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Michael Armitage, «Cave», 2021 (particolare)

© Michael Armitage. Photo © White Cube (Theo Christelis)

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Michael Armitage, «Cave», 2021 (particolare)

© Michael Armitage. Photo © White Cube (Theo Christelis)

Una costellazione di mostre intorno alla Biennale di Venezia 2026

La 61ma Mostra Internazionale d’Arte è l’occasione per inaugurare nuovi allestimenti: dalla Pinault Collection alle Gallerie dell’Accademia, dalla Collezione Guggenheim alla Fondazione Prada...

Cristina Valota

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Come di consueto, la Biennale di Venezia è l’occasione per inaugurare importanti mostre in musei pubblici e istituzioni private della Serenissima. 

Il nostro tour inizia il 29 marzo, giorno di apertura delle quattro rassegne della Pinault Collection. Fino al 22 novembre, Punta della Dogana ospita due appuntamenti: l’ampia personale di Lorna Simpson (New York, 1960) dedicata a oltre un decennio della sua pratica pittorica. La mostra «Third Person», curata da Emma Lavigne, direttrice generale della Pinault Collection e curatrice generale, rinnova il percorso già presentato al Metropolitan di New York la scorsa primavera riunendo circa 50 opere (dipinti, collage, sculture, installazioni e un film) provenienti da collezioni private, istituzioni internazionali e dallo studio dell’artista, oltre a lavori inediti creati per Punta della Dogana. La seconda proposta è «Algebra», grande personale dell’artista brasiliano Paulo Nazareth, a cura di Fernanda Brenner. La mostra non presenta né un approccio cronologico né tematico, ma stazioni in un continuum, una distillazione lungo il percorso di una performance arte-vita in corso, allestendo sia opere di Nazareth già nella Pinault Collection, sia lavori inediti che ripercorrono oltre vent’anni di pratica artistica. Proseguono invece fino al 10 gennaio 2027 le due rassegne allestite a Palazzo Grassi. «Michael Armitage. The Promise of Change», a cura di Jean-Marie Gallais, in collaborazione con Hans-Ulrich Obrist, Caroline Bourgeois e Michelle Mlati, riunisce oltre 150 opere tra lavori storici e nuove produzioni che rivelano il linguaggio pittorico, ricco e sensibile, dell’artista keniota-britannico. Il secondo piano di Palazzo Grassi ospita invece «Co-travellers», mostra che riunisce due importanti installazioni multimediali di Amar Kanwar (India, 1964). 

Il legame con la madre di tutte le biennali è esplicito nella mostra «1948-1958 Il vetro di Murano e la Biennale di Venezia», che Le Stanze del Vetro, sull’Isola di San Giorgio Maggiore, presentano dal 19 aprile al 22 novembre. A cura di Marino Barovier, il terzo capitolo del progetto dedicato alla presenza del vetro muranese alla Biennale si concentra su un decennio cruciale per Murano e per la rinascita dell’arte vetraria nel contesto della manifestazione veneziana. 

«Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista», dal 25 aprile al 19 ottobre alla Collezione Peggy Guggenheim per la cura di Gražina Subelyte e Simon Grant, celebra l’avventura londinese di Peggy Guggenheim e della sua prima galleria, Guggenheim Jeune (attiva a Londra dal gennaio 1938 al giugno 1939), approfondendo un periodo cruciale che contribuì a definirla come collezionista e mecenate, mettendo in evidenza la rete di influenze e amicizie (da Marcel Duchamp a Mary Reynolds, a Samuel Beckett) che ne plasmarono la visione. Dopo Venezia, la mostra, che riunisce un centinaio di opere chiave (da Kandinskji a Mondrian), in autunno si sposterà alla Royal Academy of Arts di Londra e, nella primavera del 2027, al Guggenheim New York. 

In occasione del suo 80mo compleanno Marina Abramovic è la prima artista donna vivente a essere celebrata con una grande mostra alle Gallerie dell’Accademia, a cura di Shai Baitel, in stretta collaborazione con l’artista. Dal 6 maggio al 19 ottobre «Transforming Energy» instaura un profondo dialogo tra la pionieristica arte performativa di Abramovic e i capolavori rinascimentali che hanno plasmato l’identità culturale di Venezia. 

Due maestri della pittura internazionale, David Salle e Georg Baselitz, dal 6 maggio al 27 settembre espongono rispettivamente a Palazzo Cini e sull’Isola di San Giorgio Maggiore, con due antologiche ricche di nuovi lavori realizzati appositamente per la scena veneziana. 

Dal 9 maggio al 23 novembre la sede veneziana della Fondazione Prada presenta «Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince», a cura di Nancy Spector, che rivela per la prima volta il continuo dialogo creativo tra due dei più rilevanti artisti contemporanei. Nati a dieci anni di distanza, condividono un approccio radicale nei confronti dell’appropriazione e della manipolazione di immagini tratte da film, romanzi pulp, fumetti, video YouTube, copertine di dischi, poster di rock band, cimeli di celebrità e post sui social media. La mostra si sviluppa attraverso una serie di sovrapposizioni tematiche, combinazioni di opere dei due artisti che evidenziano le pratiche di ognuno e portano alla luce ossessioni e temi condivisi. 

Cristina Valota, 10 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

Una costellazione di mostre intorno alla Biennale di Venezia 2026 | Cristina Valota

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