro gallerie internazionali tracciano una panoramica sulla produzione contemporanea dell'area MENA, tra diaspore e memoria

Camilla Sordi

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In un panorama geopolitico regionale segnato da conflitti e crisi che mettono a dura prova i contesti culturali del Medio Oriente e del Nord Africa, sostenere gli artisti e le gallerie che alimentano questo ecosistema creativo appare più che mai fondamentale. È con questa premessa che Menart Fair – fondata nel 2021 per dare visibilità in Occidente a una scena artistica storicamente sottorappresentata nei grandi mercati dominati da Stati Uniti, Regno Unito e Cina – si prepara a tornare a Parigi dal 23 al 25 ottobre 2026, in concomitanza con la Paris Art Week, per la sua settima edizione. Lungi dal porsi come un semplice appuntamento commerciale, la fiera si è affermata negli anni come un atto di resistenza e uno spazio di affermazione e memoria, offrendo alla produzione contemporanea dell'area MENA (Middle East and North Africa) e della sua diaspora una piattaforma internazionale di confronto visivo.

Il nucleo concettuale dell'edizione ruota attorno a un interrogativo chiave, racchiuso nel titolo Where is home?. La nozione di casa viene quindi spogliata di ogni automatismo geografico o nostalgico per trasformarsi in un territorio aperto e dinamico. In un'epoca definita da mobilità, transitorietà e fratture identitarie, le 34 gallerie partecipanti provenienti da diciotto Paesi e gli oltre cento artisti esposti – tra cui cinquantotto uomini e quarantasette donne, operanti tra periodo moderno e generazione emergente – esplorano l'idea di appartenenza attraverso i vettori della lingua, del corpo, della memoria, del territorio e della fede. Le opere in mostra, dalle lamiere sagomate su legno di Abdul Rahman Katanani ai metalli di recupero saldati da Adlan Yousif, spaziano dalla pittura e la scultura tradizionale ad applicazioni di vetro, specchio, collage e arti tessili, dando forma a identità in continuo movimento plasmate dall'esperienza dell'esilio e del passaggio.

Particolare rilevanza all'interno del percorso espositivo assume la Project Room interamente dedicata all'Algeria, curata da Wassyla Tamzali. Avvocata, scrittrice e figura di spicco del movimento femminista mediterraneo, Tamzali ha fondato nel 2015 ad Algeri i Les Ateliers Sauvages, centro d'arte indipendente insediato in un ex complesso industriale di cinquecento metri quadrati nel centro cittadino. La sezione raccoglie le ricerche di undici artisti algerini – Fouad Bouatba, Naïm Boukir, Rima Djahnine, Sérine Hamami, Abdelmohcene Hamel, Houssem Harrak, Mounir Gouri, Rima Rezaiguia, Hakim Rezaoui, Achraf Saadi e Fella Tamzali – le cui opere intrecciano la dimensione estetica con i contesti storici e sociali del presente, richiamando quella fusione tra pensiero e forma teorizzata da Etel Adnan.

L'esperienza di visita si rispecchia infine nella scenografia ideata da Sarra Fandri, concepita non come un tracciato sequenziale ma come una passeggiata all'interno di una città in movimento. Il dispositivo allestitivo alterna ampie prospettive ad attraversamenti più stretti che evocano la trama delle medine storiche, sfruttando la luce naturale del tetto a vetri della sede espositiva per calibrare alternanze di apertura e alcove contemplative, intonate al tema dell'abitare e del viaggio.

Abd Kasha, The way back is closed (I), 2025, Acrylic on canvas, 150 x 201 cm. Courtesy of Kalim Bechara Art Gallery, (Beiruth, Lebanon)

Menart Fair 2025 © The Social Medium

Le gallerie partecipanti

2A Gallery (Tehran, Iran), Amal Rakibi Gallery (Dubai, United Arab Emirates), Ambidexter (Istanbul, Turkey), Analix Forever (Geneva, Switzerland), Archivart (Tunis, Tunisia), Armature (Brussels, Belgium), Artbooth Gallery (Abu Dhabi, United Arab Emirates & Seoul, South Korea), The Artinerary (Amman, Jordan), Artists of Beirut (Beirut, Lebanon), Beit Eskender (Tripoli, Libya), Lilia Ben Salah (Paris, France), Galerie Bessières (Paris, France), Blue House Gallery (Damascus, Syria), Dara Art Gallery (Khartoum, Sudan), Evin (Istanbul, Turkey), Firetti Contemporary (Dubai, United Arab Emirates), Fora Gallery (Genève, Suisse), K Gallery (Abou Dabi, Émirats Arabes Unis), Kairos (Istanbul, Turkey), Kalim Bechara Art Gallery (Beirut, Lebanon), Galerie Keshavarzian (Paris, France), Samer Kozah Gallery (Damascus, Syrie), Maya Art Space (Beirut, Lebanon), Motion Art Gallery (Cairo, Egypt), M|S Gallery (Beirut, Lebanon), Nasij (Dubai, United Arab Emirates), Negah Gallery (Tehran, Iran), No Chef in the Kitchen (Beirut, Lebanon), Quartum Galleri (Tønsberg, Norway), Safarkhan Art Gallery (Cairo, Egypt), Shiva Zahed Gallery (Istanbul, Turkey), Stal Gallery (Muscat, Oman), Galerie Tanit (Beirut, Lebanon & Munich, Germany), Turab Art Project (Ramallah, Palestine)

Camilla Sordi, 23 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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