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ENI, 1959. Stazione di servizio Agip, Cerignola (Foggia). Fotografia di Federico Patellani.

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ENI, 1959. Stazione di servizio Agip, Cerignola (Foggia). Fotografia di Federico Patellani.

Veronica Nicolardi: «Un festival non si misura solo dai visitatori, ma da ciò che lascia»

La direttrice di Cortona On The Move riflette sul ruolo della fotografia contemporanea in Italia, tra nuove committenze, sostegno agli autori e la costruzione di un progetto culturale permanente oltre le settimane del festival

Jenny Dogliani

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Da 16 edizioni Cortona On The Move misura il proprio successo attraverso la qualità delle mostre e il numero dei visitatori, ma anche nella capacità di produrre nuove opere, creare occasioni di incontro tra autori, curatori e istituzioni e contribuire a rafforzare un sistema della fotografia contemporanea ancora in parte privo, in Italia, di sufficienti luoghi di ricerca, sostegno e confronto. Veronica Nicolardi, direttrice del festival dal 2021, ci porta dietro le quinte di un’infrastruttura culturale permanente che ha nelle settimane del festival il suo momento più visibile. Per molto tempo la fotografia ha occupato una posizione laterale nel sistema dell’arte italiano: una disciplina autonoma, spesso priva di musei, dipartimenti dedicati e gallerie specializzate come accade invece in altri Paesi. Oggi il panorama sta cambiando, anche grazie al lavoro di festival come Cortona On The Move, che negli anni ha contribuito a creare nuovi spazi di ricerca, produzione e confronto tra autori, istituzioni e pubblico.

In che modo questa progettualità trova espressione nell’edizione 2026?

Credo che oggi un festival debba farsi una domanda molto semplice: che cosa lascia quando finisce? Per molti anni abbiamo misurato il successo di un festival dal numero delle mostre, degli artisti invitati o dei visitatori. Oggi penso che questi indicatori, da soli, non siano più sufficienti. Un festival lascia davvero qualcosa quando continua a produrre effetti anche dopo la chiusura delle mostre. Perché ha prodotto nuove opere, ha creato opportunità per gli artisti, ha costruito relazioni tra istituzioni, imprese e comunità, ha restituito nuovi significati ai luoghi che abita e ha contribuito a rendere la cultura parte della vita di un territorio. È questa la riflessione da cui nasce l’edizione 2026. Le mostre ne rappresentano naturalmente il cuore, e intorno a esse abbiamo cercato di rafforzare tutto ciò che rende un festival un’infrastruttura culturale: la produzione di nuovi progetti, la formazione, il dialogo con il territorio e la costruzione di partnership che permettono alle idee di diventare realtà. In questi anni ho imparato che la qualità artistica non nasce soltanto dalle idee. Nasce anche dalla capacità di costruire le condizioni organizzative, economiche e umane perché quelle idee possano svilupparsi. È una parte del lavoro che rimane spesso invisibile, ma senza la quale nessun progetto culturale può avere continuità. Per questo credo che oggi il successo di un festival non possa più essere misurato soltanto dal numero dei visitatori. Si misura anche dalla qualità delle relazioni che riesce a costruire e da ciò che continua a generare dopo la chiusura delle mostre. Uno degli elementi che distingue i grandi centri internazionali della fotografia è la capacità non solo di conservare ed esporre, ma di generare ricerca: attraverso committenze, archivi, programmi di sostegno agli autori e nuove produzioni. Un esempio è Peninsula, realizzato con Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia e Fondazione CR Firenze, una committenza che coinvolge dieci autori contemporanei.

Perché è importante creare modelli in cui istituzioni culturali, partner e artisti collaborano alla nascita di nuove opere e quali progetti Cortona On The Move ha prodotto in questi anni seguendo questa direzione?

Una delle principali fragilità della fotografia contemporanea è la scarsità di occasioni per sviluppare progetti di ricerca nel tempo. Una committenza non finanzia semplicemente un’opera: mette un autore nelle condizioni di osservare un tema con il tempo, la libertà e le risorse necessarie. È un investimento culturale prima ancora che economico. Fin dalla sua nascita Cortona On The Move ha affiancato alle mostre un’attività di produzione fotografica originale. The COVID-19 Visual Project è stato uno dei più importanti esempi di questa visione: una committenza internazionale nata in piena pandemia per documentare, attraverso fotografi di diversi Paesi, un momento destinato a segnare la nostra storia collettiva. Dal 2021 realizziamo ogni anno una committenza con il MAEC - Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona, invitando autori contemporanei a confrontarsi con il patrimonio archeologico e museale. Negli anni hanno partecipato fotografi come Mattia Balsamini, Francesco Andreoli, Giovanna Petrocchi, Giulia Parlato, Marina Caneve, Eleonora Agostini e quest’anno Fabrizio Vatieri. Con at - autolinee toscane, dal 2022, abbiamo costruito una collaborazione che utilizza la fotografia come strumento per leggere il territorio. Da questo percorso sono nati lavori originali, il progetto 12×12 e, quest’anno, Settimana Santa, realizzato dall’artista Giulia Mangione e dallo scrittore Ivan Carozzi nell’ambito della nuova committenza 10 tappe in Toscana. Con IEB abbiamo avviato un percorso dedicato agli artisti provenienti dalle Baleari, affidando la produzione di nuovi lavori a Maya Valencia nel 2025 e a Yago Soria nel 2026. Con Medici Senza Frontiere abbiamo realizzato progetti originali con Rehab Eldalil nel 2024, Yael Martínez nel 2025 e Francesco Anselmi nel 2026.

Nel 2025, inoltre, abbiamo prodotto insieme ai Comuni della Valdichiana una committenza affidata a Laura Pannack. Peninsula rappresenta oggi il progetto più ambizioso di questo percorso. Ideato dalla direttrice artistica Renata Ferri, coinvolge dieci artisti in una produzione condivisa con Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia e Fondazione CR Firenze per costruire una riflessione collettiva sull’Italia contemporanea. Credo che nessuna istituzione culturale possa sostenere da sola la produzione contemporanea. Se vogliamo che la fotografia continui a essere uno strumento di ricerca sul presente, dobbiamo costruire alleanze solide tra festival, musei, imprese, fondazioni e istituzioni pubbliche. È in queste collaborazioni che la committenza ritrova oggi il suo valore: non come semplice sostegno economico, ma come responsabilità condivisa nella costruzione del patrimonio culturale di domani. Tema aperto della fotografia contemporanea è la costruzione di percorsi di crescita: non mancano gli autori, ma spesso mancano luoghi in cui il lavoro possa essere seguito, discusso e accompagnato nel tempo.

Con letture portfolio, workshop e OTM Academy, che ruolo ha nel festival la continuità tra formazione, produzione e professione?

Il problema non è soltanto formare nuovi fotografi. È evitare che, finita la scuola, rimangano soli. Troppo spesso il passaggio tra formazione e professione coincide con un vuoto. Pochissime professioni offrono ai giovani la possibilità di discutere il proprio lavoro con chi potrebbe cambiarne il percorso professionale. Nel tempo, il mondo della fotografia ha sviluppato uno strumento straordinario come le letture portfolio. Consentono a un autore di confrontarsi con editori, curatori, direttori di festival, galleristi e professionisti che potrebbero pubblicarlo ed esporlo. Un festival ha la responsabilità di creare e custodire queste occasioni di incontro. È l’obiettivo per cui organizziamo letture portfolio, workshop e OTM Academy per le scuole di fotografia: per favorire relazioni che possano trasformarsi in collaborazioni, pubblicazioni, mostre o nuove opportunità di lavoro. Alla fine, il successo di un percorso di formazione non si misura dal numero dei partecipanti, ma da quanti di loro, qualche anno dopo, sono riusciti a trovare il proprio spazio professionale. Cortona è una meta riconosciuta dal turismo internazionale. Fin dall’inizio però Cortona On The Move non si è limitato a inserirsi in questo contesto, ma ha costruito un nuovo rapporto con i luoghi della città. La Fortezza del Girifalco è uno dei simboli di questo processo: un luogo restituito a Cortona grazie al lavoro dell’Associazione On The Move e al sostegno di Intesa Sanpaolo.

Quali sono le prossime tappe di questo recupero e quali nuovi spazi, funzioni e attività potranno consolidare il suo ruolo come centro permanente per la fotografia contemporanea?

Negli ultimi anni si è parlato molto di rigenerazione urbana, ma questa parola rischia di perdere significato se la riduciamo al solo recupero di un edificio. Restaurare uno spazio è fondamentale, ma non basta. La vera sfida è dargli una funzione, renderlo un luogo vissuto, capace di generare relazioni, cultura e opportunità. La Fortezza del Girifalco racconta bene questo percorso. Quando il festival ha iniziato a lavorare stabilmente in questo luogo, la Fortezza non aveva ancora una precisa identità culturale. In questi anni, grazie al lavoro dell’Associazione Culturale On The Move con il Comune di Cortona, abbiamo contribuito a costruire una programmazione capace di restituire una nuova funzione allo spazio. Il sostegno di Intesa Sanpaolo e di Fondazione CR Firenze ci ha accompagnato nel recupero progressivo della Fortezza, consentendoci di ampliare gli spazi espositivi e, con essi, le possibilità della programmazione artistica. L’inaugurazione nel 2026 del secondo piano del Mastio, restaurato grazie all’Art Bonus di Intesa Sanpaolo, rappresenta un ulteriore passo. Ma il nostro obiettivo non è semplicemente recuperare nuovi spazi, ma costruire una città che dialoga sempre di più con il festival. Immagino una fotografia che abiti lo spazio pubblico, con installazioni diffuse e mostre outdoor, capace di mettere in relazione il patrimonio della città e i suoi abitanti con la fotografia contemporanea. Mi interessa che il visitatore scopra Cortona attraverso il festival e che chi vive Cortona incontri il festival nella propria quotidianità. C’è poi un’altra sfida: i festival rischiano, per loro natura, di concentrare energie e attenzione in pochi mesi. Il nostro compito è lavorare perché la fotografia sia una presenza sempre più continuativa. Questo significa immaginare la Fortezza come un luogo vivo anche oltre il periodo del festival, capace di ospitare attività formative, produzioni, incontri, residenze e collaborazioni durante tutto l’anno. La destagionalizzazione, in questo senso, non è soltanto un obiettivo turistico: è un progetto culturale.

Cortona On The Move è cresciuto anche grazie a una rete di collaborazioni che coinvolge territorio, istituzioni e imprese: dal sostegno di Regione Toscana e Comune di Cortona alle partnership con Intesa Sanpaolo e Gallerie d’Italia, Fondazione CR Firenze, fino a realtà come at - autolinee toscane che accompagnano l’accessibilità del festival. Quali progetti dell’edizione 2026 raccontano meglio questo modello di collaborazione? 

Credo che oggi un festival abbia soprattutto una responsabilità nei confronti della comunità che lo ospita. Quando ho assunto la direzione, nel 2022, una delle prime decisioni che ho proposto, sostenuta dall’Associazione Culturale On The Move, è stata introdurre l’ingresso gratuito per i residenti di Cortona. Una scelta simbolica e politica. Il festival non può essere percepito come qualcosa che accade in città una volta all’anno e per chi arriva da fuori. Deve essere prima di tutto patrimonio della comunità locale. Non si può chiedere a un territorio di investire su di lui se non si restituisce qualcosa al territorio. La comunità locale è un partner tanto quanto un’istituzione o un’azienda. Naturalmente un biglietto gratuito non basta. Il rapporto con una comunità si costruisce coinvolgendo scuole, associazioni, imprese, istituzioni e cittadini in un progetto condiviso.

In questa direzione, a settembre, lanceremo insieme a Fondazione CR Firenze una nuova open call rivolta alle scuole del territorio, invitando gli studenti a interrogarsi sul paesaggio contemporaneo attraverso la fotografia. L’edizione 2026 racconta questa idea di collaborazione, come detto sopra con at - autolinee toscane, con il MAEC, con Medici Senza Frontiere. Accanto a questi progetti, la collaborazione con ENI per il centenario di AGIP valorizza un importante patrimonio fotografico d’archivio, dimostrando come anche gli archivi d’impresa siano strumenti di lettura della storia e del presente. Infine Peninsula, realizzato insieme a Intesa Sanpaolo, Gallerie d’Italia e Fondazione CR Firenze, dimostra come una produzione condivisa possa generare nuove opere e nuove letture dell’Italia contemporanea. Il lavoro sul territorio non si esaurisce con le mostre. A fine novembre organizzeremo a Cortona, insieme alla Regione Toscana e alla Fondazione Alinari per la Fotografia, la seconda edizione del convegno dedicato allo stato dell’arte della fotografia in Toscana e in Italia. Anche questo, per me, significa essere un festival: non solo presentare progetti, ma creare occasioni di confronto, mettere in relazione competenze diverse e contribuire alla crescita del settore. Dopo 16 edizioni, Cortona On The Move è diventato un riferimento internazionale mantenendo un’identità molto riconoscibile.

Qual è oggi la sfida più importante per il festival: consolidare nuove reti internazionali, ampliare la produzione di progetti originali o immaginare nuovi modi di far vivere la fotografia durante tutto l’anno?

Quando un festival raggiunge una dimensione internazionale è naturale voler fare di più: più mostre, più artisti, più partner, più progetti. Ma crescere non significa necessariamente aumentare le dimensioni. Significa capire cosa è davvero coerente con la propria missione e avere il coraggio di rinunciare a ciò che rischia di disperdere energie. La sfida più difficile, però, è un’altra. Oggi chi dirige un festival dedica una parte enorme del proprio tempo a garantire che il festival possa continuare a esistere. Oggi chiediamo ai festival di produrre nuove opere, sostenere gli artisti, creare valore per i territori, sviluppare attività formative e costruire reti internazionali. È una richiesta giusta. Ma non possiamo continuare a farlo vivendo in una logica di emergenza permanente. Se vogliamo che i festival siano luoghi di ricerca e non soltanto organizzatori di eventi, dobbiamo metterli nelle condizioni di programmare con continuità. Perché la qualità artistica ha bisogno di libertà, ma la libertà ha bisogno di strutture solide che la rendano possibile. Se dovessi immaginare Cortona On The Move tra dieci anni, lo immaginerei semplicemente più solido. Più capace di produrre cultura con continuità, di essere un punto di riferimento internazionale senza perdere il legame con il territorio e di affrontare le sfide del presente senza rincorrerle. In fondo, dirigere un festival significa assumersi una responsabilità: verso gli artisti, verso i partner e le istituzioni che scelgono di investire nella cultura, verso la comunità che lo ospita e verso le persone che ogni giorno lo rendono possibile. Se tra dieci anni Cortona On The Move sarà riuscito a rafforzare queste relazioni, allora avremo fatto crescere il festival nel modo giusto.

Jenny Dogliani, 18 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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