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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliA Volpiano (To), comune del basso Canavese, la Festa di San Rocco, celebrata il 16 agosto, è da sempre uno degli appuntamenti più sentiti della tradizione, riunendo numerosi fedeli nell’area esterna della cappella dedicata al Santo. L’edizione di quest’anno ha però assunto un significato speciale: si è colta l’occasione per presentare ufficialmente alla comunità un Crocifisso ligneo quattrocentesco restaurato, custodito all’interno della Cappella di San Rocco; secondo le prime valutazioni degli studiosi, l’opera è assegnabile alla fine del XV secolo.
Il lavoro è stato eseguito dal restauratore torinese Filippo Rava. Il delicato intervento ha portato alla rimozione di una ridipintura successiva, facendo riemergere gran parte della superficie originale e risanando le parti deteriorate dal tempo; persino il legno della croce è risultato antico e coevo.
Ad approfondire i dettagli storico artistici dell’opera e il minuzioso intervento conservativo condotto a Torino è intervenuto il funzionario della Soprintendenza, Valerio Mosso. «Questo è un crocifisso che possiamo collocare alla fine del Quattrocento. Il perizoma, con le sue pieghe eleganti, rimanda al gusto tardogotico, mentre il corpo rivela un’attenzione al naturalismo anatomico ormai pienamente rinascimentale, restituendo un Cristo molto umano. È stata una splendida scoperta: sotto le ridipinture tarde abbiamo ritrovato in gran parte la superficie originale ed è un’opera davvero meritevole e preziosa per tutta la comunità».
Per il sindaco Giovanni Panichelli, l’opera rappresenta molto più di un semplice bene artistico: «È un pezzo di Volpiano che ha attraversato diversi secoli. Rappresenta la nostra storia, ma anche il presente e il futuro».
Nella Cappella di San Rocco è stata allestita anche una mostra fotografica, che illustra l’intervento di restauro nei particolari della scultura.
Tutti i sabati mattina di settembre, dalle 10 alle 12, la chiesa di San Rocco sarà aperta per permettere la visita al crocifisso restaurato e alla mostra.
Roberto Mercuzio
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