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Foto Walter Wlodarczyk

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Tromarama trasforma Times Square in una galleria a cielo aperto

Il nuovo progetto video del collettivo indonesiano abiterà per tutto il mese di luglio, dalle 23.57 a mezzanotte, oltre novanta maxi schermi della piazza più famosa di New York

Alessia De Michelis

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Per tutto il mese di luglio, oltre novanta maxi schermi elettronici di Times Square a New York ospitano «Turn On #2» (2026), il nuovo progetto video del collettivo indonesiano Tromarama, protagonista dell’evento «Midnight Moment», il programma di Times Square Arts che ogni sera, dalle 23.57 a mezzanotte, trasforma il celebre crocevia urbano in una piattaforma per l’arte contemporanea.

Presentata in uno dei contesti più iconici e ipermediatizzati del mondo, l’opera amplifica la riflessione sul rapporto tra spazio fisico e ambiente digitale. In un loop continuo e coreografato, immagini di ventilatori elettrici sembrano mettere in movimento scene di vita quotidiana. Quello che inizialmente appare come un semplice rapporto di causa-effetto si incrina progressivamente, lasciando emergere ambiguità percettive che interrogano memoria, identità culturale e costruzione della realtà. La moltiplicazione delle immagini sugli schermi monumentali di Times Square accentua la dissoluzione del confine tra ciò che è reale e ciò che è simulato, affidandone l’interpretazione allo sguardo del pubblico.

L’intervento nasce dalla collaborazione tra Times Square Arts e The Kitchen, storico spazio non profit newyorkese che ha recentemente dedicato a Tromarama la sua prima mostra istituzionale negli Stati Uniti, «Upon a Machine» (23 aprile-13 giugno). Attraverso video, installazioni e processi algoritmici, l’esposizione esplorava le intersezioni tra dimensione virtuale e materiale, analizzando il ruolo delle immagini, dell’informazione, del suono e della cultura dei consumi nella ridefinizione dell’esperienza contemporanea.

Fondato nel 2006, il collettivo è composto da Febie Babyrose, Ruddy Hatumena e Herbert Hans, tutti diplomati all’Institut Teknologi di Bandung. La loro ricerca si sviluppa attraverso video, animazione in stop-motion, installazioni e stampe lenticolari, indagando la natura della realtà (spesso definita dagli stessi artisti come «iperrealtà»), nell’epoca digitale. Al centro della loro pratica vi è l’osservazione di come la tecnologia modifichi la percezione del quotidiano, ridefinendo costantemente il confine tra esperienza concreta e costruzione virtuale.

Alessia De Michelis, 16 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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