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Antonello Ferrarini
Leggi i suoi articoliQuasi duemila anni dopo, la testimonianza di Plinio il Giovane torna a essere una preziosa alleata della scienza. L’eruzione del Vesuvio che nel 79 d.C. distrusse Pompei ed Ercolano è infatti diventata un punto di riferimento per rendere più precisa una delle tecniche più utilizzate per datare gli eventi geologici: la datazione argon-argon.
Il nuovo studio, condotto da ricercatori dell’Università della California, Berkeley, e dell’Università di Padova e pubblicato sulla rivista «Science Advances», ha permesso di affinare considerevolmente la precisione del metodo. Il risultato è significativo non solo per ricostruire la storia del Vesuvio, ma anche perché offre agli scienziati uno strumento più accurato per stabilire l’età di eruzioni, impatti di meteoriti e altri eventi avvenuti nel passato. Su questo argomento ha pubblicato un articolo sul sito del quotidiano spagnolo «La Vanguardia» il giornalista specializzato David Ruiz Marull.
La data tradizionalmente associata all’eruzione è il 24 agosto del 79 d.C., sulla base delle lettere che Plinio il Giovane scrisse allo storico Tacito. Plinio si trovava nella zona di Miseno (l’odierna Miseno, nel comune di Bacoli) e osservò direttamente il fenomeno; suo zio e padre adottivo, Plinio il Vecchio, morì durante il tentativo da una parte di testimoniare e documentare l’eruzione, dall’altra di soccorrere le popolazioni colpite dall’evento.
Analizzando otto campioni di sanidino, un minerale vulcanico particolarmente ricco di potassio, il nuovo metodo ha restituito un’età di 1.938 ±13 anni al momento delle analisi, effettuate nel 2025. Il dato è compatibile con l’età attesa di 1.946 anni calcolata sulla base della data storica dell’eruzione.
Il principio della tecnica argon-argon è legato al decadimento radioattivo del potassio-40, che nel tempo si trasforma in argon-40. Gli scienziati possono quindi ricostruire l’età di un minerale misurando il rapporto tra gli isotopi dell’argon. Per migliorare la precisione, i campioni vengono irradiati con neutroni, trasformando il potassio-39 in argon-39 e fornendo così un riferimento per il calcolo.
Il risultato ottenuto oggi è il frutto di un lavoro iniziato decenni fa. Nel 1997 Paul Renne, direttore del Berkeley Geochronology Center, aveva già utilizzato campioni di sanidino provenienti dalla pomice dell’eruzione del Vesuvio per calibrare la tecnica. Successivamente, Andrea Marzoli dell’Università di Padova aveva recuperato nuovi campioni provenienti da Oplontis, l’odierna Torre Annunziata, conservati per anni negli archivi.
Questi campioni presentavano una caratteristica particolarmente utile: provenivano dai depositi formatisi nelle prime fasi dell’eruzione ed erano più ricchi di potassio rispetto a quelli analizzati in precedenza. L’utilizzo di materiale di migliore qualità, insieme a uno spettrometro di massa più avanzato e a tecniche aggiornate di irradiazione neutronica, ha consentito di ridurre sensibilmente l’incertezza della misurazione.
La nuova ricerca offre anche un ulteriore elemento di discussione sulla data esatta dell’eruzione. Alcuni studiosi hanno infatti proposto una collocazione più avanzata nell’autunno del 79 d.C., anche sulla base di una moneta ritrovata a Pompei. Il confronto con altri esemplari dell’epoca, tuttavia, suggerisce che quella moneta potrebbe essere stata coniata prima di settembre. L’analisi scientifica è compatibile, con un margine di circa due mesi, con la data del 24 agosto tramandata da Plinio.
L'importanza dello studio va però ben oltre il Vesuvio. Una datazione argon-argon più precisa può essere utilizzata per controllare e calibrare altri sistemi di datazione, dal radiocarbonio, impiegato per materiali organici relativamente recenti, alla datazione uranio-piombo, fondamentale per rocce molto più antiche e su scale di datazioni geologiche.
Per archeologi, geologi e paleontologi ciò significa poter collegare con maggiore accuratezza eventi diversi nel tempo. E, nel caso dei vulcani, ricostruire con maggiore precisione la loro storia eruttiva può contribuire a comprendere meglio i rischi che ancora oggi minacciano aree densamente popolate, da Napoli a Città del Messico fino a Yogyakarta.
La vicenda del Vesuvio dimostra così come una testimonianza scritta quasi duemila anni fa possa ancora dialogare con gli strumenti più avanzati della scienza moderna. La memoria di Plinio diventa, ancora una volta, una sorta di orologio del passato.
Antonello Ferrarini
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