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Riccardo Deni
Leggi i suoi articoliL'opera inizialmente può anche ingannare, ma i documenti, quelli no. Questa la lezione che insegna la vicenda di Andrew Crowley, quarantaseienne residente a Bristol e amministratore di una ditta di spedizioni, condannato a due anni di reclusione dalla Southwark Crown Court dopo essersi dichiarato colpevole di frode per falso ideologico. L'uomo nel 2022 aveva tentato di immettere sul mercato, attraverso la sede londinese di Sotheby’s, tre statuette in pietra di stile cicladico e una scultura anatolica nota come stargazer.
La truffa è crollata interamente sulla falsificazione della provenienza dei beni. Crowley sosteneva di aver ereditato i reperti dal nonno defunto, allegando a supporto fatture datate 1976 intestate a un tale John Crowley. I documenti cartacei indicavano che l'acquisto originario fosse avvenuto presso K.J. Hewett Limited, una nota galleria londinese specializzata in antichità ed arte etnografica. Quale, tra l'altro, aveva collaborato stabilmente con Sotheby’s a metà del Novecento. Tuttavia, gli specialisti della casa d'aste si sono accorti immediatamente di diverse incongruenze nella documentazione e, nell'ottobre del 2022, hanno allertato il nucleo di tutela del patrimonio della Metropolitan Police. L'arresto è scattato nel luglio del 2023 proprio all'esterno dei locali di Sotheby’s.
Le indagini scientifiche, condotte dagli investigatori britannici in stretta sinergia con l'FBI di New York, hanno smontato la veridicità delle carte storiche. Le analisi forensi sui materiali hanno dimostrato che i dispositivi di stampa impiegati per confezionare le fatture non erano commercializzati negli anni Settanta e, per di più, il font tipografico utilizzato nel testo era stato creato soltanto nel 2001. A ciò si sono aggiunte le ricerche storiche, che hanno rilevato come nessun John Crowley risultasse residente all'indirizzo di Londra riportato sulla fattura nel 1976, senza contare che il nonno dell'imputato non era affatto conosciuto negli ambienti come collezionista di reperti storici.
Oltre all'illecito documentale, le perplessità si sono poi indirizzate verso l'autenticità degli stessi manufatti in pietra, alti circa 30 centimetri. Se fossero stati autentici, i pezzi sarebbero dovuti risalire a circa tremila anni fa; tuttavia, le perizie tecniche della polizia hanno suggerito che si tratti di oggetti di fattura moderna, un'evidenza che la difesa non ha contestato, sebbene il giudice Nicholas Rimmer abbia riconosciuto la buona fede di Crowley nel ritenere i pezzi realmente antichi. In merito alla stima finanziaria, l'accusa ha proposto una valutazione iniziale fino a 500mila sterline basandosi su precedenti d'asta, ma il magistrato ha ridimensionato il valore potenziale della truffa a 340mila sterline, ritenendo le stime troppo ipotetiche. Da parte sua, Sotheby’s ha tenuto a precisare che tale valutazione economica era stata suggerita dallo stesso Crowley e non dagli esperti della maison. Oltre alla detenzione, l'uomo dovrà scontare 200 ore di lavori socialmente utili e pagare 1.630 sterline di spese legali.
Gli addetti ai lavori hanno subito accostato la vicenda di Crowley ad altri celebri e clamorosi casi giudiziari che hanno segnato la storia del mercato britannico, come quello di Shaun Greenhalgh – che per diciassette anni realizzò falsi d'arte impeccabili corredati da provenienze storiche dettagliatissime prima di essere scoperto nel 2006 al British Museum – o la storica associazione a delinquere tra John Myatt e John Drewe negli anni Ottanta e Novanta, in cui Drewe arrivò a contaminare gli archivi della Tate per creare false credenziali ai dipinti contraffatti.
Crowley non aveva alcun precedente di vendita con Sotheby’s, e anche Christie’s ha confermato di non aver mai gestito transazioni a suo nome.
Riccardo Deni
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