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© Duccio Nobili

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Uno storico dell'arte italiano conquista Parigi: Duccio Nobili vince la prima Bourse de recherche Yves Klein

La Fondation Yves Klein assegna per la prima volta la propria Bourse de recherche e sceglie un italiano: il dottorando Duccio Nobili. Il suo progetto indaga un aspetto ancora poco esplorato del lavoro di Klein, cioè il modo in cui l’artista utilizza e trasforma l’atelier nella costruzione della propria presenza pubblica. Una ricerca fondata su un ampio corpus fotografico che promette di riaprire il dossier sui processi creativi e sulla messa in scena dell’artista.

Sophie Seydoux

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C’è un italiano al centro della prima edizione della Bourse de recherche della Fondation Yves Klein. Si chiama Duccio Nobili, è dottorando ed è stato scelto come primo vincitore del programma al termine di una selezione internazionale che ha raccolto una trentina di candidature provenienti da Europa, Stati Uniti, America del Sud e Africa. La decisione è arrivata durante l’estate e segna un passaggio significativo anche sul piano simbolico: la prima borsa di ricerca intitolata a Yves Klein va a un progetto italiano capace di entrare in un punto ancora poco battuto della sua vicenda artistica.

Nobili sarà accolto in residenza in autunno e riceverà una dotazione di 6.000 franchi svizzeri. Il suo progetto parte da una domanda precisa: come utilizza Yves Klein l’atelier e, più in generale, i luoghi in cui lavora, interviene ed espone per costruire la propria presenza artistica? La ricerca si concentra dunque meno sull’opera isolata e più sulle condizioni della sua apparizione, sui contesti in cui prende forma, viene osservata e incontra il pubblico. È un approccio interessante perché sposta lo sguardo da Klein come produttore di immagini e gesti ormai iconici a Klein come autore consapevole della propria messa in scena. L’atelier, in questa prospettiva, smette di essere soltanto uno spazio di lavoro e diventa un elemento attivo nella costruzione della figura dell’artista. Lo stesso vale per i luoghi pubblici e privati nei quali Klein interviene: ambienti che partecipano alla definizione della sua presenza, della sua autorità e della relazione tra opera e pubblico.

Al centro del progetto c’è un importante corpus fotografico, usato per ricostruire in modo sistematico questi passaggi. È proprio questo il punto che ha convinto la giuria: la possibilità di far emergere, attraverso le immagini, un aspetto ancora in parte inesplorato dei processi creativi di Klein e dei modi attraverso cui la sua figura artistica viene costruita e resa visibile. La selezione è stata affidata a una giuria composta da Hélène Guenin, direttrice della Fondation Yves Klein, insieme a Cecilia Braschi, storica dell’arte e curatrice indipendente, Sophie Cras, professoressa di storia dell’arte a Sciences Po, Denys Riout, storico dell’arte, e Philippe Siauve, storico dell’arte e curatore indipendente. La scelta di Nobili arriva dunque da un contesto di ricerca internazionale e specialistico, che ha premiato un progetto capace di lavorare su Klein evitando i territori già ampiamente frequentati.

L’aspetto più interessante è proprio questo: il progetto non prova a produrre una nuova lettura generale dell’artista, ma entra in un nodo specifico e potenzialmente molto fertile, quello della costruzione della presenza. Nel caso di Klein il tema è particolarmente rilevante, perché la sua ricerca è inseparabile da gesti, azioni, apparizioni, fotografie e dispositivi di autorappresentazione. L’opera, spesso, non coincide soltanto con ciò che rimane, ma anche con il modo in cui viene mostrata, raccontata, registrata e resa pubblica. Il lavoro di Nobili sembra muoversi proprio dentro questo spazio: tra produzione e apparizione, tra studio e scena, tra documento e costruzione dell’identità artistica. È una linea di ricerca che può restituire un Klein meno cristallizzato nelle formule più note e più vicino invece alla complessità dei suoi processi di lavoro. Per un giovane ricercatore italiano, il riconoscimento della Fondation Yves Klein è anche un segnale importante sul piano internazionale. Non soltanto per il prestigio del nome coinvolto, ma perché la borsa nasce con l’intento di sostenere ricerche capaci di aprire nuove piste su uno degli artisti più studiati del secondo Novecento. Entrare oggi nel dossier Klein con un argomento ancora non saturato non è semplice. Il fatto che il primo progetto selezionato arrivi dall’Italia dice qualcosa anche sulla qualità della ricerca storico-artistica quando riesce a essere precisa, circoscritta e metodologicamente solida. La sfida, ora, sarà capire quanto questa indagine riuscirà davvero a modificare il modo in cui leggiamo Klein. Se l’atelier emergerà come luogo operativo, scenografico, performativo e simbolico insieme, allora il progetto di Nobili potrà spostare l’attenzione da ciò che Klein ha prodotto a come ha costruito la propria apparizione come artista. Ed è proprio in questo scarto che una ricerca specialistica può diventare interessante anche oltre il proprio campo. Per ora, il dato è già notevole: la prima Bourse de recherche Yves Klein parla italiano.

Sophie Seydoux, 11 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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