Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliConservato da oltre sessant’anni in un museo dei Paesi Bassi, un antico cranio umano relativo alla cultura mixteca è tornato in Messico. Decorato con un mosaico di turchese, conchiglie, giadeite e quarzo, il reperto è stato restituito nel maggio 2025 ed è ora affidato all’Instituto Nacional de Antropología e Historia (Inah). La sua destinazione finale sarà, nelle intenzioni delle autorità, il Museo comunitario Yucu Saa di Villa de Tututepec, nello Stato di Oaxaca.
La storia del cranio, tuttavia, è molto più complessa di quanto possa suggerire il suo aspetto. Nel 1964 il direttore dell’allora Wereldmuseum di Leida, Pieter Hendrik Pott, lo acquistò dal mercante d’arte americano Robert Stolper. Mancavano documenti sulla sua provenienza, ma si riteneva che il reperto risalisse al periodo postclassico tardo, tra il 1300 e il 1521, e per decenni rimase esposto nelle sale dedicate all’America centrale e meridionale.
I dubbi sulla sua autenticità portarono a nuove analisi nel 2011 e nel 2012, i cui risultati furono pubblicati nel 2013 dall’archeologo Martin Berger. Gli studi hanno stabilito che il cranio apparteneva a un uomo morto tra i 35 e i 49 anni, originario del Messico meridionale, elemento compatibile con un’origine mixteca. I materiali utilizzati per il mosaico sono invece in gran parte di epoca preispanica, mentre alcune conchiglie potrebbero essere state sepolte in precedenza. Ma l’adesivo usato, secondo lo studio di Berger, per il 99% è moderno.
Il manufatto in questione, quindi, non fu realizzato in epoca preispanica: si trattava in realtà di una composizione moderna ottenuta assemblando elementi antichi.
Ma la questione dell’autenticità non esaurisce il significato della restituzione. Per Berger, il cranio racconta anche come i resti degli antenati indigeni siano stati trasformati in oggetti destinati al mercato internazionale dell’arte. Il ritorno in Messico rappresenta invece la possibilità di ricondurre quei resti all’interno di una storia e di una memoria comunitaria.
A spingere in questa direzione sono stati anche l’artista messicano Daniel Aguilar Ruvalcaba e il collettivo Nchivi Ñuu Savi, fondato nel 2020 da esperti mixtechi impegnati nella difesa della lingua, della cultura e dei diritti del popolo Ñuu Savi, il «popolo della pioggia». Aguilar venne a conoscenza del cranio nel 2022, durante una residenza alla Rijksakademie di Amsterdam, e avviò un percorso che avrebbe portato alla richiesta di restituzione.
Il collettivo e il museo di Villa de Tututepec organizzarono anche incontri con la comunità e una petizione. Nel frattempo, nel 2023, le autorità messicane presentarono una propria richiesta, approvata dalle autorità olandesi nel dicembre 2024. Secondo Aguilar, il lavoro del collettivo fu inizialmente ignorato dalle istituzioni. In seguito, però, il governo messicano ne ha riconosciuto pubblicamente il contributo.
Nel giugno scorso rappresentanti dell’Inah hanno visitato il Museo Yucu Saa. Il cranio sarà esposto inizialmente al Museo delle Culture di Oaxaca, mentre il trasferimento a Villa de Tututepec è previsto per aprile 2027.
Per la comunità Ñuu Savi, il ritorno dell’antenato non è soltanto una questione archeologica: è un atto di dignità e di giustizia storica, capace di ricucire il legame tra un resto umano sottratto al proprio contesto e la comunità che ne rivendica la memoria. E potrebbe rappresentare un precedente importante: dimostrare che la tutela del patrimonio indigeno non deve necessariamente passare dai grandi musei nazionali, ma può essere affidata anche alle comunità direttamente legate a quella storia.
Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Secondo l’accusa, alcune attività di scavo non autorizzato avrebbero provocato danni al sito archeologico medievale di Solkhat e comportato la sottrazione di reperti
L’intesa nasce dall’esigenza di trasformare il trasporto pubblico in uno strumento per la scoperta del patrimonio, favorendo al tempo stesso una distribuzione più equilibrata dei flussi turistici
Il delicato intervento ha portato alla rimozione di una ridipintura successiva, facendo riemergere gran parte della superficie originale e risanando le parti deteriorate dal tempo; persino il legno della croce è risultato antico e coevo
Direttore-fondatore del Mamco di Ginevra, in quarant’anni di attività ha profondamente influenzato il mondo dell’arte contemporanea in Francia e Svizzera. Coltivò per tutta la vita anche la poesia



