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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliUn nuovo punto di incontro tra pittura e danza ha trovato casa al Museo del Novecento di Milano, che ha accolto nella sua collezione il ritratto di Roberto Bolle realizzato da Patrizio di Massimo. La prima rappresentazione pittorica di Bolle, icona assoluta del mondo della danza, suggella un dialogo proficuo tra arti e istituzioni, che arricchisce il patrimonio pubblico cittadino attraverso un atto di donazione che coinvolge l'artista, l'étoile e la galleria Giò Marconi.
La genesi del dipinto affonda le radici in un pomeriggio trascorso tra i palchetti e le sale prova del Teatro alla Scala. Patrizio di Massimo, la cui ricerca muove spesso dal dato fotografico per approdare a una pittura figurativa meticolosa e analitica, ricorda così l'incontro: «Abbiamo passato un pomeriggio insieme, che è stato incredibilmente generoso da parte di Roberto, che mi ha chiesto di assistere anche a delle prove. Che emozione, eravamo in sala, solo io e lui». In quel contesto, tra una traccia musicale e una sessione di stretching, è emersa una comune devozione per la tecnica, un’ossessione per il dettaglio che accomuna il controllo del corpo nel ballerino e il controllo del segno nel pittore. «Tu nei vari momenti, nei passaggi della tua danza, e io in studio a fare pieghe sulle camicie, ad esaltare le vene sulle mani», riflette l'artista rivolgendosi a Bolle.
Alla fine, a fare da scena al ritratto è stata l'ambientazione più intima del palchetto, dove il gioco di riflessi di uno specchio restituisce una duplicità quasi letteraria. «Roberto ha questa capacità di sembrare un giovane, ha qualcosa in positivo di Dorian Gray, come se ci fosse un altro lui, una copia, che non cede al passare del tempo», spiega di Massimo. Curioso il retroscena tecnico legato alla composizione, con l'oscurità del palchetto che celava i piedi di Bolle nelle foto preparatorie scattare dal pittore. Per ovviare all’inconveniente, l'artista ha acquistato delle scarpette da danza e ha fotografato i propri piedi per completare l'anatomia dell’opera, unendo idealmente il proprio corpo a quello del soggetto.
Patrizio di Massimo La Bellezza, salverà il mondo (Roberto Bolle) / Beauty will Save the World (Roberto Bolle), 2024 220 x 130 cm Oil on linen Collezione Museo del Novecento, Milano Ph. Credit: Eleonora Agostini
Il ritratto, presentato inizialmente nella personale «Amici, nemici, letti e mariti» alla galleria Giò Marconi, nel 2025, è stato fin da subito destinato alla pubblica fruizione per volontà dell’autore. Un’intenzione raccolta con favore da Gianfranco Maraniello, direttore del Museo del Novecento, che vede nell'annessione un segno di continuità e vitalità per l'istituzione. Anche l'Assessore alla Cultura di Milano Tommaso Sacchi ha sottolineato come ogni donazione rappresenti un momento fondamentale per il museo, specialmente in una fase di transizione e crescita come quella attuale, con l'avvio imminente dei lavori per il Secondo Arengario. «Quando si concretizzano questo tipo di iniziative, di intuizioni, che poi diventano opera, che poi diventano pezzi da museo, per noi si completa e si chiude un cerchio», ha aggiunto Sacchi, rimarcando come la fiducia dei donatori sia il termometro dell'autorevolezza delle istituzioni culturali cittadine.
Per Roberto Bolle, vedere la propria immagine entrare permanentemente al Museo del Novecento rappresenta il coronamento di una visione condivisa. «Sono particolarmente contento e onorato di avere un'opera che mi ritrae in un luogo così iconico. Spesso visitando la National Portrait Gallery di Londra mi soffermavo sul dipinto di Darcey Bussell e dicevo: chissà se un giorno anche un mio ritratto sarà esposto da qualche parte», ha confessato l'étoile. Bolle ha poi ricordato la complessità del lavoro di Di Massimo, capace di restituire con precisione fotografica, ma sensibilità pittorica, dettagli complessi come la trama della camicia indossata durante le sessioni di posa, l'intensità dello sguardo, la ramificazione delle vene sulla mano, le pieghe del tendaggio e ogni aspetto dell'ambiente circostante.
L’opera trova ora spazio in quella che Maraniello definisce una «soluzione temporanea e provvisoria», una sorta di quadreria in stile Salon al piano terra del museo, che precede la futura riorganizzazione degli spazi. «È un'urgenza che viene sottolineata proprio dal corpo vivo dell'opera», ha concluso il direttore, indicando come il ritratto di Di Massimo fungerà da ponte verso l’arte del nostro tempo, in un museo che continua a ridefinirsi attraverso il generoso contributo di chi lo vive.
Da sinistra a destra: Gianfranco Marianello, Patrizio di Massimo, Roberto Bolle, Tommaso Sacchi. Foto: Claudio Bonoldi
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