Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliVetroresina, acciaio, lega di alluminio e pittura poliuretanica sono alcuni dei materiali utilizzati da Liu Wei (Pechino, 1972) per le quattro sculture che dal 17 settembre all’8 giugno 2027 abiteranno le altrettante nicchie della facciata del Met-Metropolitan Museum of Art di New York. Dalle serie «Speculation», le opere sono costituite da assemblaggi di forme astratte e non, per un’altezza che varia dai 2,7 metri ai 4, 8 metri.
Il messaggio che Liu Wei vuole trasmettere non è immediato, in quanto rimane implicito nella struttura stessa della società che le sculture raccontano: un tessuto sociale privo di un’identità definita, in cui coesistono anime diverse, dall’umano all’artificiale, dalle reminiscenze antropologiche fino al consumismo. Una realtà la cui precarietà è messa a nudo dalle strutture fragili che tengono insieme i pezzi, tra corde, chiodi e fili metallici.
Nella sua pratica, l’artista concettuale sviluppa temi legati all’urbanizzazione accelerata, che ha coinvolto soprattutto la Cina moderna, e all’architettura affidandosi a materiali insoliti e oggetti industriali di scarto. Per la settima edizione della Genesis Facade Commission non a caso ha scelto il titolo «Speculation» (speculazione), un termine che racchiude un doppio significato: l’incertezza economica e filosofica del nostro tempo, e l’atto visivo del guardare e ipotizzare. Nato e cresciuto in un Paese testimone di una modernizzazione e globalizzazione incredibilmente rapide e talvolta traumatiche, Wei presenta quattro sculture monumentali che esplorano i concetti di crollo, trasformazione urbana e rinascita.
«Per me, il suo lavoro trafigge sempre in modo convincente la percezione della realtà con un mix di crudezza e raffinatezza», dichiarava ad ottobre Lesley Ma, curatrice Ming Chu Hsu e Daniel Xu del Dipartimento di Arte Moderna e Contemporanea del Met e del progetto. La mano, elemento ricorrente, da forma familiare diventa qualcosa di riconoscibile e fantastico, portatrice di significato. Come ha raccontato a «Artnews», racchiude al contempo «creazione, distruzione e tutto ciò che sta in mezzo». Ma Liu Wei non vuole che le sue sculture abbiano un’unica chiave di lettura, perché «l’atto stesso di costruire l’immagine diventa più importante del punto di partenza».
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
L’allestimento curato al MaXXI L’Aquila da Maurizio Cattelan e Marta Papini rifiuta la rigidità cronologica per seguire il ritmo confessionale e autobiografico di Io sono un ariano, il volume-diario visivo pubblicato dall’artista romano nell’anno della sua scomparsa
È la domanda dalla quale è partita la direttrice Defne Ayas per una mostra al Van Abbemuseum di Eindhoven, riflettendo sull’oggetto simbolico della meridiana in rapporto all’edificio che, progettato nel 1936, fu concepito proprio in rapporto alla posizione e al movimento del sole
Da maggio a settembre 2027, l’esposizione, curata da Luca Massimo Barbero, nasce nel segno di un rapporto profondo dal pittore statunitense di origini irlandesi con l’Italia, Paese al quale l’artista ha sempre guardato con particolare ammirazione
Alla base dell’iniziativa, in collaborazione con Franco Cosimo Panini Editore, c’è la volontà di trasformare il patrimonio archivistico in uno strumento di conoscenza accessibile a un pubblico più ampio, facendo dialogare memoria storica, creatività e cultura materiale



