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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoli«Non è forse il fatto di abitare su una barca che qui conta, quanto il rapporto che si è creato fra questa barca ferma, il pontile, lo specchio d’acqua, il giardino: un ambiente composto di terraferma, acqua, natanti, elementi diversi vicinissimi, si passa e si ripassa dall’uno all’altro. La situazione dell’essere “all’ormeggio” ha un suo valore preciso e completo». In queste parole i membri dello studio milanese BBPR (Banfi, Belgiojoso, Peressutti e Rogers) nel 1962 racchiudevano l’essenza della Velarca, la casa-barca che dagli anni Cinquanta è ormeggiata sulle rive del Lago di Como, a Ossuccio.
Entrata a far parte nel 2011 del patrimonio del Fai-Fondo per l’Ambiente Italiano, grazie a un dono di Aldo e Maria Luisa Norsa, che comprarono il terreno antistante per costruirci una casa (un’idea che non si concretizzò perché luogo classificato come inedificabile), la Velarca è stata minuziosamente restaurata e restituita alla comunità e alla fruizione pubblica dal 2024. Quel lembo di terra dal quale vi si accede, però, non passò mai per le mani del team di architetti, ma solo nelle loro menti: «Con particolare cura abbiamo studiato anche la sistemazione della sponda scoscesa che formava un giardino rustico con muretti di sostegno in pietra, fiori, ortaggi, rampicanti e alberi di ulivo e attrezzature per pranzi imprevisti», dichiarava anni dopo Lodovico Barbiano di Belgiojoso.
Negli ultimi sei mesi il Fai, con la collaborazione di enti pubblici e privati, si è impegnato per dare vita a quella parte di progetto rimasta solo sulla carta, ma che andava a completare la vita della barca stessa. Dal 26 giugno il pubblico sarà quindi accolto all’ingresso da uno spazio dedicato, prima di poter sostare in una zona all’ombra di una tettoia che riprende le linee pulite della casa-barca proprio come l’avevano immaginata i BBPR: «una particolare struttura composta da pilastri e travi doppie in legno di rovere, dal profilo piegato “a ginocchio” e inserite nel muro su mensole in pietra, in modo da non coprire interamente la parte retrostante a ridosso del muro per garantire un’adeguata ventilazione», come si legge nel comunicato.
Tra le aree verdi disposte su terrazzamenti in pietra, in linea con la tradizione costruttiva del luogo, si diramano dei percorsi in pietra «persa» lungo i quali sono stati disposti nuovi ulivi e altre piante tipiche del Lago di Como, come corbezzoli, melograni, oltre a una manutenzione apposita per gli esemplari di cipressi e di ulivi già presenti.
Fino ad agosto sarà possibile visitare la rinata opera dei BBPR nella sua totalità anche al tramonto, nei giorni delle «Sere Fai d’Estate» (9, 16 e 23 luglio, 6 e 13 agosto).
La Velarca, Tremezzina (Co). Foto Roberto Morelli, 2024. © Fai
Il Giardino della Velarca. Foto Roberto Morelli, 2026. © Fai
Cecilia Paccagnella
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Anche quest’anno è possibile lasciare, fino all’8 settembre, dei commenti al fondo delle schede delle opere, al momento semplici rendering di Bianca Bondi, Ali Cherri, Enrico David, Sakshi Gupta, Omar Mismar e Simon Vega, per citarne alcuni, che verranno commissionate per il 2029 e il 2030



