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Redazione
Leggi i suoi articoliIl secondo piano del settecentesco Palazzo Diedo a Venezia, sede della fondazione Berggruen Arts & Culture, fino al 21 giugno si fa palcoscenico e laboratorio interdisciplinare, ospitando la prima performance live internazionale di «How It Is» (Com’è), trasposizione teatrale dell’omonimo romanzo di Samuel Beckett (1906-89) in una produzione della compagnia irlandese Gare St Lazare Ireland, «gli impareggiabili campioni di Beckett», secondo «The New York Times», con Conor Lovett, Stephen Dillane e la collaborazione visiva dell’artista irlandese Michael Craig-Martin, ideatore del progetto scenico, il sound design di Mel Mercier, le luci di Simon Bennison e la partecipazione come musicista ospite di Caoimhín Ó Raghallaigh. La regia è di Judy Hegarty Lovett.
Ultimo romanzo lungo di Beckett, How It Is, fu pubblicato in francese nel 1961 e in inglese, tradotto dallo scrittore stesso, nel 1964 (l'edizione italiana uscirà presso Einaudi l'anno successivo), segnando una svolta radicale nello stile dell'autore. L’opera è interamente priva di punteggiatura, costruita su frammenti, ripetizioni, dalla musicalità quasi incantatoria. La trama si divide in tre parti (il viaggio, la coppia, l’abbandono), ambientata in un paesaggio essenziale di fango primordiale e oscurità. Qui una figura solitaria trascina un sacco di lattine e un apriscatole, ascoltando il racconto della propria vita da una voce che credeva esterna e che scoprirà invece essere la sua.
Nella messa in scena di Gare St Lazare Ireland, How It Is diventa un gesto radicale, in cui letteratura, teatro, arti visive e musica convergono in un’unica esperienza sinestetica. Corpi, voci, suoni e luci ridefiniscono il confine tra chi osserva e chi interpreta, celebrando la straordinaria capacità dell'opera beckettiana di sopravvivere alle frammentazioni del linguaggio. A Venezia l'opera arriva nella sua completezza, dopo le precedenti tappe dedicate alle prime due parti del romanzo, presentate nel 2018 e nel 2019, e dopo un film realizzato nel 2021 con il sostegno dell’Arts Council of Ireland. «Ci siamo interrogati su che cosa significhi rinunciare al personaggio per raggiungere un senso di luogo, tempo e identità più essenziale, più nudo e meno riconoscibile, spiega Judy Hegarty Lovett. Le sfide del romanzo sono un invito all’invenzione. L’invenzione è centrale nel nostro processo. Per entrare in questo territorio inesplorato, che incoraggia un accesso esperienziale all’universo di Beckett e un altro modo di intendere il mezzo performativo, ci ritroviamo a cercare un altro modo per rappresentare lo spazio e forme, aprendo un dialogo vivo e stimolante con il pubblico, gli ascoltatori.»
Invitato dalla regista a completare la dimensione visiva del progetto, Michael Craig-Martin ha dato vita a un'installazione site specific. Partito dall’assunto che l’ascolto di «How It Is» sia un’esperienza radicalmente diversa dalla lettura, in cui la parola pronunciata ad alta voce acquisisce una dimensione fisica, l’intenzione dell'artista, è stata di amplificare visivamente questa fisicità. Il suo intervento si concentra sul pavimento e sulle sedute, uniformati dal color magenta. Sospesa tra il rosso e il viola, questa tonalità è eccezionalmente sensibile ai mutamenti di luce e atmosfera. L'obiettivo dell'allestimento è così quello di riflettere i complessi cambi di registro del testo, definendo e sottolineando l’unità fisica ed emotiva dello spazio condiviso tra interpreti e pubblico.
Vista la natura fluida dell’evento live art, gli spettatori possono accedere e uscire liberamente dal Palazzo, con la possibilità di tornare fino al 21 giugno utilizzando il medesimo titolo d’ingresso, che comprende anche l’accesso alle mostre «Strange Rules» e «Ceal Floyer», in corso a Palazzo Diedo, e alla rassegna allestita presso la Casa dei Tre Oci «The-exchange-value-of-language-has-fallen-to-zero» di Joseph Kosuth. Venerdì 12 giugno, alle 18, quest'ultimo converserà con Craig-Martin attorno alla pubblicazione del catalogo della mostra edito da Marsilio Arte. Sarà l’occasione per dialogare sulle contaminazioni linguistiche tra filosofia, scrittura, arte e teatro, approfondendo il profondo legame che unisce l'arte concettuale di Kosuth all'universo letterario di Beckett.
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