Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Alessandro Martini
Leggi i suoi articoli«Nella mia fedeltà al Razionalismo sia come credo teorico che come metodo di lavoro, non ho mai rinunciato al confronto con le proposte diverse; da quelle del design radicale degli anni Sessanta-Settanta al postmoderno dei nostri giorni che, pur trovandomi su posizioni diametralmente opposte, hanno costituito spunto per nuove riflessioni e per un dialogo sempre costruttivo». Così l’architetto e designer Gianfranco Frattini (1926-2004) dichiarava nel 1988 a Pier Carlo Santini per la «Biblioteca dell’immagine». Posizione confermata da Giuliana Gramigna e Paola Biondi che, nelle sette pagine a lui dedicate su Il design in Italia dell’arredamento domestico (Allemandi, 1999), vera «bibbia» sul tema, sottolineavano «il rigore della sua formazione razionalista unita a un’eleganza raffinata, in cui si avvertono gli echi di diversi rimandi culturali». A ulteriore conferma, le illustrazioni allegate relative ad alcuni dei suoi progetti più riconosciuti, pubblicati e venduti (perché Frattini è stato anche un produttore di «furniture design» di estremo successo commerciale): dallo «Scrittoio 530» per Bernini del 1957 al tavolo «Maestro» (Acerbis International, 1996), passando per la celeberrima serie di tavolini impilabili di legno laminato plastico «Modello 780» (Cassina, 1966) e la poltrona «Sesann» (Cassina, 197), in cui l’elemento tubolare in metallo cromato «contiene», proponendo anche un segno grafico continuo, i volumi imbottiti e strabordanti (nella foto, la lampada Boalum, disegnata da Frattini e prodotta da Artemide).
Oggi alla sua opera vastissima e «a tutto campo» è dedicato un volume monumentale, per formato, cura editoriale e ricchezza di apparati: il catalogo ragionato Gianfranco Frattini. Design 1953-2003, in edizione bilingue italiano e inglese. A curarlo è un’esperta assoluta come Silvana Annichiarico che nelle pagine introduttive alla catalogazione colloca la figura di Frattini nel contesto di «Milano città-laboratorio», fra Triennali e dibattito sul design, ma soprattutto ne analizza la professione e il «metodo», i sodalizi con Franco Bettonica e Pierluigi Ghianda, l’incontro con Cesare Cassina (nel 1954, nello studio di Gio Ponti presso cui Frattini si era formato); e, ancora, la lunga collaborazione con l’azienda Bernini, la specializzazione nella lavorazione del legno, la qualità dei dettagli, la luce che nella sua opera non è mai «un complemento ma una materia». Particolrmente importante, anche nell’ottica del suo riposizionamento storico e culturale, l’analisi della ricezione critica, la «sfortuna» del suo linguaggio «asciutto, rigoroso», scrive Annichiarico, fino al recente tempo della riscoperta. Perché, sebbene diversi suoi lavori siano esposti in permanenza al MoMA di New York e abbiano conquistato premi prestigiosi, dalla Triennale al Compasso d’Oro, la sua opera «finora non ha ricevuto l’attenzione e i riconoscimenti che invece indubbiamente merita in sede storico-critica». Benvenuto quindi questo volume che, con oltre 430 oggetti e progetti censiti, dai primi anni Cinquanta al 2003 (ciascuno con indicazioni dell’anno di progettazione e produzione, azienda produttrice, bibliografia, scheda critica e immagini), costituisce un fondamentale e necessario strumento di comprensione e interpretazione.
Gianfranco Frattini. Design 1953-2003. Catalogo ragionato/Catalogue raisonné,
di Silvana Annichiarico, ita/ing., 416 pp., 1.189 ill. col. e b/n, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (Mi) 2026, € 90
Alessandro Martini
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
È scomparso a 68 anni, a Madrid, l’architetto paesaggista spagnolo tra i più influenti al mondo
Storia, arte e architettura tra i manieri della valle: dalle torri merlate di Fénis ai trofei delle cacce reali a Sarre, dai preziosi ambienti di Aymavilles e Issogne fino all’arte contemporanea del Castello Gamba
A Tønder, in un’antica fattoria, un nuovo spazio progettato dallo studio COBE omaggia il maestro del design scandinavo
30 milioni di euro per un museo che cresce in spazi espositivi e per la città, rivoluziona le sue tecnologie e ritorna all’edificio originario del 1959 grazie al lavoro congiunto dello studio olandese MVRDV, dagli italiani BALANCE Architettura, EP&S Group, Michelangelo Di Gioia e Filippo Busato, con Stratosferica e Giorgina Bertolino



