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Stefano Causa
Leggi i suoi articoliMa che ci andiamo a fare a Napoli? «Questa parte della Penisola italiana è singolarmente priva di interesse artistico e storico». Così, solenne e impudente il Baedeker nella guida dell’Italia Meridionale e Sicilia mentre, in città, Vincenzo Gemito viveva da recluso e si decoravano di stucchi e pitture le stanze del Caffè Gambrinus. Sentenziava bene il tedesco nel 1900? I nostri lettori, che dalla nascita di «Il Giornale dell’Arte» nel 1983 con Umberto Allemandi (quando re di Napoli erano san Gennaro, Troisi e Pino Daniele) hanno preso le misure di una diversa geografia della storia dell’arte, sanno già la risposta. No. Ma la conoscono anche i turisti che migrano a Napoli per il murale di un calciatore argentino e la scultura settecentesca di un uomo nudo sotto un lenzuolo che ne mostra il corpo nell’attimo di nasconderlo?
Con questa rubrica di tema napoletano proveremo a raddrizzare un poco la rotta. Maradona e «Cristo velato» permettendo, saliremo a Capodimonte per poi ridiscendere, lato mare, a vedere i murali di Hans von Marées all’Acquario dove, in pieno Impressionismo, Courbet dà la mano a Velázquez. Racconteremo di Totò storico d’arte, di Pasolini e delle case chiuse, di Piedone lo Sbirro, della Gatta Cenerentola, di Sal da Vinci e di Benedetto Croce, di Pergolesi e Francesco De Mura; torneremo a San Martino con «Parthenope» di Sorrentino e scopriremo che la più bella veduta del Golfo spetta a un francese del Settecento e non sta a Napoli ma al Louvre. Visiteremo musei deserti, passeremo davanti a palazzi e facciate di chiese sconciate da scritte e disegni. Risaliremo ai fasti di un’ex capitale europea della musica, divenuta vivaio di rapper tatuati. Ci sarà da appassionarsi e indignarsi in egual misura, tenendo sempre gli occhi bene aperti. Se la Napoli dei vicoli l’ha dipinta prima e meglio di tutti Caravaggio, per come abbiamo imparato ad amarla la pittura napoletana è farina del sacco del piemontese Roberto Longhi. Coi paradossi si vince facile, specie sotto Roma. Ma se Torino è in credito con Napoli e Napoli è in debito con Torino, solo su «Il Giornale dell’Arte» si poteva riaprire, senza reticenze, il dialogo tra due città. Quanto a Baedeker, vide Napoli senza vederla. O, forse, aveva mangiato male.
Stefano Causa
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