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Antonello Ferrarini
Leggi i suoi articoliIl restauro diventa parte dell’esperienza di visita alla Valle dei Templi. Dal 28 settembre il Parco archeologico e paesaggistico ha aperto al pubblico il cantiere dedicato ai pavimenti del Bouleuterion, consentendo ai visitatori di osservare da vicino il lavoro dei restauratori e di conoscere le tecniche utilizzate per conservare mosaici che attraversano secoli di storia.
Il Bouleuterion, edificio di epoca ellenistico-romana, è uno dei luoghi meno conosciuti dell’antica Akragas, ma rivestiva un ruolo centrale nella vita politica della città. Era infatti la sala destinata alle riunioni del consiglio della polis. L’apertura del cantiere rappresenta quindi anche un’occasione per riportare l’attenzione su un monumento meno noto rispetto ai grandi complessi della Valle dei Templi.
L’iniziativa affianca alla conservazione scientifica la didattica e la divulgazione. Inserito nel normale circuito di visita dell’area archeologica e del Museo, il cantiere permette di vedere direttamente le maestranze impegnate sui pavimenti musivi e di comprendere le metodologie adottate nell’intervento. Si tratta di un modo concreto di raccontare anche l’importanza della manutenzione programmata nella tutela del patrimonio archeologico.
«Il nostro obiettivo è superare il concetto tradizionale dell’area archeologica come zona off limits», spiega il direttore del Parco, Roberto Sciarratta, secondo cui scavi e restauri possono diventare «un laboratorio vivo, dinamico e aperto al confronto». La valorizzazione passa così anche dalla trasparenza e dalla condivisione del lavoro scientifico che quotidianamente contribuisce alla conservazione del patrimonio.
Il cantiere resterà accessibile per tutta la durata dei lavori. Ogni lunedì e giovedì, dalle 10 alle 12, sono inoltre previsti incontri e momenti di approfondimento con la restauratrice Marilanda Rizzo Pinna, coordinatrice delle attività. Sarà lei a illustrare ai visitatori le tecniche impiegate e lo stato di conservazione dei pavimenti.
Il progetto porta dunque il pubblico dietro le quinte della conservazione e trasforma un intervento normalmente riservato agli addetti ai lavori in un’occasione di conoscenza. Il restauro non è più soltanto un’attività invisibile necessaria a preservare i reperti, ma diventa esso stesso una parte del racconto della Valle dei Templi.
Antonello Ferrarini
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