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Veduta aerea degli interni del Pitt Rivers Museum di Oxford

Foto tratta da Wikipedia. Foto user:geni | CC BY SA 4.0

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Veduta aerea degli interni del Pitt Rivers Museum di Oxford

Foto tratta da Wikipedia. Foto user:geni | CC BY SA 4.0

Il Pitt Rivers Museum di Oxford restituirà all’India alcuni resti umani sottratti durante l’era coloniale

Le spoglie mortali di 39 persone sono state destinate alla comunità Naga, popolazione indigena del Nord-est del Paese asiatico. La data definitiva per la cerimonia formale di consegna deve ancora essere fissata

Roberto Mercuzio

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Un passo fondamentale nel dibattito globale sulla decolonizzazione delle collezioni museali occidentali: il Pitt Rivers Museum dell’Università di Oxford ha annunciato la prossima restituzione alla comunità Naga, popolazione indigena dell’India nord-orientale, dei resti mortali di 39 persone. Si tratta di spoglie ancestrali sottratte durante il periodo del dominio coloniale britannico e conservate per decenni nelle raccolte dell'ateneo inglese.

Il museo britannico, che possiede la maggior collezione al mondo di beni della cultura Naga, ha confermato di aver avviato i preparativi per il rimpatrio dopo aver accolto ed approvato la richiesta presentata dal Forum for Naga Reconciliation (Fnr). Questi resti umani erano stati raccolti all'inizio del XX secolo da amministratori coloniali britannici e alcuni di essi sono rimasti esposti al pubblico nelle sale del museo fino al 2020. La direttrice dell’istituzione, Laura Van Broekhoven, ha accolto con favore l’accordo, definendo il percorso intrapreso come un autentico movimento di «guarigione e unificazione» per l’intera comunità indigena.

Anche per la popolazione Naga il significato dell’evento travalica la pura burocrazia. In un comunicato ufficiale diffuso alla stampa insieme ad altre organizzazioni coinvolte nell’accordo, l’Fnr ha sottolineato il valore spirituale e storico dell’operazione: «Per il popolo Naga, questo rimpatrio non si riduce al semplice ritorno delle ossa e dei resti ancestrali sulla propria terra, ma si tratta prima di tutto di vedere la memoria ritrovare il suo giusto posto».

Stando a quanto dichiarato dal museo, la richiesta di restituzione iniziale riguardava in realtà 40 resti umani. Lo scorso 13 luglio, l'Università di Oxford ha autorizzato il rientro di 39 di essi, rilevando che per un ultimo reperto non vi fossero elementi di certezza sufficienti ad attestarne l'appartenenza a un individuo di etnia Naga. Questo traguardo è il frutto di un lungo lavoro coordinato: da diversi anni il Pitt Rivers Museum collabora attivamente con il Forum, con i capi tribali, le autorità religiose e i rappresentanti comunitari per stabilire le esatte modalità operative ed etiche del rientro delle salme.

La data definitiva per la cerimonia formale di consegna deve ancora essere fissata. Una delegazione ufficiale Naga si recherà nel Regno Unito per scortare le spoglie degli antenati nel loro viaggio di ritorno verso la terra d'origine. L'iniziativa si inserisce nel contesto di un più vasto movimento internazionale volto alla restituzione di beni materiali e resti umani acquisiti impropriamente dalle potenze occidentali durante l'epoca coloniale.

Roberto Mercuzio, 09 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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Il Pitt Rivers Museum di Oxford restituirà all’India alcuni resti umani sottratti durante l’era coloniale | Roberto Mercuzio

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