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L’intervento site specific a Palazzo Zorzi si configura come un sistema aperto, in cui opere realizzate nell’arco di quarant’anni, dalle quali emerge una tensione costante tra materia e significato, vengono rielaborate e riattivate in relazione allo spazio
- Alessia De Michelis
- 31 marzo 2026
- 00’minuti di lettura
Dubravka Losic, da Rosary Cyrcle portrait con Rosary
Foto: V. Arevalo
Tra Venezia e Dubrovnik: la geografia emotiva di Dubravka Lošić alla Biennale Arte
L’intervento site specific a Palazzo Zorzi si configura come un sistema aperto, in cui opere realizzate nell’arco di quarant’anni, dalle quali emerge una tensione costante tra materia e significato, vengono rielaborate e riattivate in relazione allo spazio
- Alessia De Michelis
- 31 marzo 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliAll’interno della 61ma Esposizione Internazionale d’Arte (6 maggio-22 novembre) della Biennale di Venezia, il Padiglione della Croazia presenta «Compelled by Fright and Beauty», progetto site specific di Dubravka Lošić a Palazzo Zorzi, curato da Branko Franceschi. Più che una retrospettiva, l’intervento si configura come un sistema aperto, in cui opere realizzate nell’arco di quarant’anni vengono rielaborate e riattivate in relazione allo spazio veneziano.
L’installazione si sviluppa come un’orchestrazione complessa che intreccia cicli storici e recenti, adattandosi alle specificità architettoniche del palazzo. Dal cortile al piano nobile, la pratica di Lošić si dispiega attraverso un dialogo serrato tra materiali e linguaggi: ferro corroso e bronzo convivono con legno dipinto e tessuti, mentre pittura, oggetto e scultura si fondono in configurazioni ibride. Ne emerge una teatralità calibrata, che richiama tanto la tradizione visiva veneziana quanto quella della natale Dubrovnik.
Il lavoro dell’artista si colloca in un territorio di confine tra modernismo, postmodernismo e neoavanguardia, rielaborati attraverso una sensibilità locale e autobiografica. La sua ricerca, avviata negli anni Ottanta durante la formazione all’Accademia di Belle Arti di Zagabria, si distingue per l’adozione di formati auto-inventati e per un ampio spettro tecnico: dalla pittura a olio all’astrazione gestuale, dal collage alla fusione dei metalli, fino all’uso di materiali industriali nei suoi caratteristici oggetti-dipinti.
Al centro della sua pratica emerge una tensione costante tra materia e significato. Superfici corrose, flussi cromatici e trasformazioni formali evocano dinamiche sotterranee, quasi tettoniche, in cui la materia stessa diventa soggetto. L’esperienza personale si intreccia così a una riflessione più ampia sulla libertà e sull’indipendenza, intese come valori estetici e politici, oggi amplificati dal contesto globale segnato da conflitti e instabilità.
Radicata nella cultura di Dubrovnik, storicamente connotata da una forte identità civica e da una raffinata sensibilità estetica, Lošić trasforma memoria, trauma e tradizione in una grammatica visiva autonoma. Senza cedere a narrazioni didascaliche, la sua opera afferma una dimensione locale capace di dialogare criticamente con la produzione culturale dominante, restituendo all’arte una funzione primaria: rendere visibile ciò che agisce sotto la superficie del reale.