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La Sala V del Museo Archeologico Nazionale di Venezia

Foto: Ministero della Cultura

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La Sala V del Museo Archeologico Nazionale di Venezia

Foto: Ministero della Cultura

Venezia diventa un «museo archeologico diffuso»

Un accordo di partenariato tra la Soprintendenza archeologica e gli albergatori della Serenissima prevede di esporre reperti solitamente custoditi nei depositi nelle strutture ricettive del capoluogo veneto

Roberto Mercuzio

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Portare alla luce una parte della storia archeologica di Venezia oggi custodita nei depositi e renderla accessibile a cittadini e visitatori attraverso gli alberghi della città: è l’obiettivo del progetto «Museo diffuso dell’archeologia di Venezia», nato dall’accordo di partenariato speciale sottoscritto dalla Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Venezia e dall’Associazione Veneziana Albergatori (Ava).

L’intesa, firmata dal soprintendente Corrado Azzollini e dal presidente dell’Ava Antonio Vianello, punta a valorizzare una selezione di reperti archeologici oggi in gran parte non visibili al pubblico. I materiali potranno essere esposti negli spazi delle strutture ricettive che aderiranno all’iniziativa, trasformando gli hotel in nuovi luoghi di conoscenza e divulgazione del patrimonio veneziano.

La gestione scientifica e le garanzie di tutela resteranno però saldamente nelle mani della Soprintendenza, che avrà il compito di selezionare i reperti, verificare l’idoneità degli spazi e definire i contenuti delle esposizioni. I beni resteranno di proprietà dello Stato e potranno essere richiamati in qualsiasi momento. Le strutture dovranno inoltre garantire condizioni adeguate alla loro conservazione, anche attraverso l’utilizzo di apposite teche.

L’ambizione è quella di costruire un vero e proprio circuito culturale distribuito sul territorio, dal centro storico al Lido, dalle isole alla terraferma. «Per noi è un valore aggiunto e un modo per rinsaldare il rapporto con la città», ha spiegato Vianello, sottolineando come gli alberghi possano diventare spazi aperti e accessibili non soltanto agli ospiti, ma anche alla comunità.

Per Azzollini, l’iniziativa dimostra che tutela e fruizione non sono necessariamente in contrasto. Venezia possiede infatti una straordinaria stratificazione archeologica, spesso invisibile, e il progetto punta a renderne accessibili alcuni frammenti senza rinunciare alle necessarie garanzie di conservazione.

Il primo appuntamento operativo è fissato per il 21 ottobre, quando la Soprintendenza incontrerà i primi alberghi interessati per definire modalità e dettagli dell’iniziativa.

Roberto Mercuzio, 14 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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L’accordo punta a favorire lo scambio di competenze e conoscenze nella tutela, nella conservazione, nel restauro e nella valorizzazione del patrimonio culturale

Venezia diventa un «museo archeologico diffuso» | Roberto Mercuzio

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