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Rosalba Cignetti
Leggi i suoi articoliUna rete ricamata di perle, due cigni trattenuti da un messaggero in uniforme, un Minotauro disteso sopra una siepe fiorita, sette idoletti costruiti con stoffe e piccoli oggetti recuperati nei mercatini abitano la mostra Crociere estive di Guglielmo Castelli, visibile fino al 31 agosto alla galleria Sylvia Kouvali di Pireas. Nel percorso ogni opera sembra riaffiorare da un tempo indefinito, come un relitto riportato a riva. La galleria, ospitata in un ex bazar, accentua la sensazione: dalla luce abbagliante dell’estate greca si entra in uno spazio raccolto, quasi una grotta, dove il mare evocato dal titolo conduce a un paesaggio fatto di memoria, favola e frammenti.
Il percorso si apre con The Painting Powder e Zefiro, due lavori nei quali il mare perde la propria dimensione naturale diventando uno spazio costruito. Pizzi color porpora sostituiscono l’acqua, i cigni avanzano trattenuti da un messaggero in uniforme, mentre Zefiro attraversa il cielo con una rete ricamata di perle. L’energia degli elementi resta costantemente contenuta entro confini fisici: corde, reti, recinti e legacci attraversano le composizioni trasformando il limite in uno dei motivi ricorrenti della mostra.
La stessa tensione attraversa Mino’s Maze, dove il Minotauro si distende sopra una siepe fiorita oscillando tra il desiderio di lasciare il labirinto e la nostalgia per lo spazio in cui è contenuto. In Tiny Tiny Anarchic Candle, invece, quattro candele allineate su un vecchio tavolo sembrano rispettare un ordine immutabile, mentre una quinta si solleva in un piccolo gesto di ribellione. Un dettaglio quasi impercettibile che trasforma una scena domestica in un’immagine di disobbedienza, coerente con la tensione tra disciplina e desiderio di libertà che riaffiora in tutta la mostra.
Il titolo della mostra appartiene a una serie di collage realizzati su tessuti recuperati nei mercatini e arricchiti con bottoni, perline e piccoli oggetti. Da questo stesso universo prendono forma I sette Idoletti, figure sospese composte da arti frammentati, abiti cuciti e volti che alternano espressioni infantili e inquietanti, marionette immobili che evocano il racconto fantastico e il perturbante, fino al richiamo al Sandmann di E.T.A. Hoffmann suggerito nel testo critico che accompagna la mostra. Nel racconto ottocentesco il confine si confonde attraverso il personaggio di Olimpia, una giovane donna che il protagonista, Nathanael, crede reale. In realtà Olimpia è un automa, una bambola meccanica costruita per sembrare umana. Nathanael se ne innamora, incapace di distinguere l’essere vivente dall’oggetto artificiale.
L’ultima sala conduce infine verso A Snake, They Said, Sleeps in This Garden, dove una figura femminile raccoglie una mela avvolta da uno sciame di farfalle. Il serpente annunciato dal titolo non compare e neanche Adamo. Castelli interrompe la narrazione prima del suo compimento, lasciando che siano gli oggetti, più che i personaggi, a suggerire una storia. Cresciuto a Torino e formatosi in scuole religiose, l’artista riconduce molte delle proprie immagini al rapporto tra disciplina, costrizione e desiderio di libertà, un equilibrio che attraversa l’intera mostra senza mai risolversi definitivamente.