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Letizia Riccio
Leggi i suoi articoliIn una L’Aquila assolata (e semiblindata per le imponenti misure di sicurezza), la cerimonia di inaugurazione da Capitale della Cultura 2026 richiama all’attualità e, al tempo stesso, al ruolo indispensabile delle arti. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella fa il suo ingresso nell’auditorium della Guardia di Finanza alle 10.50 di sabato 17 gennaio. Ad accoglierlo con un lungo applauso, in una platea gremita, ci sono i ministri della Cultura, Alessandro Giuli, e dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, il capogruppo della commissione Cultura alla Camera, Federico Mollicone, insieme al sindaco de L’Aquila, Pierluigi Biondi, il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, il sindaco di Rieti, Daniele Sinibaldi, con i sindaci dei Comuni del cratere sismico dell’Appenino centrale.
Poco dopo le 12 inizia il discorso di Mattarella: «L’immenso valore della cultura risalta ancor di più in questo periodo: guerre e strategie predatorie, che sembravano dimenticate nel Novecento, sono riapparse», dice il presidente. Citando, a fine intervento, lo scrittore abruzzese Mario Pomilio: «Il male è assenza d’amore, che va riempita d’amore», Mattarella ricorda anche la Perdonanza Celestiniana, legata a papa Celestino V, ricorrenza che non si è mai smesso di celebrare a L’Aquila, nemmeno dopo il terremoto. Il Presidente della Repubblica, ricordando la candidatura a Capitale della Cultura come «Città multiverso», parla della molteplicità territoriale dei Comuni delle aree interne dell’Italia centrale; e spiega: «L’innovazione tecnologica, ineludibile, deve collegare luoghi remoti, ma con il compito di preservare i valori conquistati nel tempo. L’Aquila non è nuova alle sfide difficili e si sta ancora misurando con la ricostruzione; ma il recupero ha portato a risultati importanti, con un occhio alle imprese future».
Il ministro della Cultura Giuli ha parlato di «una scommessa vinta da una comunità operosa, grazie a una visione collettiva sicura di sé. L’Aquila è già da tempo immemore una capitale della cultura e ha trovato in Rieti una città federata». Giuli ha, poi, ricordato gli oltre trecento eventi che si susseguiranno nel 2026, punto di arrivo di un percorso iniziato molto tempo fa. Spiega il ministro: «L’’assidua cura del cratere sismico era iniziata già quando ero a capo del MaXXI ed è continuata ora che sono alla guida del ministero. L’Aquila confermi la vocazione a esprimere il senso profondo della missione pubblica insieme alla concordia privata». In queste ore, il Ministero della Cultura coglie l’occasione odierna per annunciare il ruolo de L’Aquila come laboratorio nazionale nell’avvio del primo osservatorio culturale urbano in Italia, allo scopo di misurare in modo sistematico l’impatto delle politiche culturali su benessere, coesione sociale, attrattività e sviluppo. Nel corso del suo intervento, il sindaco de L’Aquila, Biondi, ha ricordato il valore pacificatore della cultura, citando lo scrittore abruzzese Ignazio Silone, per il quale «L’arte è un fiore selvaggio, ama la libertà». L’illustrazione del concetto di «Città multiverso» è stato affidato a Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, che ha definito L’Aquila «una città laboratorio, officina operosa verso gli innumerevoli domani».
La mattinata di presentazione si è svolta all’insegna della musica, con il direttore d’orchestra (e direttore artistico dell’evento) Leonardo De Amicis, i professori dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese, I Solisti Aquilani, i giovani talenti del Conservatorio «Alfredo Casella» dell’Aquila e i Cori Riuniti della città dell’Aquila. Sul palco si sono susseguiti gli interventi dell’attore Giorgio Pasotti, attuale direttore artistico del Teatro Stabile d’Abruzzo, e dell’attrice Viola Graziosi, dei cantanti Simone Cristicchi (ex direttore del Teatro), Amara e Gianluca Ginoble de Il Volo. Hanno condotto l’evento, la giornalista Francesca Fagnani e l’imprenditore e comunicatore Paride Vitale. Tutti i protagonisti della cerimonia di inaugurazione sono di origine abruzzese o legati a questa terra per percorsi personali. Fra i brani diretti da De Amicis nel corso della presentazione, «L'oboe di Gabriel» (tratto dalla colonna sonora del film «The Mission») del maestro Ennio Morricone, che, come il direttore ha ricordato, ha amato L’Aquila al punto da divenirne cittadino onorario. Nel pomeriggio di sabato 17, spazio al programma ideato da Marco Boarino, direttore artistico dell'inaugurazione pomeridiana e serale, (così come della cerimonia di apertura delle prossime Paralimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026). Si comincia con il Drone Show «Sotto un unico cielo»: attraverso coreografie luminose, viene raccontata storia, identità e capacità innovativa del territorio. Si prosegue con la parata «Il Viaggio della Luce», guidata da una grande marionetta di luce fino in piazza Duomo, dove si svolge lo spettacolo «La Città Celestiale» con una performance di luce aeree e a terra. Chiude la serata (in piazza Battaglione Alpini, presso la Fontana Luminosa dello scultore Nicola D’Antino) l’accensione dell’installazione«“Faro 99», un’opera luminosa visibile a decine di chilometri di distanza.
L’inaugurazione di L’Aquila 2026 all’Auditorium della Guardia di Finanza
La Fontana luminosa di Nicola D’Antino a L’Aquila
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