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Torso marmoreo di un imperatore, periodo imperiale romano, dinastia giulio-claudia, prima metà del I secolo d.C.

Sotheby’s

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Torso marmoreo di un imperatore, periodo imperiale romano, dinastia giulio-claudia, prima metà del I secolo d.C.

Sotheby’s

Venduto un torso imperiale in marmo per oltre 30 milioni: è l’antichità romana più preziosa di sempre

A sottolineare l'importanza del modello formale dell'opera è l'eco avuto nei secoli successivi, capace di codificare la rappresentazione della sovranità nell'arte occidentale fino ad oggi

Camilla Sordi

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Quattordici minuti di rilanci concitati, cinque collezionisti ai telefoni e un applauso finale che segna la storia dell’archeologia in asta: con un risultato do 34,3 milioni di dollari un monumentale torso loricato d’epoca giulio-claudia della prima metà del I secolo d.C. è diventato il punto di riferimento assoluta per qualsiasi reperto di epoca romana mai passato sul mercato. Il capolavoro in marmo greco di Paro, proposto con una stima iniziale di 8-12 milioni di dollari, è stato venduto da  Sotheby’s a New York in un incanto da 63 milioni di dollari. Un esito davvero significativo per il comparto dell'antico, che attira l'attenzione mentre il mercato dell'arte è tutto concentrato sull'Europa, dove Londra, Parigi e Torino si spartiscono ottobre a suon di fiere e aste dedicate al moderno e contemporaneo.

L'opera, conservata in un eccezionale stato di integrità e pubblicata ininterrottamente dal 1926, incarna la concezione romana del sovrano investito del supremo comando militare su mandato divino. Tagliato nel pregiatissimo marmo pario a grana grossa riservato alle commissioni di corte, la cui superficie specchiante e levigata riflette ancora la luce, il torso manifesta una virtuosità tecnica tale da suggerire una copia diretta da un originale in bronzo. Dalle frange in pelle sagomate della pteryges (le strisce di cuoio o di lino che pendono dalle spalle o dalla vita sotto l'armatura) alla definizione metallica e tagliente della corazza (lorica), la precisione dell'intaglio indica la mano di botteghe di origine greca operanti a Roma nei primi decenni dell'Impero. La delicatezza organica dei girali di palmetta sull'addome, per esempio, richiama da vicino i fregi dell'Ara Pacis e l'iconografia propagandistica augustea.

Sul petto della scultura si dispiega un programma iconografico complesso. Il dio Sole sul carro trova il suo diretto confronto stilistico con la celeberrima statua di Augusto di Prima Porta ai Musei Vaticani. La decorazione si arricchisce dei rilievi con due Vittorie alate impegnate nel rito dell'allestimento del tropeion (il trofeo d'armi sottratto al nemico) e della Medusa (gorgoneion) apotropaica posta nella fascia inferiore dell'armatura, un dispositivo visivo teso a consacrare l'imperatore come scudo inviolabile dell'ordine cosmico.

Torso marmoreo di un imperatore, periodo imperiale romano, dinastia giulio-claudia, prima metà del I secolo d.C.

Torso marmoreo di un imperatore, periodo imperiale romano, dinastia giulio-claudia, prima metà del I secolo d.C.

Sul piano della provenienza archeologica, la storiografia del primo Novecento lega il torso alla città romana di Salona (l'odierna Solin, vicino a Spalato), ipotizzandone la collocazione originaria all'interno del forum cittadino in simmetria architettonica con un secondo torso loricato oggi conservato al Museo Archeologico di Zagabria. Documenti d'archivio dell'Ottocento tracciano l'acquisto dell'opera da parte del collezionista Aloys Neumann, che la trasferì a Graz. Nel 1945, di fronte all'imminente occupazione delle forze sovietiche, il capofamiglia murò letteralmente la scultura all'interno di un vano in disuso, ricoprendola di carta da parati e vernice. Per decenni considerata una leggenda di famiglia, la scultura è riemersa casualmente nel corso dei lavori di ristrutturazione dell'appartamento intrapresi dal pronipote.

A sottolineare l'importanza del modello formale dell'opera è l'eco avuto nei secoli successivi. La struttura anatomica e simbolica della lorica romana ha infatti codificato la rappresentazione della sovranità nell'arte occidentale per centinaia di anni. Si ritrova nel busto in bronzo di Cosimo I de' Medici di Benvenuto Cellini (1546–57) al Museo del Bargello, dove l'armatura classica legittima il potere mediceo nel Rinascimento, così come nel George Washington at Princeton (1779) di Charles Willson Peale e nel Napoleone valica le Alpi (1801) di Jacques-Louis David. Nei decenni più recenti, la vediamo assimilata dal monumentale Elvis (1963) di Andy Warhol fino alla ritrattistica dell'americano Kehinde Wiley, che in The Watcher (Dr. Dre) (2021) riprende le posizioni di potere dell'iconografia aristocratica per interrogare chi abbia storicamente avuto accesso ai codici visivi della grandezza.

Andy Warhol, Elvis, silkscreen ink and silver paint on canvas, 1963 © 2026 The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc. / Licensed by Artists Rights Society (ARS), New York

Kehinde Wiley, The Watcher, 2021, oil on canvas, 60 x 72 inches unframed © Kehinde Wiley Courtesy of the artist and Sean Kelly, New York

Camilla Sordi, 22 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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