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«Un amico vero, scontroso e autentico». L’Accademia Carrara racconta Federico Zeri

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«Un amico vero, scontroso e autentico». L’Accademia Carrara racconta Federico Zeri

Federico Zeri, come si guarda un’opera d’arte. A Bergamo un «diario personale» tra attribuzioni, fotografie e restauri

Dal 12 novembre 2026 al 4 luglio 2027 l’Accademia Carrara di Bergamo dedica a Federico Zeri un progetto costruito intorno al suo metodo di lavoro e al rapporto sviluppato con il museo: una mostra-laboratorio, il nuovo catalogo scientifico digitale delle 46 sculture donate dallo studioso nel 1998 e un ciclo di conferenze. Dipinti, sculture, fotografie, libri, documenti, registrazioni e restauri ricostruiscono il lavoro del conoscitore, dalle attribuzioni sui dipinti della Carrara agli studi sulla raccolta olandese di Giovanni Morelli. Un’esposizione volutamente aperta, nella quale anche ricerca e conservazione diventano materia museale.

Angelica Kaufmann

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Raccontare Federico Zeri attraverso le opere significa inevitabilmente raccontare anche un modo di guardarle. È da questa prospettiva che l’Accademia Carrara di Bergamo costruisce Federico Zeri. Un diario personale, progetto in programma dal 12 novembre 2026 al 4 luglio 2027 che riunisce una mostra-laboratorio, un catalogo scientifico digitale e un ciclo di conferenze. Più che una retrospettiva biografica dedicata allo storico dell’arte romano (1921-1998), l’iniziativa intende ricostruirne il metodo attraverso il rapporto particolarmente stretto sviluppato con il museo bergamasco, mettendo insieme opere, attribuzioni, libri, fotografie, documenti, registrazioni e materiali di restauro.

Il punto di partenza è un episodio preciso. Nel 1998 Zeri donò all’Accademia Carrara 46 sculture della propria collezione personale, un nucleo eterogeneo per materiali, cronologie e contesti di produzione che oggi diventa anche occasione per tornare sul lavoro del conoscitore. Le opere costituiscono infatti il primo dei quattro nuclei della mostra e vengono presentate insieme ai risultati delle nuove ricerche confluite nel catalogo scientifico digitale Le sculture della collezione Federico Zeri, curato da Paolo Plebani e realizzato dall’Accademia Carrara con la Fondazione Federico Zeri, il sostegno dell’Associazione Amici di Federico Zeri e il contributo della Fondazione Banca Popolare di Bergamo.

La scelta di partire dalla collezione personale permette di avvicinarsi a Zeri da un punto di osservazione meno consueto. Lo storico dell’arte viene restituito attraverso ciò che aveva scelto di possedere e studiare, ma soprattutto attraverso quella pratica dell’osservazione comparativa che attraversò il suo lavoro. Il progetto si allarga quindi ai dipinti della Carrara sui quali Zeri intervenne proponendo nuove attribuzioni e interpretazioni, trasformando la storia stessa delle opere in uno strumento per mostrare al pubblico come si costruisce, e come può cambiare, la conoscenza storico-artistica.

È questo probabilmente l’aspetto più interessante dell’operazione bergamasca: rendere visibile il processo che conduce a formulare un giudizio sull’opera. Lo sguardo del conoscitore si forma attraverso confronti, memoria visiva, fotografie, bibliografia, osservazione dei dettagli e conoscenza della produzione di un artista e della sua epoca. La mostra prova a portare parte di questo lavoro normalmente invisibile nelle sale del museo, mostrando insieme il risultato e gli strumenti attraverso i quali è stato raggiunto. Il percorso comprende anche la biblioteca e gli interventi radiofonici di Zeri, allargando il racconto dall’attività dello specialista a quella del divulgatore. È un passaggio importante per comprendere una figura che ha attraversato la cultura italiana del secondo Novecento mantenendo insieme ricerca specialistica e intervento pubblico. Libri e registrazioni restituiscono così una dimensione ulteriore del suo lavoro: la capacità di passare dall’analisi ravvicinata dell’oggetto alla costruzione di un discorso più ampio sulla storia dell’arte e sulla tutela del patrimonio.

Il quarto nucleo stabilisce invece un confronto, anche metodologico, con Giovanni Morelli, figura centrale nella storia della connoisseurship ottocentesca e strettamente legata all’Accademia Carrara. Zeri studiò e catalogò i dipinti olandesi donati al museo dallo stesso Morelli, e la loro presenza nel percorso consente di mettere in relazione due differenti momenti della storia dell’attribuzione. L’indagine sull’autore di un dipinto, sui caratteri ricorrenti di una mano e sulle differenze apparentemente marginali tra opere costituisce così uno dei fili che attraversano l’intero progetto. Accanto all’attribuzione trova spazio un’altra attività che normalmente precede l’esposizione senza diventare oggetto dell’esposizione stessa: il restauro. Analisi, materiali e decisioni conservative vengono presentati come parte integrante della conoscenza dell’opera. Anche in questo caso il museo sceglie di mostrare il processo anziché soltanto il risultato, portando davanti al pubblico attività che generalmente rimangono nei laboratori, negli uffici scientifici e nei depositi. Federico Zeri. Un diario personale è infatti concepita come una mostra in evoluzione, una sorta di cantiere aperto del patrimonio. Opere provenienti dai depositi, ricerche in corso e restauri consentiranno di seguire una parte del lavoro quotidiano del team dell’Accademia Carrara. L’esposizione rientra significativamente nel programma Cantiere Museo, uno dei capitoli della programmazione 2026-28 dell’istituzione bergamasca, nato proprio per rendere accessibili processi di studio, conservazione e interpretazione che costituiscono una parte sostanziale dell’attività museale pur essendo raramente percepiti dal visitatore.

Il 12 novembre, insieme all’apertura della mostra, sarà presentato il catalogo scientifico digitale dedicato alle 46 sculture della collezione Zeri. La scelta del formato digitale consente di affiancare alla dimensione temporanea dell’esposizione uno strumento scientifico destinato a rimanere disponibile per lo studio della raccolta. Il progetto sarà inoltre accompagnato da tre conferenze, previste il 12 novembre e il 10 dicembre 2026 e il 14 gennaio 2027, dedicate a differenti aspetti dell’attività dello studioso, al suo rapporto con la Carrara e alla sua eredità nella disciplina storico-artistica.

Angelica Kaufmann, 18 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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