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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliUn fulmine caduto quasi duemila anni fa e il rito con cui i Romani trasformavano il luogo colpito in uno spazio sacro: è questa la storia che emerge da una nuova scoperta archeologica a Villa Adriana, a Tivoli. Nell’area del cosiddetto Anfiteatro, durante le indagini condotte dal Dipartimento di Studi Umanistici (Distum) dell’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo, su concessione del Ministero della Cultura e in collaborazione con l’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, è stata rinvenuta un’iscrizione dedicata a un «fulgur submanium», cioè un fulmine attribuito a Summano, la divinità romana dei fulmini notturni.
La scoperta ha un valore particolare perché la lastra di marmo è stata trovata ancora nella sua collocazione originaria, inserita nella struttura alla quale apparteneva. Si tratta di una piccola costruzione quadrangolare in elementi di tufo legati da malta, individuata in un settore compreso tra il cosiddetto Anfiteatro e il banco di tufo. Sul fronte della struttura è conservata una lastra di 40 per 35 centimetri, sulla quale, in due righe di lettere capitali, si legge integralmente: FVLGVR SVBMANIVM.
Dietro quelle poche parole si nasconde una pratica religiosa profondamente radicata nella cultura romana. Per gli antichi, infatti, la caduta di un fulmine non era un semplice fenomeno naturale, ma una manifestazione della volontà divina. Il luogo raggiunto dalla folgore diventava «religiosus», cioè sottratto all’uso ordinario e consacrato alla sfera del sacro.
Il rituale prevedeva procedure precise. I resti materiali prodotti dal fulmine venivano raccolti e deposti nella terra, insieme a formule rituali e sacrifici. A questa pratica di deposizione e sepoltura si riferisce l’espressione «fulgur conditum». La struttura appena individuata potrebbe dunque essere collegata alla delimitazione o alla segnalazione di un bidental, lo spazio sacro associato al luogo colpito dalla folgore.
Anche la divinità indicata nell’iscrizione aggiunge un elemento di grande interesse. Le fonti antiche distinguevano infatti i fulmini diurni, attribuiti a Giove, da quelli notturni, ricondotti a Summano, dio del cielo e delle folgori che si manifestavano durante la notte.
La scoperta assume così un significato che va ben oltre la semplice lettura dell’iscrizione. Il suo valore risiede soprattutto nel contesto archeologico: il segno della sacralizzazione è rimasto fisicamente legato al luogo in cui il rituale si svolse. Un dato che potrebbe aiutare gli studiosi a ricostruire anche le trasformazioni subite da questo settore della villa.
Secondo Fabio Giorgio Cavallero, direttore dello scavo, il rapporto stratigrafico tra il fulgur conditum, la rasatura del palazzo individuato nell’area nel 2024 e il successivo seppellimento delle sue strutture potrebbe chiarire la sequenza degli interventi che modificarono l’area monumentale. La scoperta apre quindi nuove prospettive sulla storia di questo settore di Villa Adriana e sul ruolo che il rituale religioso potrebbe aver avuto nella sua riorganizzazione.
Un tema tornato al centro dell’attenzione negli ultimi anni grazie anche agli straordinari ritrovamenti del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni, dove un fulmine in bronzo deposto insieme a una punta di freccia in selce ha offerto una suggestiva testimonianza del rito del fulgur conditum.
Roberto Mercuzio
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