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«Il muro occidentale o del pianto», 1993, di Fabio Mauri, protagonista in autunno di una grande retrospettiva al MaXXI L’Aquila, curata da Maurizio Cattelan e da Marta Papini

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«Il muro occidentale o del pianto», 1993, di Fabio Mauri, protagonista in autunno di una grande retrospettiva al MaXXI L’Aquila, curata da Maurizio Cattelan e da Marta Papini

Tra cantieri infiniti L’Aquila, Capitale Italiana della Cultura 2026, si confronta con il futuro

È l’occasione per varare un modello cittadino replicabile, aperto e internazionale. Intanto si continua a restaurare e ricostruire a 17 anni dal fatidico 6 aprile 2009, data spartiacque per la città devastata dal terremoto

L’Aquila punta sulla cultura per il suo futuro, ufficialmente a partire dallo scorso 17 gennaio, giorno dell’inaugurazione dell’anno da Capitale Italiana della Cultura 2026. Sono passati quasi 17 anni dal fatidico 6 aprile del 2009, data spartiacque per la città devastata dal terremoto. In questo lungo periodo molte cose sono accadute e altre sono ancora in corso, come chiunque passi anche solo accanto alla città può constatare facilmente, gettando un occhio verso il panorama costellato di gru e cantieri. 

Sulla scena dei beni culturali, ci sono stati almeno tre momenti topici: il restauro e la riapertura della Basilica di Collemaggio (dicembre 2017), l’inaugurazione del MaXXI L’Aquila (giugno 2021) e, infine, nel dicembre 2025 la riapertura della prima ala del Museo Nazionale d’Abruzzo (MuNDA), dopo il recupero di un’ala del Forte Spagnolo. Di certo ci sarà un prima e un dopo rispetto all’anno da Capitale della Cultura; e, in questa cornice, L’Aquila sembra puntare all’apertura e all’internazionalità attraverso lo slogan «Un territorio, mille capitali», interpretato dalle autorità cittadine come una rete di patrimonio culturale e umano in dialogo con altre località italiane e culture diverse. Nelle «mille capitali» dello slogan sono comprese Rieti, partner del programma aquilano 2026, e le località appenniniche del cosiddetto Cratere del sisma, incluse quelle colpite dal terremoto del 2016. Per questa vasta area (dai contorni ampi e sfumati, quanto i rischi sismici dell’Appennino italiano), la ripartenza de L’Aquila rappresenta un modello a cui tendere, più che mai nell’anno da Capitale della Cultura.

Lo spaccato che arriva da alcune scelte legate alle arti visive sembra essere coerente con l’annunciata aspirazione all’apertura e all’internazionalità. La presenza in città della Fondazione MaXXI è un cardine che conduce ad appuntamenti fondamentali. Nella sede aquilana del Museo, in autunno aprirà la mostra per il centenario dalla nascita di Fabio Mauri (Roma, 1926-2009), eclettica figura artistica, maestro delle avanguardie del secondo dopoguerra, letterato e amico di Pier Paolo Pasolini, legato a L’Aquila lungo un ventennio (dal 1979 al 1999) nel quale è stato docente di Estetica della Sperimentazione nella locale Accademia di Belle Arti. Curatori della mostra (incentrata sulle opere del periodo aquilano di Mauri), sono Maurizio Cattelan e Marta Papini, nota coppia di colleghi amici che ha già collaborato nella curatela di altre esposizioni. Il sindaco de L’Aquila, Pierluigi Biondi, presentandola, ha commentato così la scelta: «Il progetto del MaXXI, firmato da due figure di rilievo assoluto come Cattelan e Papini, rafforza la nostra visione di una città che, attraverso la cultura, rigenera sé stessa e genera futuro. Ho avuto modo di confrontarmi con Cattelan a L’Aquila, la scorsa estate: la sua energia creativa e il suo sguardo ironico e profondo rappresentano al meglio lo spirito del nostro percorso». 

Durante la prima parte dell’anno, fino al 6 aprile, rimarrà aperta al MaXXI la mostra «Andrea Pazienza. La matematica del segno», inaugurata lo scorso 6 dicembre, in occasione dei settant’anni dalla nascita dell’artista (1956-88). A partire da giugno e fino a fine 2026, presso Palazzo (ex asilo) Omni e in collaborazione con il MaXXI, sarà aperta «Convergenze e continuità. Architettura e Urbanistica in Abruzzo 1930-1960», curata da Mario Centofanti, Raffaele Giannantonio e Andrea Mantovano. In esposizione, disegni, fotografie d’epoca, filmati e documenti, provenienti da archivi pubblici e privati, che raccontano come la trasformazione del territorio regionale abbia incontrato le grandi correnti architettoniche italiane ed europee. Ancora tramite la Fondazione MaXXI, che ne cura la realizzazione, a fine maggio arriva a L’Aquila il format ideato da Marinella Senatore, «SOND-The School of Narrative Dance». Già realizzata a Roma, Modica (Rg), Rivoli (To) e Quito (Ecuador), la performance trasforma la città in un palcoscenico diffuso, coinvolgendo cittadini, scuole e realtà culturali locali in una parata di danza, musica e teatro. Il progetto artistico «Oltre il visibile» vede, invece, protagonista l’artista cinese Liu Bolin, noto a livello internazionale come «l’uomo invisibile» per le sue performance di mimetizzazione con lo spazio urbano e naturale. A L’Aquila, Bolin si esibirà e realizzerà tre scatti fotografici (che verranno esposti da giugno a settembre) in altrettanti luoghi iconici del territorio: la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, la Rocca Calascio e le Foreste Vetuste del Parco Nazionale d’Abruzzo. 

Nel corso del 2026 sono previsti programmi di partecipazione e cittadinanza attiva, in collaborazione, fra gli altri, con la Fondazione Cittadellarte di Michelangelo Pistoletto. Infine, l’Aquila ospiterà la XX edizione del Premio nazionale delle arti; e l’Accademia di Belle Arti aquilana, insieme alle omologhe di Roma, Napoli, Brera, Carrara e Ravenna, organizzerà una grande mostra di scultura contemporanea.

Letizia Riccio, 08 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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