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La casa di Federico Zeri entra nella rete museale nazionale

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La casa di Federico Zeri entra nella rete museale nazionale

Villa Zeri rinasce: la casa del grande storico dell'arte diventerà un museo e un centro permanente dedicato alla ricerca

Dopo quasi trent'anni dall'eredità lasciata da Federico Zeri all'Università di Bologna, la villa di Mentana progettata da Andrea Busiri Vici sarà valorizzata grazie a un accordo tra Ministero della Cultura e Alma Mater. Il complesso entrerà nella rete museale nazionale e diventerà un centro permanente dedicato alla ricerca, all'esposizione e alla formazione, restituendo al pubblico uno dei luoghi più significativi della cultura storico-artistica italiana del Novecento.

Ginevra Borromeo

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Per quasi trent'anni è rimasta sospesa tra l'abbandono e la memoria, simbolo di uno dei lasciti più importanti e al tempo stesso più complessi della storia dell'arte italiana. Ora Villa Zeri, la dimora di Federico Zeri (1921-1998) a Mentana, alle porte di Roma, si prepara finalmente a diventare un museo e un centro di ricerca aperto al pubblico. L'accordo sottoscritto tra il Ministero della Cultura e l'Università di Bologna, destinataria testamentaria del complesso, segna una svolta attesa da decenni e apre una nuova fase nella valorizzazione dell'eredità dello storico dell'arte.

Alla sua morte, Zeri aveva affidato all'Alma Mater non soltanto la celebre biblioteca e la fototeca, oggi strumenti imprescindibili per gli studi storico-artistici, ma anche la villa che aveva costruito e abitato come luogo di studio, collezione e riflessione. L'intenzione era chiara: trasformare la proprietà in un centro di ricerca accessibile agli studiosi e al pubblico. Le dimensioni del complesso, esteso su circa dieci ettari, e gli elevati costi di gestione hanno però impedito per anni la realizzazione di questo progetto, fino ad arrivare al tentativo di vendita dell'immobile nel 2018.

L'intesa annunciata dal Ministero consente ora di invertire questa traiettoria. Villa Zeri entrerà infatti a far parte della rete museale nazionale e sarà oggetto di un articolato programma di recupero e valorizzazione affidato all'Istituto Pantheon e Castel Sant'Angelo, in collaborazione con la Fondazione Federico Zeri. Il progetto, significativamente intitolato "Villa Zeri. Abitare le immagini", prevede la progressiva apertura del complesso come luogo dedicato alla ricerca, all'esposizione, alla formazione e alla produzione culturale. La villa rappresenta molto più della residenza privata di uno dei maggiori conoscitori d'arte del Novecento. Progettata negli anni Sessanta da Andrea Busiri Vici e ripensata dallo stesso Zeri, costituisce la traduzione architettonica della sua idea di collezione. Lontana dal modello del museo contemporaneo fatto di pareti neutre e spazi essenziali, la casa era concepita come un ambiente in cui opere, libri, frammenti archeologici e iscrizioni dialogavano senza soluzione di continuità, secondo una concezione che guardava alle grandi dimore collezionistiche del Settecento.

Il patrimonio custodito al suo interno riflette questa visione. Accanto a dipinti, sculture e reperti dell'antichità -tra cui mosaici di Antiochia, ritratti del Fayyum, sculture di Palmira e marmi romani- il nucleo più originale è costituito dalle quasi quattrocento epigrafi murate lungo il giardino della villa, una delle più importanti raccolte private di iscrizioni antiche, che Zeri stesso considerava erede ideale della celebre collezione del cardinale Alessandro Albani. La rinascita di Villa Zeri assume un significato che va oltre il recupero di un edificio storico. Negli ultimi anni il dibattito internazionale ha posto crescente attenzione sulle case di artisti, collezionisti e studiosi come luoghi capaci di conservare non solo opere, ma anche modi di pensare, reti intellettuali e pratiche del collezionismo. In questo senso la dimora di Mentana costituisce un documento insostituibile per comprendere il metodo di lavoro di Zeri, il suo rapporto con gli oggetti e quella visione enciclopedica della storia dell'arte che ne ha fatto una delle figure più influenti della disciplina. Con il progetto "Abitare le immagini", Villa Zeri si candida a diventare un laboratorio permanente dedicato alla ricerca e alla trasmissione del sapere. A quasi trent'anni dalla scomparsa dello storico dell'arte, il luogo che egli aveva immaginato come casa, studio e museo privato si prepara così a trasformarsi in uno spazio pubblico, restituendo una delle più importanti eredità culturali del Novecento italiano alla comunità degli studiosi e dei visitatori.

Ginevra Borromeo, 26 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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